Categoria: Museo Nazionale del Cinema

  • Mostra Gillo Pontecorvo a Torino: alla Mole Antonelliana un viaggio nel cinema civile

    Mostra Gillo Pontecorvo a Torino: alla Mole Antonelliana un viaggio nel cinema civile

    A vent’anni dalla scomparsa di Gillo Pontecorvo e a sessant’anni dallo storico Leone d’Oro assegnato a La battaglia di Algeri, il Museo Nazionale del Cinema di Torino celebra il regista con una mostra senza precedenti. Dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027, la Mole Antonelliana ospiterà “Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra“, un’esposizione immersiva curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani. Un viaggio nel cuore del cinema civile che ridefinisce il rapporto tra memoria storica e linguaggio visivo.

    L’ARCHIVIO PONTECORVO: DENTRO IL LABORATORIO CREATIVO DEL MAESTRO

    Il fulcro dell’evento è lo straordinario patrimonio dell’Archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo piemontese e oggi considerato uno dei fondi documentari più importanti del cinema italiano.

    Per la prima volta, cinefili e visitatori potranno accedere a materiale in larga parte inedito e digitalizzato per l’occasione: appunti di lavoro, sceneggiature, corrispondenze e materiali preparatori. Come sottolineato da Stefano Boni, conservatore capo del Museo, la mostra svela il metodo rigoroso con cui Pontecorvo costruiva le sue opere, evidenziando il costante dialogo tra la ricerca estetica e l’impegno sociale.

    Mostra Gillo Pontecorvo Torino: LE GRANDI “BATTAGLIE” CHE HANNO SEGNATO IL NOVECENTO

    La narrazione espositiva si snoda attraverso i conflitti ideologici e storici vissuti e raccontati dal regista: dalla lotta partigiana (vissuta in prima persona) alla memoria della Shoah, fino alle lotte di liberazione dei popoli colonizzati.

    Al centro della mostra svetta, naturalmente, La battaglia di Algeri (1966), pietra miliare del cinema mondiale capace di influenzare generazioni di autori, come Paul Thomas Anderson in Una battaglia dopo l’altra. Accanto a questo capolavoro, l’esposizione offre alcuni focus dedicati ad altre pellicole fondamentali come Giovanna (1955), Kapò (1960) e Queimada (1969).

    Mostra Gillo Pontecorvo Torino

    IL SODALIZIO CON MORRICONE, SOLINAS E L’INCONTRO CON MARLON BRANDO

    Pontecorvo non ha mai lavorato in isolamento. La forza del suo cinema risiede anche in una straordinaria rete di relazioni umane e artistiche, che la mostra ripercorre con grande sensibilità. Al centro di questa galassia creativa c’è sicuramente il sodalizio leggendario con Ennio Morricone, le cui colonne sonore non erano un semplice accompagnamento, ma una voce narrante capace di amplificare a dismisura la tensione drammatica delle inquadrature.

    Altrettanto viscerale fu l’intesa con Franco Solinas: insieme, regista e sceneggiatore hanno condiviso una visione militante e civile del grande schermo, traducendola in sceneggiature affilate come lame, capaci di sezionare i meccanismi spietati del colonialismo e del potere. Una potenza di scrittura che attirò persino Marlon Brando; la stella hollywoodiana decise di sposare la causa di Queimada, regalando al pubblico una delle sue interpretazioni più tormentate e magnetiche nei panni dell’ambiguo agente Sir William Walker.

    Ma la costellazione di collaboratori non si ferma qui: l’esposizione celebra anche i legami profondi con figure del calibro di Giuliano Montaldo, il poeta Pablo Neruda e Yacef Saadi, l’ex comandante del Fronte di Liberazione Nazionale algerino che accettò di co-produrre La battaglia di Algeri e di interpretare se stesso, donando all’opera quella indimenticabile, bruciante impronta di autenticità storica.

    Mostra Gillo Pontecorvo Torino: IL LEONE D’ORO ORIGINALE ESPOSTO PER LA PRIMA VOLTA

    L’eccezionalità dell’evento torinese è coronata da un prestito di straordinario valore: grazie alla famiglia Pontecorvo, il pubblico potrà ammirare per la prima volta dal vivo il Leone d’Oro originale vinto alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1966.

    Più che un premio, si tratta di un simbolo eterno di un cinema che non ha mai smesso di interrogare il presente e di dialogare con le nuove generazioni. La mostra sarà accompagnata da una speciale rassegna cinematografica al Cinema Massimo e da iniziative didattiche pensate per le scuole, per mantenere vivo il legame tra i giovani e la grande storia del nostro cinema.

  • Mostra cinema a Torino: ‘A schermo Pieno’ alla Mole Antonelliana

    Mostra cinema a Torino: ‘A schermo Pieno’ alla Mole Antonelliana

    i distributori di benzina raccontano la nostra storia: l’Italia del Novecento alla Mole

    La nuova mostra di cinema allestita presso il piano accoglienza della Mole Antonelliana è un viaggio nel Novecento attraverso il cinema italiano, capace di trasformare spazi apparentemente anonimi in testimoni delle nostre trasformazioni profonde. È il caso delle stazioni di servizio AGIP, veri e propri avamposti di modernità che hanno punteggiato le strade di un’Italia che cambiava passo. A questo suggestivo incrocio tra architettura, costume e memoria collettiva è dedicata una nuova e attesa mostra di cinema a Torino: A SCHERMO PIENO. Eni nel cinema italiano. Curata da Sergio Toffetti, l’esposizione è ospitata dal 21 maggio al 24 agosto 2026 al Museo Nazionale del Cinema, all’interno della splendida cornice della Mole Antonelliana.

    Attraverso foto di scena, bozzetti, sequenze e spot pubblicitari, il percorso espositivo segue un filo cronologico che si snoda attraverso 37 pellicole. Si parte dal bianco e nero drammatico e rurale di Ossessione di Luchino Visconti (1943), passando per le denunce civili de Il caso Mattei di Francesco Rosi (1972), fino ad arrivare alle produzioni del nuovo millennio con lo sguardo di autori come Nanni Moretti, Carlo Verdone ed Edoardo De Angelis. Nel passaggio dalla pellicola in bianco e nero al colore, le aree di sosta si trasformano nei road movies all’italiana in veri e propri teatri sospesi, luoghi di incontri notturni, partenze e trasformazioni personali.


    Dal design d’avanguardia alla memoria collettiva del Paese

    Il cuore pulsante dell’allestimento è la spettacolare ricostruzione della stazione di servizio di Piazzale Accursio a Milano, progettata nel 1953 da Mario Bacciocchi. Quella struttura, con le sue linee aerodinamiche, divenne il simbolo plastico del boom economico. Al suo interno, i visitatori possono perdersi tra filmati d’archivio e disegni tecnici che mostrano come il design industriale – grazie anche al lavoro di Marcello Nizzoli e al celeberrimo marchio del “cane a sei zampe” di Luigi Broggini – abbia ridisegnato il nostro orizzonte visivo.

    Tutti i materiali provengono dall’immenso Archivio Storico di Eni: un patrimonio di ben sei chilometri di documenti e mezzo milione di fotografie che superano la dimensione aziendale per farsi memoria civile e racconto delle comunità. Tra le chicche in mostra spicca anche una storica immagine del 1932 con cui il MoMA di New York presentò per la prima volta una pompa di benzina, riconoscendola come icona di razionalità e progresso.

    Gli appuntamenti al Cinema Massimo e l’accessibilità della mostra

    Un concetto ribadito anche dalle istituzioni locali, che sottolineano come questa iniziativa confermi il ruolo centrale del Piemonte nel panorama culturale cinematografico, capace di usare l’audiovisivo come leva di crescita e valorizzazione del territorio. Per calarsi pienamente in queste atmosfere, l’esperienza si estende infatti sul grande schermo al Cinema Massimo.

    La sera dell’inaugurazione viene proiettato il capolavoro di Dino Risi, Il sorpasso (1962), alla presenza del regista Marco Risi. Il viaggio continua poi dal 15 al 29 giugno con una rassegna dedicata che riproporrà, tra gli altri, classici intramontabili come La dolce vita di Fellini e A ciascuno il suo di Petri. Una menzione speciale va infine all’accessibilità: l’intero percorso è stato progettato secondo i criteri del Design for All, offrendo introduzioni in LIS (Lingua dei Segni Italiana) e testi facilitati.

  • My Name is Orson Welles: la nuova mostra del Museo Nazionale del Cinema

    My Name is Orson Welles: la nuova mostra del Museo Nazionale del Cinema

    My Name is Orson Welles è la nuova mostra del Museo Nazionale del Cinema, dal 1 aprile al 5 ottobre 2026, dedicata alla figura di Orson Welles. Ideata dalla Cinémathèque française e curata dal suo direttore Frédéric Bonnaud, la mostra vanta materiali provenienti da varie collezioni pubbliche e private e dal Fondo Orson Welles del Museo Nazionale del Cinema, alcuni dei quali mai esposti prima. Il percorso elicoidale ripercorre la vita e la carriera del grande regista attraverso fotografie, documenti d’archivio, disegni, manifesti, materiali audiovisivi e installazioni. L’intento è di mostrare anche i lati meno noti ma altrettanto centrali di questo artista poliedrico attraverso cinque aree tematiche. Quante storie sono racchiuse in una vita?

    Il genio dietro la star

    I materiali in mostra costruiscono un racconto che va oltre la semplice celebrazione dei suoi film più noti. Al centro emerge il processo creativo di Welles, caratterizzato da una continua sperimentazione e da una tensione costante verso il superamento dei limiti imposti dall’industria cinematografica.
    Fin dagli esordi con il film Quarto potere, il regista si distingue per la capacità di innovare il linguaggio cinematografico, imponendo una visione personale e radicale che, insieme a tutte le sue contraddizioni, ne rafforza il fascino e la portata.

    Particolare risalto è stato dato al rapporto tra il cinema di Welles e il tema dell’illusione. Appassionato di magia, il regista concepiva il cinema come un dispositivo capace di trasformare la realtà e sorprendere lo spettatore, in un gioco continuo tra finzione e verità.

    Viene infine sottolineata la dimensione internazionale del suo percorso, con un’attenzione particolare al rapporto con l’Europa, dove Welles trovò nuove opportunità creative lontano dalle logiche hollywoodiane.

    My name is Orson Welles: gli inizi

    Orson Welles nasce il 6 maggio 1915 a Kenosha (Wisconsin), una piccola città del Midwest. Trascorre una parte della sua infanzia a Chicago, allora in piena effervescenza artistica. Privato molto presto della madre (morta nel 1924), è già considerato un genio dall’amico materno e dottore Maurice “Dadda” Bernstein. Il giovane Orson grazie alle sue numerose doti artistiche è popolare tra adulti e bambini. «Bambino prodigio di terza classe», come egli stesso confiderà alla sua amica Jeanne Moreau, è spesso diviso tra il suo vero padre e il suo tutore “Dadda”. In Quarto potere si ritrovano tracce di questi conflitti familiari. Nel 1926 entra alla Todd School for Boys, scuola dove si privilegia l’insegnamento artistico, in particolare il teatro. Qui Orson incontra un nuovo protettore, Roger “Skipper” Hill e diventa ciò che resterà tutta la sua vita, un attore-regista, che già mette in scena opere di Shakespeare.

    Quarto Potere: un debutto “leggendario”

    Secondo i sondaggi annuali della rivista britannica «Sight & Sound», il film Quarto potere è stato per 50 anni il “miglior film del mondo”. È insieme un tentativo e un capolavoro. La RKO Pictures mette un intero studio cinematografico a disposizione di Welles, un debuttante di 24 anni. Le uniche condizioni: rispettare il budget di circa 800.000 dollari (una cifra importante per la RKO) e consegnare un film accettabile come durata e nei tempi previsti.
    Il film esce il 1° maggio 1941 e viene presentato come un enorme successo mediatico. Quarto potere non ottiene tuttavia, il successo commerciale auspicato. L’accoglienza critica è eccezionale negli Stati Uniti, ma il film si scontra contro il boicottaggio della stampa di Hearst e il rifiuto di alcune sale a programmarlo.

    Quarto potere non arriva a pareggiare le spese, il che indebolisce la posizione del regista di fronte ai suoi committenti. Rompicapo, rebus, opera d’arte che si offre in quanto tale, voluta e interpretata da un cineasta demiurgo, il film è il manifesto di un giovane intellettuale dalle idee brillanti, che ha già vissuto mille vite. Welles è un uomo di spettacolo che sconvolge allegramente tutte le regole consolidate della narrazione e della tecnica hollywoodiana.

    My Name is Orson Welles: La fuga da Hollywood

    Sorvegliato dall’FBI che lo considera un simpatizzante comunista, in difficoltà tanto con il fisco quanto con gli Studios dopo una costosa controversia con il produttore di La signora di Shanghai, Welles lascia gli Stati Uniti per l’Europa nel 1947, sperando di trovare una nuova indipendenza e soprattutto di poter girare Cyrano de Bergerac con il produttore Alexander Korda, che nel frattempo gli offre di interpretare il miglior film della sua prolifica e disordinata carriera di attore: Il terzo uomo (1949), girato da Carol Reed tra le rovine e le fogne di Vienna.
    Trionfo di critica e successo commerciale, il film è un pessimo affare per Welles che aveva optato per un compenso elevato anziché una percentuale sugli incassi che lo avrebbe reso milionario. Da quel momento Welles diventa un volto noto nelle produzioni europee e la sua inconfondibile silhouette apparirà innumerevoli volte al cinema e in televisione.

    Orson Welles è una figura a tutto tondo: attore, regista teatrale, direttore di compagnia e voce nota della radio. Famoso fin da giovane per il celebre adattamento de “La Guerra dei Mondi“, che ha terrorizzato gran parte degli Stati Uniti, è stato un’artista unico nel panorama cinematografico, capace di sperimentare non dimenticando mai di essere un “uomo del popolo”. Il suo genio si è spesso scontrato con le fredde logiche produttive di Hollywood, tuttavia i suoi lavori sono ancora oggi considerati capisaldi della storia del cinema.

    Il Museo Nazionale del Cinema di Torino presenta questa nuova affascinate esperienza che esplora la vita e le opere di un’artista poliedrico che ha contribuito alla storia del cinema vivendo molte vite in una.