Due mondi apparentemente lontani che si incrociano a Milano, uniti dal ritmo della musica trap e dalle contraddizioni del precariato giovanile. Il film Rider racconta con crudo realismo e inaspettata delicatezza la storia di Sami e Nia, due ragazzi che cercano di difendere i propri sogni in una società frustrante e competitiva. In questa intervista, i protagonisti ci portano dietro le quinte dell’opera, svelando come la musica hip hop sia diventata la chiave per dare voce alle incertezze, al desiderio di riscatto e alla speranza di un’intera generazione. Presentato alla SIC durante la Mostra del Cinema di Venezia.
L’incontro tra due mondi diversi
Abbiamo visto nel fim il tuo ruolo come il paladino che ha accettato su di sé tutta la responsabilità…
Lorenzo: Sì, esatto. Quindi magari era più facile, però appunto la scelta è differente, no? Qualcosa che ha a che fare con l’accettazione di quello che è stato.
I vostri personaggi provengono da due mondi diversi, ma la loro sintonia è immediata. In cosa si riconoscono?
Kaze: Sicuramente vengono assolutamente da due background diversi, però credo che la cosa che li accomuna è che sono due personaggi molto genuini, no? Nonostante anche Sami abbia un passato molto complicato, non perde mai la sua genuinità, il suo approccio anche nelle situazioni difficili è comunque molto leggero; anche nel loro incontro nessuno dei due si risparmia nei confronti dell’altro. Quindi credo che siano accomunati un po’ da questa leggerezza e da questa genuinità di base che mi è piaciuta molto nel mettere in scena. È stato molto bello.
Lorenzo: Sì, sono d’accordo. È come se da due mondi apparentemente distanti, in realtà poi tra i due personaggi si… è come se si fosse trovato proprio quel linguaggio che serviva ad entrambi per potersi connettere, di riuscire a comunicare. E credo sia successo quello tra Sami e Nia, perché effettivamente provengono da due posti totalmente diversi, ma non necessariamente parlano un linguaggio diverso.
Il mondo dei rider e la frustrazione generazionale
Hai conosciuto altri rider? Come sei entrato in questo mondo?
Lorenzo: Il lavoro che ho cercato di fare anche di condivisione col personaggio per entrare un po’ in quell’ottica è stato cercando di riavvicinarmi a tutti quei lavori che ho fatto oltre al mio [ride] e che ti mettono alla prova in una maniera simile. Non ho mai fatto il rider, però ho cercato di tirar fuori quei pensieri, anche quella frustrazione di quando sei in un posto a fare un qualcosa di cui hai bisogno in quel momento, ma che non è proprio l’esperienza più rilassante e appagante che potresti fare.
Un amore impossibile?
Dal punto di vista femminile, invece ho apprezzato molto quando lei è al ristorante e poi si immagina questo posto, come trasformarlo come fosse un sogno nel cassetto. Secondo lei, è possibile un tale impegno in una relazione d’amore sana, come in questo incontro? Perché comunque venendo da due mondi diversi vi siete ritrovati con la vostra semplicità. Secondo lei è fattibile?
Kaze: Secondo me tutto è fattibile, no? Mi riaggancio all’immagine del ristorante, no? Il ristorante si costruisce attorno a noi. E secondo me è un po’ così anche nelle relazioni. La relazione non è una cosa che nasce e vive di sé stessa: nasce e cresce insieme alle persone. Quindi entrambi, anche nel film, Nia ha la sua carriera, il suo sogno, esattamente come lui ha il suo piccolo sogno che tiene nascosto. In qualche modo questi due sogni si incontrano e un po’ bisogna aiutarsi. Dal punto di vista femminile a volte c’è anche un sovraccaricarsi, cè una tendenza, almeno lo vedo anche con le donne che stimo e apprezzo, a volersi sovraccaricare questo impegno di costruzione, e invece è una cosa che deve andare comunque pari, sullo stesso binario.
Sarebbe anche il suo sogno forse?
Kaze: Eh sì, un pochino! Chissà, ce ne sono tanti. Secondo me in ogni sogno se costruisci bene poi ci riesci.
Avere pari opportunità nei sogni...
Kaze: Sì, quello sì! Sempre.
e procedere passo passo insieme verso i sogni, verso un futuro paritario.
Kaze / Lorenzo Zurzolo :Certo, assolutamente. Sì.
La musica come linguaggio espressivo
Come avete lavorato in questo senso e che cosa la musica trap può mettere in scena in un film di questa generazione che magari da solo il cinema farebbe fatica a far emergere?
Lorenzo: Credo che, la musica urbana, l’hip hop, la trap, da un punto di vista generazionale hanno iniziato a parlare in una maniera molto diretta. Quindi un film come questo con una musica di questo tipo magari riesce veramente a creare una sorta di coinvolgimento audiovisivo più… non lo so. Io sentendo quella musica ho sentito i suoni che di fatto ascolto nella mia vita, e quindi lo trovo un potenziamento molto forte rispetto a quello che può arrivarti. È un esperimento comunque! [ride]
La preparazione al film
E sul piano proprio concreto di preparazione?
Lorenzo: Io per passione ho sempre cantato nella vita e ho suonato la chitarra. Quando è arrivata questa cosa per me è stato un regalo incredibile, perché non l’ho mai fatto professionalmente parlando. Per me è stato bellissimo: come sono arrivate le canzoni le ho sentite mentre pedalavo in bicicletta. Di fatto ho previssuto i momenti che avrebbe vissuto Sami nel film. Come preparazione me la sono proprio goduta. Del resto, tra Johnny, Dade, Axos hanno fatto più che un ottimo lavoro e mi ha coinvolto così tanto che nell’ascoltarla, nel cantarla, nel renderla mia e provare a cambiarla, automaticamente si è creato quel percorso per cui quando siamo andati in studio è stato relativamente semplice, ci siamo divertiti. Io mi sono preparato così, lei è molto più preparata di me [ride]. L’abisso musicale!
Kaze: Su un film così è giusto partire dalla musica. Con Dade la cosa che ho fatto è che siamo partiti proprio provando a registrare uno dei pezzi del film. Eravamo in studio e per me è stato più semplice perché, parlando già quel linguaggio, è stato il modo più veloce per avvicinarmi al personaggio. Avevo sentito Mosaico e lì ho capito meglio com’era Nia. Per quanto riguarda cosa ha in più: l’hip hop e il rap sono generi che nascono per esprimersi, da un profondo dolore, da una volontà espressiva di un determinato gruppo societario. Quando lo usi in un contesto così è più semplice far arrivare il messaggio, perché il genere che lo supporta ha quella marcia in più. Mi ha fatto molto piacere anche leggere i testi: Johnny e Axos sono due autori incredibili e ci hanno aiutato tantissimo perché le parole che hanno scelto erano giuste per la storia e per i personaggi.
Lorenzo: Leggendo tutti i testi, che di fatto sono i dialoghi interiori ed esteriori dei personaggi… nel caso di Sami c’è più di una canzone che mi ha permesso di attingere a quello che è stato il loro immaginario rispetto al personaggio. È stata una grande ricchezza e una bellissima opportunità.
Due mondi separati
Il tuo personaggio e il suo sono completamente opposti. Anche nella musica troviamo, nel tuo personaggio, il tipico disagio giovanile — i giovani che non riescono a trovare lavoro, che hanno difficoltà — e dalla parte tua invece la giovane di successo, già laureata, lanciata verso una carriera importante. Come vivete entrambi questa situazione?
Kaze: Quello che mi è piaciuto di più di questi due personaggi è che tendenzialmente, se fosse stata un’altra sceneggiatura, per le mie caratteristiche fisiche io sarei stata la rider e lui il ragazzo di successo! [ride] Mi ha fatto molto piacere che questa ragazza abbia la sua carriera che funziona. Secondo me i giovani di oggi sono in condizioni difficili in entrambi i casi. Che tu abbia un percorso tracciato o no…
Lorenzo: Ci sono delle sfide insormontabili… La precarietà o l’incertezza percepibile e tangibile in qualsiasi ambito per la nostra generazione è molto frustrante, ed è il sentimento più comune. Una grande frustrazione e senso d’ingiustizia. Milano simbolicamente in un certo senso rappresenta proprio questo: la parte che tende all’affermazione e al sogno, ma allo stesso tempo se non ti puoi pagare 1000 euro al mese un buco di stanza; ci sono contraddizioni del sistema che agli occhi della nostra generazione fanno un po’ rabbia.
La speranza nel futuro
Dopo aver interpretato questi ruoli cosa vi ha lasciato a livello emotivo e quale messaggio vorreste dare a chi vi guarderà?
Kaze: La scena finale racchiude un po’ tutto: dà uno stacco di speranza che uno non si aspetta. L’ultimo frame mi ha sempre lasciato un buco nel petto enorme, dicendomi che anche quando sembra tutto finito ci si può credere. Sul set c’era poca speranza all’inizio nei confronti del nostro settore per via delle varie difficoltà, invece è stato un set che mi ha rincuorato, molto intimo, con tutta la passione e la voglia di fare del bello. Quando metti in scena qualcosa in cui hai creduto profondamente, quel messaggio poi arriva al cuore e può dare quel minimo di speranza per scegliere di crederci ancora un altro giorno. Sarò molto grata a Rider per questo.
Lorenzo: Emotivamente, la prima cosa che penso se penso a Rider è che per l’atmosfera che si è creata, la passione che coinvolgeva tutti di portare a termine questo progetto così particolare, è stato così bello, stimolante e inaspettato che mi chiedo se riuscirà mai a ricapitare una cosa così. Per me è stato un regalo incredibile per via della musica, del personaggio, dell’amicizia e della collaborazione sotto ogni aspetto. Non è così comune trovare la voglia, il tempo e il progetto che ti permette tutto questo. Come messaggio mi ricollegherei al sogno e al darsi fiducia di fronte a ciò che in una fase iniziale può sembrare assurdo, irrealizzabile o difficile.



