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  • ‘Noi due sconosciuti’: recensione del film di Janicke Askevold sulla procreazione assistita

    ‘Noi due sconosciuti’: recensione del film di Janicke Askevold sulla procreazione assistita

    Che significato ha la famiglia? Noi due sconosciuti, presentato in anteprima al Festival di Locarno, è in uscita al cinema distribuito da Teodora Film, ed esplora il tema della procreazione assistita. Edith, interpretata da Lisa Loven Kongsli, è una madre single che lavora come giornalista. La sua precedente relazione si è conclusa senza la possibilità di avere un figlio, cosi decide di prendere in mano la situazione ricorrendo all’inseminazione artificiale. Durante il percorso conosce un’altra donna Marie, Nasrin Khusrawi, con la quale instaura un rapporto d’amicizia e di aiuto reciproco. 

    cosa significa essere una famiglia “normale”

    Noi due sconosciuti racconta “le nuove forme” di famiglia dal punto di vista femminile: la protagonista divide il suo tempo tra l’attività lavorativa, il tentativo di essere un buon genitore e le difficoltà familiari quotidiane. La madre di Edith è ai primi stadi dello sviluppo della demenza senile e non è più in grado di aiutare la figlia a prendersi cura del nipote. Esausta dal rispondere alle stesse domande dei compagni di scuola di suo figlio Sigurd, del tipo “Dov’è tuo padre?” “Perché vieni sempre tu a prenderlo?”, Edith inizia ad ascoltare le registrazioni del donatore di cui ha usufruito. Quando Marie le comunica di aver scoperto la sua identità, la tentazione è irresistibile: deve conoscerlo. 

    Scena del film Noi due sconosciuti con Lisa Loven Kongli

    Tra pretesti e timidezza, la protagonista incontra finalmente Niels, Herbert Nordrum, scoprendo una figura interessante e allo stesso tempo enigmatica. Dapprima imbarazzata dal fatto che l’uomo abbia una famiglia, Edith non può fare a meno di evitare la sua frequentazione per scoprire il più possibile sul passato del padre di suo figlio e approfondire la sua conoscenza. L’evoluzione del loro rapporto passa da silenzi imbarazzati a momenti di intimità, in cui emerge la voglia e il desiderio di entrambi di un po’ di tenerezza. La loro relazione riflette le scelte di Edith, che sebbene spinta dalla curiosità e dalla necessità di sapere che Niels sia una brava persona, mette sempre Sigurd al primo posto tra le sue priorità.

    L’estetica del cinema nordico

    Noi due sconosciuti mostra un lato forse a noi sconosciuto della monogenitorialità. I paesi nordici sono più avanguardisti in materia rispetto a noi, tuttavia è interessante notare come lo stereotipo della famiglia classica sia presente ovunque e che la scelta di Edith sia vista come coraggiosa. Anche nella sua cerchia di amici, prevalentemente donne, non mancano battute ironiche o dubbi in merito alla sua decisione. 

    La protagonista deve affrontare questi dilemmi sapendo di dover dimostrare  che Sigurd è come gli altri bambini e che anche lui può essere felice e sicuro come accadrebbe in qualunque altra famiglia considerata “normale”. La regista Janicke Askevold mostra il prezzo delle scelte alternative ma anche la soddisfazione che genera l’indipendenza di inseguire i propri sogni. Un plauso anche alla fotografia di Torjus Thesen, che mette in risalto gli splendidi paesaggi e con i primi piani crea e cattura un’atmosfera unica e profonda. 

  • Dossier 137: la recensione del film con Léa Drucker

    Dossier 137: la recensione del film con Léa Drucker

    Presentato in anteprima all’edizione 2025 del Festival del Cinema di Cannes, Dossier 137 è disponibile al cinema, distribuito da Teodora Film

    Protagonista del film è Stephanie, interpretata magnificamente da Léa Drucker, un’ispettrice dell’IGPN (organismo disciplinare che vigila sulla polizia francese) con l’importante incarico di indagare i presunti abusi commessi dalla polizia.

    Il dossier 137

    L’intero film ruota al caso 137, avvenuto durante le manifestazioni dei Gilet Gialli del 2018, in cui un ragazzo di nome Guillaume è stato gravemente ferito da un proiettile di gomma. Durante le indagini la protagonista non deve affrontare solo la sfiducia dei cittadini ma anche il risentimento dei colleghi che diventa sempre più feroce. L’IGPN è malvista dai poliziotti perché giudica il loro operato, sebbene le sospensioni siano piuttosto bonarie. Coloro che vengono accusati dell’uso eccessivo della forza sono sospesi dal lavoro per un periodo variabile, ma non subiscono ulteriori processi o pene. Léa Drucker, con la sua interpretazione, offre la speranza di poter ottenere la tanto agognata giustizia grazie alla sua dedizione e alla perseveranza del suo operato. 

    Questo caso tocca Stephanie anche dal punto di vista personale: il ragazzo colpito non è più stato in grado di condurre una vita normale. La spensieratezza della sua giovinezza è stata interrotta prima del tempo e la mamma ha denunciato l’incidente sperando di poter individuare i colpevoli e ottenere una qualche forma di giustizia. Quando la protagonista incontra la famiglia, ancora scossa e turbata per l’accaduto, non può fare a meno di pensare a suo figlio. Se fosse successo a lui? Anche la sua famiglia è complessa: dopo il divorzio è infatti la sola ad occuparsi del figlio, che si vergogna profondamente della professione della madre. Una frase in particolare riecheggia nella sua mente: Tutti temono i poliziotti. Come si è potuti passare da garanti dell’ordine a forza temuta?

    Il lento lavoro della giustizia

    Dominik Moll, regista del film, sceglie di rappresentare un paese le cui divisioni sociali si possono ritrovare anche nelle forse dell’ordine. Dossier 137 mette in evidenza il lavoro silenzioso e quasi invisibile dei membri dell’IGPN, che devono conciliare il loro operato tra i sentimenti di sfiducia e disillusione dei cittadini da un lato e tra omertà e cameratismo dall’altro. Dominik Moll utilizza anche del materiale di “found footage” per raffigurare il clima di tensione che si respirava in Francia nel 2018. 

    Dossier 137 è un film complesso, che non giudica ma rappresenta a schermo le difficoltà, i compromessi e le scelte compiute dai protagonisti. Bene e male scompaiono in favore di una zona grigia, che ingloba inevitabilmente la protagonista e fa riflettere sullo stato attuale della società.