Tag: CinemAmbiente 2026

  • CinemAmbiente 2026: tutti i vincitori e i film premiati della 29°Edizione

    CinemAmbiente 2026: tutti i vincitori e i film premiati della 29°Edizione

    Si è conclusa l’edizione 2026 del Festival Cinema Ambiente, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che da quasi trent’anni mappa le evoluzioni del documentario ecologico mondiale. I film presentati a Torino provenienti da tutto il mondo hanno dimostrato come il cinema militante contemporaneo preferisca abbandonare i freddi dati statistici per puntare tutto su una travolgente e profonda esperienza umana. Di seguito la lista dei premi CinemAmbiente 2026.

    CinemAmbiente 2026 premi: Premio miglior documentario

    Il prestigioso Premio Asja per il miglior documentario della sezione internazionale (del valore di € 5.000) è stato assegnato dalla giuria — composta come Jason Box, Gabriele Crescente, Lena Herzog, Kohei Saito e Cristina Piccino — allo straordinario Nuisance Bear di Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden (co-produzione USA/Canada/Regno Unito).  Un’opera capace di mostrare l’ambiguo modo in cui l’uomo amministra il mondo e la natura. Visivamente ammaliante, il film danza costantemente nei contrasti, muovendosi tra il divertente, il tragico e il paradossale, senza mai rinunciare all’empatia profonda nel narrare il dramma dell’estinzione animale e dei nativi.

    Il festival ha visto anche il trionfo del toccante “Rua do Pescador, nº 6” di Bárbara Paz (Brasile). L’opera si è aggiudicata sia la Menzione speciale della giuria internazionale, sia il Premio IREN del pubblico (di € 1.500). La giuria ha voluto sottolineare come le storie personali nella battaglia per la sopravvivenza di una comunità così resiliente passino attraverso l’intensità stessa con cui l’autrice racconta una tragedia della sua terra. Merito di riprese immersive ma semplici, capaci di restituire dignità e bellezza agli sfollati, esaltando il fattore umano proprio nel suo momento più drammatico; una forza emotiva che ha inevitabilmente fatto breccia anche nel cuore degli spettatori in sala.

    Cortometraggi: La Sintesi Poetica della Crisi

    Il formato breve si conferma il terreno ideale per la sperimentazione visiva e la sintesi concettuale. Il Premio SMAT per il miglior cortometraggio della sezione internazionale (di € 1.500) è stato assegnato dai giurati Flavio Armone, Elisa Palazzi e Mathilde Thoreau a “A Voyage of Eulogies” di Jean-Pierre Pillay (Singapore 2026). L’opera è stata celebrata per la sua rara capacità di fondere con grande sensibilità  generi cinematografici diversi, affrontando il tema ambientale non attraverso numeri e tabelle, ma immergendo lo spettatore nelle sue dirette conseguenze emotive. Attraverso la memoria, l’assenza e le emozioni, il film rende percepibile il collasso ecologico, riuscendo nella difficile impresa di trasformare una questione globale complessa in un’esperienza intimamente umana che continua a risuonare a lungo dopo la visione.

    Nello stesso concorso, una meritata Menzione speciale è andata a “Amma, Do Giraffes Cry?” di Kartikeya Saxena(Repubblica Ceca), un lavoro che colpisce immediatamente per la straordinaria bellezza della fotografia e per l’indiscutibile qualità della regia. Lo sguardo del regista sugli animali si distingue per sensibilità, rappresentandoli come esseri viventi dotati di emozioni proprie e di una precisa dimensione esistenziale. Un quadro formale eccellente arricchito da una voce narrante e da un accurato lavoro sul paesaggio sonoro che, insieme, riescono a emozionare nel profondo.

    Made in Italy: Storie di Prossimità e Memoria Pasoliniana

    La sezione dedicata alle produzioni nazionali ha mostrato una vitalità sorprendente. Il Riconoscimento speciale “Gaetano Capizzi” per il miglior film della sezione Made in Italy (assegnato da Giulia Carluccio, Andrea Paco Mariani e Beppe Rovera) è andato a “Torneranno i lupi” di Bianca Vallino. Il comitato ha evidenziato come il cinema documentario trovi una delle sue espressioni più autentiche proprio nel racconto di storie di prossimità, capaci di attraversare la sfera intima, familiare e generazionale per aprirsi a una dimensione collettiva. Trasformare la propria biografia e il proprio vissuto in una narrazione universale che parli a tutti è una sfida complessa, ma l’autrice l’ha affrontata con delicatezza ed emozione, tessendo il filo rosso che unisce tre generazioni di donne legate al proprio territorio e alla propria comunità.

    La Menzione speciale della sezione è stata invece assegnata a “Tevere corsaro” di Pietro Balla e Monica Repetto, un’opera applaudita per la sua capacità netta, precisa e coraggiosa di coniugare la questione ambientale a quella sociale. Seguendo il solco — sia geografico che dell’immaginario — del grande maestro Pier Paolo Pasolini, il film fonde in modo drammatico la tutela dell’ambiente e la tutela dei diritti individuali e collettivi, dando vita a narrazioni di comunità utili a comprendere il nostro presente e a combattere ogni forma di ingiustizia.

    CinemAmbiente 2026: Premio Casacomune

    Il legame tra ecosistemi e l’anima profonda delle comunità è stato al centro del Premio Casacomune, assegnato a “Ma Prière à la mer – La mia preghiera al mare” di Davide Marino. Il film ha conquistato la giuria per aver saputo raccontare con forza poetica una delle grandi emergenze del nostro tempo, ovvero la perdita di biodiversità marina che minaccia le coste dell’Oceano Atlantico. Attraverso lo sguardo del protagonista Alassane, la ferita ecologica si trasforma in una profonda riflessione spirituale sul rapporto tra l’uomo e il mare, inteso nella cultura Lebu come presenza viva e sacra. Un’opera rara, capace di convertire la denuncia in preghiera e la nostalgia in speranza, invitandoci a riscoprire l’ascolto e la meraviglia verso la natura.

    CinemAmbiente 2026 premi: Premio Ambiente e società

    Spostandoci sul versante dei diritti, il Premio Ambiente e Società, istituito con la Cooperativa Sociale Arcobaleno e assegnato direttamente dai suoi lavoratori, è andato a “Silver” di Natalia Koniarz (Polonia/Norvegia/Finlandia). Le immagini del film racchiudono significati profondi che vanno oltre ciò che si vede, portando alla luce ciò che nella nostra quotidianità resta invisibile. Lo sguardo immobile, imperscrutabile e apparentemente rassegnato del bambino protagonista trasmette una sottile tristezza, dietro la quale si intuisce però il forte desiderio di comprendere e forse di cambiare il proprio destino.

    Nella stessa categoria, riceve una Menzione speciale il giornalismo d’inchiesta di “I nemici del popolo” di Andrea Marinelli, apprezzato per la sua nitida capacità di farci comprendere come le grandi multinazionali mettano in pericolo lo stato di diritto tanto dall’altra parte del mondo quanto sotto casa nostra.

    CinemAmbiente 2026 Premi: Slow Food e Piemonte Parchi

    Infine, l’attenzione alle risorse della Terra ha guidato la giuria di Slow Food Italia (Barbara Nappini, Serena Milano, Roberto Burdese e Piero Sardo) nell’assegnare il Premio Slow Food all’incantevole cortometraggio “Labouyi Bannann (Banana Soup)” di Geena Gasser (Svizzera). Un’opera in cui le banane danzano, recitano e si fanno scenografia per raccontare coralmente i paradossi del consumismo. Partendo dal mito della dea Timbehes, la magnifica biodiversità di questo frutto dà vita a un lavoro vivace che denuncia l’insostenibilità dell’agricoltura industriale intensiva. Splendide immagini, musica ricercata e un’originalità narrativa restituiscono in soli sette minuti un quadro critico senza mai rinunciare a una gioiosa ironia.

    Nuisance Bear porta a casa anche il Premio Piemonte Parchi, assegnato dal personale delle Aree protette e dalla rivista omonima per aver saputo raccontare in maniera innovativa l’importanza della biodiversità vista in un’ottica di coesistenza tra specie all’interno dei cambiamenti climatici in atto. Un trionfo che permetterà ai registi di vedere piantati ben 100 alberi nella Foresta condivisa del Po piemontese, siglando con un’azione concreta il messaggio del film.

  • CineAmbiente 2026 A Torino: Programma, film e anticipazioni del Festival

    CineAmbiente 2026 A Torino: Programma, film e anticipazioni del Festival

    L’immagina guida di CinemAmbiente 2026 a Torino, disegnata dall’illustratore Roberto Catani, è una dichiarazione d’intenti che la 29 edizione del Festival si propone: invitare lo spettatore a guardare il mondo da vicino, nei suoi paesaggi più fragili, osservando le ferite aperte dallo sfruttamento massivo delle risorse attraverso i racconti di cineasti che filmano il cambiamento ambientale. Dal 3 al 7 giugno 2026 Torino diventerà il fulcro della cinematografia Green grazie al programma curato dalla direttrice artistica Lia Furxhi. All’urgenza del presente, tra turismo insostenibile, guerre per l’acqua e tutela della biodiversità si aggiunge il desiderio di usare la macchina da presa per custodire la memoria di ciò che rischiamo di perdere.

    Il programma e la serata d’apertura al cinema massimo

    ll festival si aprirà ufficialmente mercoledì 3 giugno rendendo omaggio a un territorio-simbolo della crisi climatica: la Groenlandia. Sullo schermo del Cinema Massimo a Torino verrà proiettata la versione restaurata di Den store Grønlandsfilm (Il grande film della Groenlandia), un rarissimo film documentario sull’ambiente muto del 1922 diretto da Eduard Schnedler-Sørensen, capace di mostrare la vita degli Inuit prima della modernizzazione forzata. A rendere l’evento un’esperienza unica ci penserà la rock band inuit Inuk, che sonorizzerà le immagini dal vivo in sala.

    Inuk band CinemAmbiente 2026 a Torino

    Tra i titoli più attesi del Concorso Internazionale Documentari spicca invece Time and Water della regista statunitense Sara Dosa (già candidata all’Oscar per il meraviglioso Fire of Love). Il film segue il narratore e poeta islandese Andri Snær Magnason che, ispirato dal suo omonimo successo letterario, intreccia la storia dei ghiacciai della sua terra natale con i ricordi d’infanzia e i racconti popolari. Il cinema qui si fa intimo, dimostrando che il cambiamento climatico non è una sequenza di grafici scientifici, ma una questione di legami affettivi e identità culturale.

    CinemAmbiente 2026: Scienza, attivismo e la sezione Made in Italy

    È proprio questa capacità di far dialogare la testimonianza e il futuro a rendere questo festival del cinema ambientale un presidio culturale necessario. Tra i focus tematici di quest’anno è interessante “Scienza e (in)coscienza”. Questa sezione indaga il dramma psicologico ed etico degli scienziati che, frustrati dall’indifferenza della politica, decidono di uscire dai laboratori per darsi all’attivismo sul campo o alla resistenza civile non violenta.

    In parallelo, la sezione “Made in Italy” mette in fila ben 23 opere capaci di mappare le fragilità del nostro territorio nazionale. Si spazia dai progetti transfrontalieri che analizzano i mutamenti dell’ecosistema alpino fino ad Averno di Filippo Maria Pontiggia, dove il respiro geologico dei Campi Flegrei si fa metafora di una precarietà sociale ed esistenziale.

    Agricoltura rigenerativa e speranza per il domani

    Se l’apertura è un viaggio nella memoria della terra, la chiusura di domenica 7 giugno è un atto di fiducia verso il domani. Il festival si concluderà infatti con l’anteprima italiana di Groundswell di Josh e Rebecca Tickell, proiettato al Festival di Cannes. Narrato dalle voci di star internazionali come Demi Moore e Woody Harrelson, il documentario esplora il movimento globale dell’agricoltura rigenerativa. È la dimostrazione cinematografica che la terra, se curata attraverso pratiche tradizionali e innovative, può smettere di essere la vittima del nostro sistema industriale e diventare la soluzione alla crisi ecologica.

    In un’epoca in cui la disinformazione viaggia veloce, l’appuntamento con CinemAmbiente 2026 a Torino ci ricorda il potere della sala cinematografica e la potenza del cinema come strumento per smuovere le coscienze. Ricordiamo che l’ingresso gratuito a CinemAmbiente (fino a esaurimento posti) è garantito per tutte le proiezioni e gli eventi del festival: un invito aperto a chiunque voglia smettere di girarsi dall’altra parte.

    Per leggere il programma completo, clicca qui. Se invece non vuoi perdere gli eventi organizzati dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, leggi l’articolo sulla mostra My Name is Orson Wells.