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    My Name is Orson Welles: la nuova mostra del Museo Nazionale del Cinema

    My Name is Orson Welles è la nuova mostra del Museo Nazionale del Cinema, dal 1 aprile al 5 ottobre 2026, dedicata alla figura di Orson Welles. Ideata dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, la mostra vanta materiali provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema, alcuni dei quali mai esposti prima. Il percorso elicoidale ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni. L’intento è di mostrare anche i lati meno noti ma altrettanto centrali di questo artista poliedrico attraverso cinque aree tematiche. Quante storie sono racchiuse in una vita?

    Il genio dietro la star

    I materiali in mostra costruiscono un racconto che va oltre la semplice celebrazione dei suoi film più noti. Al centro emerge il processo creativo di Welles, caratterizzato da una continua sperimentazione e da una tensione costante verso il superamento dei limiti imposti dall’industria cinematografica.
    Fin dagli esordi con il film Quarto potere, il regista si distingue per la capacità di innovare il linguaggio cinematografico, imponendo una visione personale e radicale che, insieme a tutte le sue contraddizioni, ne rafforza il fascino e la portata.

    Particolare risalto è stato dato al rapporto tra il cinema di Welles e il tema dell’illusione. Appassionato di magia, il regista concepiva il cinema come un dispositivo capace di trasformare la realtà e sorprendere lo spettatore, in un gioco continuo tra finzione e verità.

    Viene infine sottolineata la dimensione internazionale del suo percorso, con un’attenzione particolare al rapporto con l’Europa, dove Welles trovò nuove opportunità creative lontano dalle logiche hollywoodiane.

    My name is Orson Welles: gli inizi

    Orson Welles nasce il 6 maggio 1915 a Kenosha (Wisconsin), una piccola città del Midwest. Trascorre una parte della sua infanzia a Chicago, allora in piena effervescenza artistica. Privato molto presto della madre (morta nel 1924), è già considerato un genio dall’amico materno e dottore Maurice “Dadda” Bernstein. Il giovane Orson grazie alle sue numerose doti artistiche è popolare tra adulti e bambini. «Bambino prodigio di terza classe», come egli stesso confiderà alla sua amica Jeanne Moreau, è spesso diviso tra il suo vero padre e il suo tutore “Dadda”. In Quarto potere si ritrovano tracce di questi conflitti familiari. Nel 1926 entra alla Todd School for Boys, scuola dove si privilegia l’insegnamento artistico, in particolare il teatro. Qui Orson incontra un nuovo protettore, Roger “Skipper” Hill e diventa ciò che resterà tutta la sua vita, un attore-regista, che già mette in scena opere di Shakespeare.

    Quarto Potere: un debutto “leggendario”

    Secondo i sondaggi annuali della rivista britannica «Sight & Sound», il film Quarto potere è stato per 50 anni il “miglior film del mondo”. È insieme un tentativo e un capolavoro. La RKO Pictures mette un intero studio cinematografico a disposizione di Welles, un debuttante di 24 anni. Le uniche condizioni: rispettare il budget di circa 800.000 dollari (una cifra importante per la RKO) e consegnare un film accettabile come durata e nei tempi previsti.
    Il film esce il 1° maggio 1941 e viene presentato come un enorme successo mediatico. Quarto potere non ottiene tuttavia, il successo commerciale auspicato. L’accoglienza critica è eccezionale negli Stati Uniti, ma il film si scontra contro il boicottaggio della stampa di Hearst e il rifiuto di alcune sale a programmarlo.

    Quarto potere non arriva a pareggiare le spese, il che indebolisce la posizione del regista di fronte ai suoi committenti. Rompicapo, rebus, opera d’arte che si offre in quanto tale, voluta e interpretata da un cineasta demiurgo, il film è il manifesto di un giovane intellettuale dalle idee brillanti, che ha già vissuto mille vite. Welles è un uomo di spettacolo che sconvolge allegramente tutte le regole consolidate della narrazione e della tecnica hollywoodiana.

    My Name is Orson Welles: La fuga da Hollywood

    Sorvegliato dall’FBI che lo considera un simpatizzante comunista, in difficoltà tanto con il fisco quanto con gli Studios dopo una costosa controversia con il produttore di La signora di Shanghai, Welles lascia gli Stati Uniti per l’Europa nel 1947, sperando di trovare una nuova indipendenza e soprattutto di poter girare Cyrano de Bergerac con il produttore Alexander Korda, che nel frattempo gli offre di interpretare il miglior film della sua prolifica e disordinata carriera di attore: Il terzo uomo (1949), girato da Carol Reed tra le rovine e le fogne di Vienna.
    Trionfo di critica e successo commerciale, il film è un pessimo affare per Welles che aveva optato per un compenso elevato anziché una percentuale sugli incassi che lo avrebbe reso milionario. Da quel momento Welles diventa un volto noto nelle produzioni europee e la sua inconfondibile silhouette apparirà innumerevoli volte al cinema e in televisione.

    Orson Welles è una figura a tutto tondo: attore, regista teatrale, direttore di compagnia e voce nota della radio. Famoso fin da giovane per il celebre adattamento de “La Guerra dei Mondi“, che ha terrorizzato gran parte degli Stati Uniti, è stato un’artista unico nel panorama cinematografico, capace di sperimentare non dimenticando mai di essere un “uomo del popolo”. Il suo genio si è spesso scontrato con le fredde logiche produttive di Hollywood, tuttavia i suoi lavori sono ancora oggi considerati capisaldi della storia del cinema.

    Il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenta questa nuova affascinate esperienza che esplora la vita e le opere di un’artista poliedrico che ha contribuito alla storia del cinema vivendo molte vite in una.