Il regista coreano Park Chan-wook firma un remake eccezionale del film Le Couperet di Costa-Gravas, anch’esso tratto dal romanzo The ax di Donald E. Westlake. Prodotto da Moho Film e KG Productions, No Other Choice sarà distribuito in Italia da Lucky Red. No Other Choice affronta il tema della disoccupazione da un punto di vista drammatico e ilare al tempo stesso. Man-su è un esperto della produzione della carta : venticinque anni di mestiere sulle spalle e una vita che, fino a ieri, poteva riassumere senza esitazioni in due parole disarmanti: “Ho tutto”. Una casa conquistata con fatica, una moglie amata, due figli, due cani. Un equilibrio quotidiano che sembra inattaccabile, finché una comunicazione aziendale, fredda e definitiva, non lo spazza via: è licenziato.
È un colpo netto, come un’ascia calata sul collo. Man-su promette a sé stesso e alla sua famiglia che sarà solo una parentesi: tre mesi, non di più, e tutto tornerà al suo posto. Ma la realtà si incarica di smentirlo. I colloqui si susseguono, le porte si chiudono, il tempo si dilata fino a superare l’anno. L’uomo che era un pilastro del suo settore si ritrova dietro il bancone di un negozio al dettaglio, mentre la casa per cui ha lavorato una vita comincia a vacillare sotto il peso dei debiti. Quando la disperazione lo spinge a presentarsi senza appuntamento alla Moon Paper, con il curriculum in mano, non trova redenzione ma umiliazione. Sun-chul, il responsabile di linea, lo liquida senza riguardi. È lì, nel momento più basso, che Man-su prende coscienza della propria rabbia e del proprio valore. Sa di essere il migliore per quel lavoro. E allora la scelta diventa inevitabile, quasi radicale: se non esiste un posto per lui, dovrà crearlo. L’attore Lee Byung-hun dà vita a Man-su, un uomo che la società ha deciso di scartare. Nonostante qualifiche impeccabili e venticinque anni di esperienza, il protagonista di No Other Choice si ritrova tagliato fuori dal mondo del lavoro, trascinato in una spirale di frustrazione e impotenza. Con toni di dark comedy, il film esplora un tema tanto universale quanto cruciale – il valore del lavoro nella società contemporanea, e in particolare in Corea del Sud, dove la posizione sociale è spesso intrecciata all’occupazione. Per Man-su, l’assenza del lavoro significa perdere non solo lo stipendio, ma anche la propria identità. La sua vita domestica si incrina: il rapporto con la moglie Miri diventa difficile, e gli svaghi che un tempo scandivano le sue giornate – tennis, corsi di ballo, momenti di piacere quotidiano – svaniscono uno dopo l’altro. La povertà improvvisa e il senso di disonore di non poter più sostenere la famiglia spingono il protagonista verso scelte sempre più estreme, fino a un piano drammaticamente radicale: eliminare la concorrenza.
Il film oscilla tra momenti di ironia nera e tensione crescente, dipingendo una realtà spietata in cui la dignità e la sopravvivenza si intrecciano in maniera inesorabile No Other Choice non si limita a raccontare la caduta di un uomo, ma offre uno spaccato potente sulle famiglie dei disoccupati e sulle tensioni che questa condizione può generare. Da un lato c’è chi sceglie di sostenere il protagonista, come la moglie di Man-su, pronta a svolgere lavori umili pur di alleviare il peso che grava sul marito. Dall’altro, il film non risparmia le dinamiche più oscure: famiglie che si rifugiano nell’alcol, rapporti di coppia logorati da accuse reciproche, legami che si disintegrano sotto la pressione economica e sociale. In questo contesto, Man-su lotta con tutto se stesso per salvare la propria relazione, mentendo e accettando compromessi pur di portare avanti il suo piano estremo. Il film inserisce anche una riflessione contemporanea sul lavoro: i colleghi di Man-su affrontano situazioni analoghe, mentre il settore della carta – già in difficoltà – viene presentato come uno dei primi a risentire dell’avanzata dell’intelligenza artificiale, offrendo uno scenario credibile e inquietante. No Other Choice diverte e inquieta allo stesso tempo. È una dark comedy che fa riflettere sulle condizioni della società moderna, interrogandosi sulla deriva del mondo del lavoro e, più in generale, sull’umanità: fino a che punto si è disposti a spingersi pur di mantenere un impiego? Tra tensione, ironia nera e critica sociale, il film ci costringe a guardare in faccia una realtà che spesso ignoriamo, senza risparmiare nessuno.



