Tag: Mostra del Cinema di Venezia 2026

  • Venezia 83: intervista al regista de La Maison du Vent

    Venezia 83: intervista al regista de La Maison du Vent

    Nel corso della 83 Mostra Internazionale del Cinema di Venezia abbiamo intervistato il regista del film La Maison du Vent Auguste Bernard Kouemo Yanghu, un dialogo intimo sul nuovo progetto ambientato in Camerun, tra radici e reti di solidarietà femminile. Il film ha vinto il premio speciale della giuria Orizzonti.

    La maison du vent: un viaggio tra la diaspora e il richiamo delle radici

    Innanzitutto complimenti per il film. Le immagini di apertura sono stupende, sembrano quasi dei quadri. La storia è molto intensa: riesce a concentrare tutta la vita dei personaggi in un’unica narrazione. Ci sono la madre anziana, i figli partiti dal Camerun per cercare lavoro e la giovane Sarah, che entra nella vita della donna portando una ventata di energia. Inizialmente c’è diffidenza, poi accoglienza. Come ha sviluppato questa struttura narrativa e visiva?

    Dal punto di vista estetico, l’idea centrale era raccontare il passaggio dalla morte alla vita. All’inizio il tempo sembra quasi congelato, sospeso. Ho lavorato molto anche sul piano sonoro: nella prima parte la madre è trattata quasi come uno spirito, percepiamo i suoni dell’ambiente ma non quelli del suo corpo. Man mano che la storia procede, le do “carne” e sostanza, facendo emergere i suoi rumori corporei.

    Visivamente c’è una sequenza chiave al balcone, in controluce tra fili e cavi: la donna ha la testa tra le stelle, la mente altrove, rivolta ai figli lontani. Tutto il percorso del film consiste nel riportarla sulla terra, alla realtà e alla relazione con il vicino di casa. Spesso il vicino è la prima vera forma di famiglia che abbiamo vicino a noi. Nel film, la protagonista bussa alla sua porta solo quando si sente in pericolo o quando Sarah sta male: è la prima volta che esce dal proprio isolamento e va verso l’altro.

    Qual è il significato della scelta di far costruire una nuova casa nel Paese d’origine? È un modo per riaffondare le radici per il figlio che vive lontano?

    Ci sono due ragioni principali. La prima è una motivazione inespressa da parte dei figli che vivono all’estero: tenere occupata la madre, darle uno scopo e degli obiettivi quotidiani. Mia madre un tempo mi raccontò che alle tre del pomeriggio, quando la collaboratrice domestica andava via, si metteva a dormire perché non aveva più nulla da fare. Questa rivelazione mi fece sentire molto in colpa e mi rese triste.

    La seconda ragione è che la casa rappresenta qualcosa che fissa e trattiene in un luogo: costruire in Camerun significa piantare di nuovo le radici lì, legare la famiglia alla propria terra.

    La maison du vent: la poesia delle tende al vento

    C’è un’immagine molto poetica nel film: quella delle tende che muovono al vento all’interno delle abitazioni. Che valore simbolico hanno?

    Le tende sono fondamentali nell’economia visiva del film. Se ci fate caso, nella casa della madre cambiano colore durante la storia: passano dall’azzurro al rosso, rispecchiando esattamente l’evoluzione degli abiti della protagonista. All’inizio sono tirate e chiuse.

    Ho concepito il movimento delle tende come quello delle onde del mare: si aprono verso un orizzonte e poi si richiudono. Rappresentano la componente poetica e la dolcezza del racconto, ma al tempo stesso evocano l’idea del confinamento e della chiusura. Scandiscono la temporalità della vita quotidiana e il passare del tempo.

    Nel film affronta anche il tema della violenza contro le donne, ad esempio quando Sarah racconta di aver lasciato il marito che le chiedeva indietro la dote, o quando la madre le lava la schiena e nota i segni delle percosse. Quanto era importante per lei inserire questo spaccato?

    È un argomento estremamente duro e doloroso per me. Solo di recente, in Camerun, ci sono stati periodi in cui si è registrata la morte di una donna al giorno per violenza di genere, e dall’inizio dell’anno i femminicidi sono stati più di 140.

    Si fanno molti dibattiti e celebrazioni per l’8 marzo, ma ciò che deve davvero cambiare è la legge. La Costituzione del Camerun attribuisce ancora all’uomo una forma di possesso sulla donna; in certi contesti la legge riconosce persino al marito il diritto di gestire il salario della moglie. A questo si aggiunge la questione della dote: se fosse un semplice gesto simbolico e tradizionale andrebbe bene, ma oggi vengono pretese cifre enormi. È diventata una vera e propria compravendita della donna. Quando sorgono violenze o problemi, la donna spesso non può tornare dalla propria famiglia d’origine proprio perché i parenti non sarebbero in grado di restituire quella dote. È una realtà che va affrontata e cambiata alla radice.

    IL Mutuo Soccorso femminile

    Un’altra scena molto viva è quella del “club delle donne”, in cui le protagoniste si riuniscono e si prestano denaro a vicenda. È una pratica reale?

    Sì, sono le tradizionali ‘tontine‘, riunioni periodiche tra gruppi di donne o nuclei familiari. Lì l’accesso alle banche ordinarie è limitato, quindi queste riunioni funzionano come una forma di microcredito tradizionale, ma soprattutto come una rete di mutuo soccorso.

    In passato queste riunioni non servivano solo a parlare di denaro, ma a scambiarsi supporto umano e solidarietà. Nel film volevo mostrare proprio questa dimensione di alleanza e sostegno reciproco tra donne.

    Il film riesce a intrecciare temi complessi come la solitudine, il distacco, la violenza, l’amore e la morte in un ciclo narrativo di grande dolcezza.

     È esattamente questo l’intento: creare un movimento fluido e umano, proprio come quello delle tende al vento. Una poesia che racconta la vita in tutte le sue sfaccettature.

  • Ink Recensione: il film di Danny Boyle che apre Venezia 83

    Ink Recensione: il film di Danny Boyle che apre Venezia 83

    Ink, diretto dal regista premio Oscar e premio BAFTA Danny Boyle, è il film d’apertura, in prima mondiale in concorso, dell’83 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica diretta da Alberto Barbera. Scritto dal drammaturgo e sceneggiatore vincitore di diversi premi Olivier James Graham e interpretato da Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, sarà distribuito in Italia da Lucky Red.

    Ink: la nascita del Sun e la rivoluzione del giornalismo

    Il 1969 è l’anno in cui Rupert Murdoch e Larry Lamb lanciarono un quotidiano destinato a cambiare il mondo. Molto prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social, decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, questi due uomini crearono un nuovo tabloid che, contro ogni previsione, divenne il quotidiano più venduto al mondo. Sfacciato, irriverente, audace: lo spumeggiante Sun ha sfidato l’establishment e ha rifondato il mondo giornalistico dell’era moderna.

    Fleet Street era l’epicentro del giornalismo a Londra. I colossi del settore dettavano le regole e questo equilibrio sembrava destinato a durare per sempre. Ma chi fa questo mestiere sa che il domani bussa sempre alla porta. 

    Visionari contro l’establishment

    Il Daily Mirror era il giornale più letto nel paese, orientato ad informare il cittadino sull’attualità e sulla cronaca estera. Rupert Murdoch in quello stesso periodo acquista il Sun, considerato scadente e in declino per farne un successo, mettendone alla guida Larry Lamb. I due, su cui nessuno avrebbe scommesso, mettono insieme in breve tempo una squadra pronti per conquistare il mercato del giornalismo ponendosi una semplice ma annosa domanda: che cosa vuole la gente? 

    Partendo da questo interrogativo, una banda di visionari e outsider rinnova radicalmente il modo di fare informazione. Superano la staticità dei vecchi giornali lanciando concorsi con gadget in palio e puntando tutto su sport popolari come calcio e boxe, sul corpo femminile e, soprattutto, sulla televisione. Un vero tabù per l’epoca, dato che la stampa considerava la TV un rivale pericoloso da screditare per proteggere le vendite.

    Le interpretazioni di Jack O’Connel e Claire Foy

    Jack O’Connell è bravissimo nell’interpretare Larry Lamb: un uomo ambizioso, deluso e amareggiato per le umiliazioni subite in passato e con un costante desiderio di rivalsa. Il suo ruolo di aggregatore e di guida è stato impareggiabile nel rendere il Sun il giornale più venduto. I suoi punti di vista da outsider si sono spesso scontrati sia con quelli di Murdoch (Guy Pearce), più conservatore e meno incline a pubblicare foto con donne in bikini, sia con quello dell’opinione pubblica e degli altri giornali, che accusavano il Sun di fare informazione scadente. 

    Anche Claire Foy è una figura centrale di Ink: le idee geniali di Jules hanno gettato le basi per il successo futuro e il suo ruolo di “consigliera” di Larry è stato fondamentale per il progetto. Profondamente legata al protagonista, è l’unica capace di farlo ragionare quando l’ambizione prevale sulla ragione. 

    Perchè Ink è una storia di rivalsa

    Ink è una storia di rivalsa che mostra come per raggiungere il successo desiderato vadano stravolti i canoni che fino a quel momento sono stati fissati. Murdoch, considerato dall’alta società inglese come il “pecoraio australiano”, riesce grazie ad una squadra affiatata a stravolgere le regole del gioco, cambiando di fatto e per sempre il mondo giornalistico, gettando le basi dell’informazione attuale. Ma come dice lui stesso, sono solo affari…..  

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