First Light

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Presentato durante l’edizione 2026 dell’International Film Festival Rotterdam, First Light è l’opera prima del regista James J. Robinson.
Il film segue la storia di Sorella Yolanda (Ruby Ruiz), una suora che conduce la sua esistenza con profonda dedizione ai propri voti. Durante una delle sue visite assistenziali in ospedale, è chiamata a dare l’ultima benedizione a un ragazzo morente, Angelo, coinvolto in un grave incidente nel cantiere per la costruzione dell’autostrada, considerata fondamentale per lo sviluppo della comunità.

Da quel momento la protagonista attraversa un periodo di crisi, iniziando a indagare sulla morte del ragazzo. Per farlo si confronta con il sacerdote della chiesa locale e con la ricca moglie del proprietario del cantiere. Nel tentativo di comprendere i meccanismi che regolano il potere, Sorella Yolanda è costretta ad affrontare i molteplici dubbi che attraversano la sua mente, mettendo progressivamente in discussione le proprie credenze.

First Light ha un ritmo compassato ed esplora, attraverso la quotidianità della protagonista, la vita della comunità. Il film mette in evidenza le difficoltà della vita in convento e la fatica nel reperire i fondi necessari per i lavori di manutenzione, così come il lavoro di cura e il ruolo assistenziale che Sorella Yolanda svolge con passione e devozione.
Quando il suo microcosmo viene sconvolto, la protagonista non cede alla disperazione, ma si adopera per trovare risposte alle sue domande. Davvero non si poteva fare nulla per salvare il ragazzo?

Nel suo percorso di ricerca della verità, Sorella Yolanda condivide dubbi e incertezze con il padre di Angelo, distrutto dalla perdita e lasciato solo nel proprio dolore, senza sapere esattamente cosa sia accaduto al figlio. I membri chiave della comunità vengono introdotti gradualmente, man mano che la protagonista si reca da loro per cercare risposte. Tuttavia, le sue domande non ottengono mai ciò che sperava.

I giochi di potere che emergono scuotono profondamente Sorella Yolanda, al punto da metterla di fronte a una crisi che coinvolge persino la sua fede e la sua vita in convento. James J. Robinson, nel suo esordio alla regia, non emette giudizi espliciti, ma si limita a osservare. In assenza di una netta dicotomia tra giusto e sbagliato, il film si muove nelle zone grigie che caratterizzano la vita quotidiana, dove il confine delle scelte è stabilito più dalla percezione della realtà che da un codice morale assoluto.

Una menzione particolare va alla fotografia, che offre immagini di paesaggi e dettagli di grande suggestione. La composizione visiva risulta equilibrata e armonica, contribuendo a immergere lo spettatore nelle sensazioni e nelle emozioni del racconto.

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