Durante la Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ho intervistato il maestro giapponese Sabu. Tutti i retroscena di Arrested Memory: dalla genesi di una sceneggiatura lunga vent’anni al significato del judo e del colore, fino al profondo lavoro attoriale svolto con la star taiwanese Ethan Juan. Presentato a Venezia 83.
La nascita di Arrested Memory
La sceneggiatura di questo film è nata vent’anni fa. Com’è nata l’idea iniziale e qual è il suo approccio alla recitazione e all’improvvisazione sul set?
Vent’anni fa c’era la tendenza a raccontare storie di poliziotti violenti o corrotti, una figura a cui il pubblico era ormai abituato. Il mio stile cerca sempre di rompere la routine e i concetti predeterminati, quindi ho voluto inserire un elemento di rottura: cosa succederebbe se un poliziotto perdesse la memoria e diventasse una persona del tutto “pura”? Da questa premessa è partita la storia.
Per quanto riguarda il lavoro con gli attori, chiedo sempre di attenersi rigorosamente al copione. Non amo l’improvvisazione perché ritengo che l’umorismo funzioni solo se nasce da un presupposto di forte tensione e serietà. Più la situazione è vissuta in modo drammatico e teso dai personaggi, più l’effetto comico risulta incisivo ed efficace per lo spettatore.
Il colore ha una forte valenza narrativa nel film. In particolare, la transizione e il contrasto tra il rosso e il bianco sembrano accompagnare la trasformazione interiore del protagonista. Come ha sviluppato questo linguaggio visivo?
Nel 2017 ho girato in Taiwan il film Mr. Long e sono rimasto affascinato dalle tonalità dei templi e delle lanterne: il rosso mi è sembrato subito il colore simbolo di quel luogo. Quando ho deciso di ambientare qui questa storia, volevo che il rosso fosse la tonalità dominante.
Trattandosi di una sceneggiatura scritta vent’anni fa, volevo inoltre creare un’atmosfera temporale sospesa, mixando la moda anni ’70 con elementi contemporanei. Taiwan si presta benissimo a questa fusione: camminando per strada si passa da scorci nostalgici degli anni ’70 e ’80 a quartieri modernissimi. Per quanto riguarda il bianco, è un colore che rappresenta la purezza, ma anche il benessere e il prestigio sociale. Il vestito bianco che indossa il protagonista appartiene in realtà a un ricco uomo d’affari giapponese. Il contrasto tra la purezza del bianco e l’energia del rosso diventa così il motore visivo del racconto.
Oltre L’action movie: Il judo e la memoria corporea in Arrested Memory
Rispetto alle attese per un classico film d’azione, la pellicola si rivela un’opera molto intima incentrata sull’elaborazione del lutto e sulla ricerca di sé. Come ha impostato questo equilibrio?
L’idea di partenza era quella di un poliziesco d’azione, ma la narrazione si è poi spostata sull’introspezione. Per le scene di combattimento abbiamo scelto il judo, un’arte marziale difensiva che non prende quasi mai l’iniziativa, ma sfrutta la forza dell’avversario per neutralizzarlo. Questo concetto si adatta alla figura del poliziotto, il cui ruolo primario è difendere e proteggere gli altri.
Inoltre, il judo si basa sulla memoria muscolare: anche quando la mente perde i ricordi, il corpo continua a ricordare i gesti assimilati nel tempo. Il linguaggio del corpo diventa lo strumento fondamentale che aiuta il protagonista a riscoprire la propria identità. L’azione è stata quindi subordinata alla storia e all’interpretazione drammatica.
Ritiene che la perdita della memoria possa offrire una forma di libertà, specialmente per chi svolge un lavoro pericoloso e violento?
Sì, credo che perdere la memoria possa regalare una vera libertà. Da adulti siamo costantemente oppressi dalle responsabilità quotidiane, dalle aspettative della società, dal lavoro e dai legami personali. Tutti questi elementi esterni finiscono per erigere barriere che ci allontanano da ciò che siamo davvero. Una volta azzerati questi condizionamenti, ci si ritrova liberi di tornare alla propria natura più autentica.
Le sfide sul set e la scelta di Ethan Juan
C’è stata una scena particolarmente complessa da realizzare sul piano tecnico o logistico?
La sfida più grande si è presentata durante le riprese nella villa del ricco uomo d’affari giapponese, quando siamo stati sorpresi da un tifone. Il meteo è peggiorato rapidamente rendendo la situazione pericolosa e mettendo a rischio i nostri tempi di lavorazione già molto ristretti. Abbiamo dovuto riadattare il piano di riprese al maltempo per riuscire a portare a casa la scena.
Ethan Juan offre un’interpretazione straordinaria. Cosa la ha convinta che fosse l’attore giusto per questo ruolo?
Ethan è una grande star in Taiwan e possiede un talento straordinario nei ruoli drammatici e intensi. Poiché la comicità di questa storia funziona solo se recitata con estrema serietà, cercavo un attore capace di sostenere una forte tensione drammatica. Quando ci siamo incontrati dopo la lettura della sceneggiatura, Ethan mi ha detto: “Questo film non è affatto una commedia”. Aveva compreso esattamente la direzione che volevo dare al progetto, dimostrando di essere l’interprete ideale.



