Autore: Andrea Dall’Armi

  • Sestriere Film Festival e Cinema Sportivo 2026: il programma

    Sestriere Film Festival e Cinema Sportivo 2026: il programma

    Festival Internazionale del Cinema Sportivo (21-25 Luglio 2026)

    Organizzato dall’Associazione Cinema e Arte, il Comune di Sestriere, il Consorzio Turismo Sestriere con il contributo del Consiglio Regionale del Piemonte, il patrocinio della Città metropolitana di Torino e Regione Piemonte,  l’evento dedicato al  Festival Internazionale del Cinema Sportivo del Sestriere è in programma per il secondo anno dal 21 al 25 luglio 2026  presso la Sala cinematografica Fraiteve, la prestigiosa Casa Olimpica e il bar QB di Sestriere.

    Tra realtà e cinema, tra vita e finzione, lo sport rappresenta sempre una grande passione per l’attività fisica dove le suggestioni delle immagini in movimento creano una manifestazione ricca di emozioni che danno vita a cortometraggi e  film  giunti in concorso.

    I premi e i valori al centro della manifestazione

    Il Festival premierà i talenti capaci di trasmettere emozioni attraverso le immagini dello sport; l’edizione si aprirà con la serata inaugurale di presentazione e si concluderà con il Gran Galà dello Sport durante il quale verranno consegnati i premi ai registi vincitori ed agli ospiti presenti.

    Oltre  alla competizione cinematografica verrà presentato un concorso fotografico che presenterà al pubblico alcuni scatti di gesti atletici di particolare intensità espressiva e inoltre saranno assegnati riconoscimenti a protagonisti del mondo dello sport, di società sportive e federazioni.Tutte le iniziative proposte sono ad ingresso libero ed hanno come obiettivo la celebrazione dello sport e dei suoi valori come la dedizione, la lealtà, il rispetto degli avversari e delle regole.

    Il Festival rappresenta l’unico appuntamento italiano che, attraverso il cinema, presenta film da tutto il mondo, dedicati allo sport tramite l’invio di una bando internazionale e aggiunge valore al territorio di Sestriere, di Torino e del Piemonte già protagonisti da anni ai massimi livelli internazionali nell’organizzazione di eventi sportivi.

    L’evento patrocinato dalla Commissione Europea, dalla Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Automobile Club Torino, Gruppi Sportivi Fiamme Gialle, Csain(Centri Sportivi Aziendali e industriali).

    La conferenza stampa del Sestriere Film Festival 2026 presso il Museo del Cinema di Torino

    Il programma delle proiezioni e i premi speciali

    I giurati hanno esaminato ben 1435 film provenienti da 37 nazioni diverse, selezionando le 7 opere finaliste; per il concorso fotografico, invece, tra le 93 proposte arrivate da tutta Italia, i commissari ne hanno ammesse solo 14 alla fase finale.

    L’apertura ufficiale è prevista per il 21 luglio alle 21.00 presso il Cinema Fraiteve con il film fuori concorso Il tempio della velocità, seguirà il 22 luglio alle 21.00 con Cent’anni di moto Guzzi, il 23 luglio proiezione film in concorso Maratona Film Sport, il 24 luglio il film fuori concorso Nino Benvenuti una leggenda italiana e il 25 luglio alle ore 11 presso la Casa Olimpia si terrà la premiazione degli atleti militari e registi e a seguire il Premio Sestriere Sport Awards 2026 a Costantino Rocca, la leggenda del golf italiano.

    Sestriere Film Festival 2026: cinema, cultura e grandi imprese nel cuore delle Alpi

    Dal 1° al 9 agosto 2026, Sestriere torna a trasformarsi nella capitale internazionale del cinema d’alta quota con la 16° edizione del Sestriere Film Festival. Organizzata dall’Associazione Montagna Italia, la manifestazione si conferma un punto di riferimento unico per alpinisti, registi e appassionati, unendo l’anima sportiva della località piemontese a un ricchissimo circuito di appuntamenti culturali a ingresso libero. L’evento desidera evidenziare l’importanza che la montagna riveste in quanto portatrice di significati di significati quali memoria, lavoro e identità. 

    Il palcoscenico principale è il Cinema Fraiteve – la sala cinematografica più alta d’Europa a 2.035 metri di altitudine – che ogni sera, dalle ore 21.00, ospiterà sullo schermo le opere selezionate per il concorso internazionale. Quest’anno la giuria, presieduta da Piero Carlesi, ha selezionato 17 pellicole tra le oltre 80 pervenute, pronte a contendersi la vittoria e ad arricchire la Cineteca del Festival.

    Scena del documentario The Quest Everest proiettato al Sestriere Film Festival 2026

    I capolavori sul grande schermo

    The Quest Everest di Alex Harz: una pellicola straordinaria che va ben oltre il racconto della classica scalata. Harz immerge lo spettatore nella cultura locale di Katmandu e restituisce profonda dignità al ruolo e alla spiritualità degli sherpa, figure che la narrazione confina spesso a semplice folklore.

    L’ultima spedizione della regista Eliza Kubarska: il documentario indaga sul mistero della scomparsa di Wanda Rutkiewicz, icona dell’alpinismo femminile mondiale, seguendone le tracce fino alle vette del Kanchenjunga per esplorare la forza e i segreti della sua ultima, drammatica impresa.

    Eventi speciali, scienza e spiritualità

    Il programma del Sestriere Film Festival non si limita alle proiezioni, ma offre un fitto calendario di incontri ed eventi collaterali divisi in tre sezioni. Inaugurazione in musica: la serata del 1° agosto sarà impreziosita dal concerto della celebre Fanfara della Brigata Alpina Taurinense. Scienza e ambiente: mercoledì 5 agosto si terrà un focus sull’inquinamento luminoso in collaborazione con il GAL EVV, accompagnato dal cortometraggio Starlight – è notte: riabitua i tuoi occhi, per sensibilizzare sulla salvaguardia degli ecosistemi notturni alpini. Cultura tibetana: dal 4 al 7 agosto, in collaborazione con il Centro Studi Buddhisti Giang Ciub, due monaci buddhisti tibetani realizzeranno dal vivo un Mandala Sacro della Pace presso Casa Olimpia, con il tradizionale rito dello scioglimento previsto per il tardo pomeriggio del 7 agosto.

    Fotografia, letteratura e territorio

    Grande spazio anche alle altre arti con la conferma delle trenta immagini finaliste del concorso fotografico Spirit of the Mountain – che possono essere votate direttamente dal pubblico – e con la seconda edizione del Premio Letterario Internazionale “Racconti di montagna-Sestriere Film Festival 2026”, organizzato dall’Associazione Montagna Italia in collaborazione con il Centro Studi Cultura e Società che quest’anno ha visto una sezione speciale dedicata a Sestriere e ben 16 racconti selezionati tra i 98 giunti in segreteria.

    Per chi vuole vivere la montagna in prima persona, dal 2 al 9 agosto torna l’iniziativa gratuita “Cammina con il Festival”: otto escursioni mattutine guidate per esplorare i sentieri adiacenti al Colle. Il gran finale è previsto per domenica 9 agosto a 2.300 metri di quota presso il Rifugio Alpette con il concerto “Vanoni Vive”, un tributo a Ornella Vanoni eseguito dal soprano Silvia Lorenzi.

  • Mostra Gillo Pontecorvo a Torino: alla Mole Antonelliana un viaggio nel cinema civile

    Mostra Gillo Pontecorvo a Torino: alla Mole Antonelliana un viaggio nel cinema civile

    A vent’anni dalla scomparsa di Gillo Pontecorvo e a sessant’anni dallo storico Leone d’Oro assegnato a La battaglia di Algeri, il Museo Nazionale del Cinema di Torino celebra il regista con una mostra senza precedenti. Dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027, la Mole Antonelliana ospiterà “Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra“, un’esposizione immersiva curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani. Un viaggio nel cuore del cinema civile che ridefinisce il rapporto tra memoria storica e linguaggio visivo.

    L’ARCHIVIO PONTECORVO: DENTRO IL LABORATORIO CREATIVO DEL MAESTRO

    Il fulcro dell’evento è lo straordinario patrimonio dell’Archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo piemontese e oggi considerato uno dei fondi documentari più importanti del cinema italiano.

    Per la prima volta, cinefili e visitatori potranno accedere a materiale in larga parte inedito e digitalizzato per l’occasione: appunti di lavoro, sceneggiature, corrispondenze e materiali preparatori. Come sottolineato da Stefano Boni, conservatore capo del Museo, la mostra svela il metodo rigoroso con cui Pontecorvo costruiva le sue opere, evidenziando il costante dialogo tra la ricerca estetica e l’impegno sociale.

    Mostra Gillo Pontecorvo Torino: LE GRANDI “BATTAGLIE” CHE HANNO SEGNATO IL NOVECENTO

    La narrazione espositiva si snoda attraverso i conflitti ideologici e storici vissuti e raccontati dal regista: dalla lotta partigiana (vissuta in prima persona) alla memoria della Shoah, fino alle lotte di liberazione dei popoli colonizzati.

    Al centro della mostra svetta, naturalmente, La battaglia di Algeri (1966), pietra miliare del cinema mondiale capace di influenzare generazioni di autori, come Paul Thomas Anderson in Una battaglia dopo l’altra. Accanto a questo capolavoro, l’esposizione offre alcuni focus dedicati ad altre pellicole fondamentali come Giovanna (1955), Kapò (1960) e Queimada (1969).

    Mostra Gillo Pontecorvo Torino

    IL SODALIZIO CON MORRICONE, SOLINAS E L’INCONTRO CON MARLON BRANDO

    Pontecorvo non ha mai lavorato in isolamento. La forza del suo cinema risiede anche in una straordinaria rete di relazioni umane e artistiche, che la mostra ripercorre con grande sensibilità. Al centro di questa galassia creativa c’è sicuramente il sodalizio leggendario con Ennio Morricone, le cui colonne sonore non erano un semplice accompagnamento, ma una voce narrante capace di amplificare a dismisura la tensione drammatica delle inquadrature.

    Altrettanto viscerale fu l’intesa con Franco Solinas: insieme, regista e sceneggiatore hanno condiviso una visione militante e civile del grande schermo, traducendola in sceneggiature affilate come lame, capaci di sezionare i meccanismi spietati del colonialismo e del potere. Una potenza di scrittura che attirò persino Marlon Brando; la stella hollywoodiana decise di sposare la causa di Queimada, regalando al pubblico una delle sue interpretazioni più tormentate e magnetiche nei panni dell’ambiguo agente Sir William Walker.

    Ma la costellazione di collaboratori non si ferma qui: l’esposizione celebra anche i legami profondi con figure del calibro di Giuliano Montaldo, il poeta Pablo Neruda e Yacef Saadi, l’ex comandante del Fronte di Liberazione Nazionale algerino che accettò di co-produrre La battaglia di Algeri e di interpretare se stesso, donando all’opera quella indimenticabile, bruciante impronta di autenticità storica.

    Mostra Gillo Pontecorvo Torino: IL LEONE D’ORO ORIGINALE ESPOSTO PER LA PRIMA VOLTA

    L’eccezionalità dell’evento torinese è coronata da un prestito di straordinario valore: grazie alla famiglia Pontecorvo, il pubblico potrà ammirare per la prima volta dal vivo il Leone d’Oro originale vinto alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1966.

    Più che un premio, si tratta di un simbolo eterno di un cinema che non ha mai smesso di interrogare il presente e di dialogare con le nuove generazioni. La mostra sarà accompagnata da una speciale rassegna cinematografica al Cinema Massimo e da iniziative didattiche pensate per le scuole, per mantenere vivo il legame tra i giovani e la grande storia del nostro cinema.

  • The Odyssey di Christopher Nolan: la recensione

    The Odyssey di Christopher Nolan: la recensione

    A distanza di tre anni dal successo di Oppenheimer, Christopher Nolan torna dietro la macchina da presa per misurarsi con il mito: The Odyssey, un viaggio visivo che reinterpreta il poema epico di Omero. Con una durata di quasi tre ore e un cast eccezionale (Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Charlize Theron, Robert Pattinson, Samantha Morton e Zendaya), il film uscirà nelle sale italiane il 16 luglio, distribuito da Universal Pictures.

    The Odyssey: la trama del film

    The Odyssey segue la storia di Ulisse e del suo travagliato viaggio di ritorno in patria. Il protagonista, interpretato magistralmente da Matt Damon, è salpato da Itaca per aiutare Agamennone nella guerra contro Troia, lasciando la moglie Penelope (Anne Hathaway) come reggente al trono e un figlio in fasce, Telemaco (Tom Holland). Dopo dieci anni la guerra viene vinta grazie al celebre cavallo di Troia, un arguto stratagemma che permette di ribaltare le sorti della battaglia e di garantire l’accesso alla città da parte dell’esercito greco, altrimenti inespugnabile. L’Odissea segue il viaggio di ritorno dell’eroe a Itaca, ignaro che in sua assenza anche la tranquilla vita a palazzo si sia trasformata in una battaglia di sopravvivenza quotidiana contro i Proci, gli aspiranti pretendi al trono, guidati da Antinoo (Robert Pattinson).

    Anne Hathaway e Tom Holland in una scena di Odyssey di Christopher Nolan
    Anne Hathaway e Tom Holland a Itaca in Odyssey di Christopher Nolan

    La narrazione non lineare e la dilatazione del tempo

    La particolarità di The Odyssey è quella di seguire una narrazione non lineare: la trama è ricca di flashback e di vere e proprie storie nelle storie, portando ad una dilatazione del tempo che ricorre sovente nella filmografia di Nolan. Il poema epico è incentrato intorno alle figure di Ulisse e di Telemaco. Mentre il viaggio di ritorno del padre si trasforma in un’epopea, il figlio, ormai adulto, continua a vivere nella speranza che Ulisse sia ancora vivo. È proprio questo sentimento ad alimentare la sua resistenza contro i malvagi Proci e a fronteggiare la minaccia di una crescente crisi a Itaca che rischia di compromettere la sua figura e quella di sua madre: la devota moglie di Ulisse subisce pressioni quotidiane affinché sposi un pretendente che reputi degno rinunciando all’improbabile idea che suo marito possa fare ritorno. 

    Robert Pattinson In Odyssey di Christopher Nolan
    Robert Pattinson è Antinoo in Odyssey di Christopher Nolan

    The Odyssey: La sacralità dell’ospite e la rinascita spirituale

    Gli intrecci della trama si sviluppano con fluidità e naturalezza intorno ad un tema molto caro alla civiltà greca: la sacralità dell’ospite. Tutta la società rispettava la Legge di Zeus, secondo la quale gli Dei potevano mimetizzarsi come forestieri per mettere alla prova gli anfitrioni. La violazione di tale codice era considerata un atto empio e disonorevole che porta all’esilio ed è il motivo per cui i Proci sono una costante spina nel fianco per Penelope e Telemaco

    Inoltre anche il tema del viaggio assume valori che vanno oltre il significato classico: nel poema di Omero il ritorno a casa simboleggia anche una rinascita spirituale costellata di sfide per essere considerato degno della ricompensa. Nella celebre sequenza del canto delle sirene, Ulisse non cede alle vane promesse sui sogni ma prova una forte disperazione nel realizzare quanto la guerra di Troia gli abbia sottratto a livello umano. 

    Il cast in una scena del film
    Center L to R: Jimmy Gonzales is Cepheus, Matt Damon is Odysseus and Himesh Patel is Eurylochus in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

    The odyssey: le battaglie in formato Imax

    In The Odyssey, Christopher Nolan lascia ampio spazio anche alle sequenze di azioni e alle battaglie: lo scontro con il ciclope Polifemo offre momenti di tensione e spaesamento dovuti all’immensità della creatura, che seppur dotata di un solo occhio si dimostra un avversario ostico; l’incontro con i giganti Lestrigoni offre fasi d’impatto grazie alle schermaglie corali e alla resa visiva del formato IMAX con cui è stato girato il film. 

    Le fasi finali della guerra di Troia vengono invece ricostruite attraverso diversi flashback che aggiungono di volta in volta dettagli crudi sulla brutalità della natura umana e sul sentimento di rabbia logorante, amplificato dopo dieci anni di stallo. 

    La caduta di Troia in Odyssey di Christopher Nolan
    La caduta di Troia in Odyssey di Christopher Nolan

    Il ruolo della donne: Penelope, calipso e Atena

    Nel film il ruolo della donna svolge un’importanza cruciale: Penelope è una moglie devota che si rifiuta di abbracciare l’idea che suo marito sia morto. In sua assenza cresce con sani e giusti valori il figlio Telemaco e ingannando i Proci con il celebre stratagemma della tela che disfa in segreto durante la notte.

    Calipso (Charlize Theron) e Atena (Zendaya) sono invece le guide di Ulisse: la prima sebbene in principio tenda a soggiogarlo con i fiori di Loto per alleviare la sofferenza della sua mente, lo aiuta ad affrontare i dolorosi ricordi che il protagonista ha deciso di dimenticare; la seconda invece appare nelle sue visioni come proiezione della sua mente, guidandolo nei momenti chiave o quando necessita maggiormente di aiuto, sostenendolo nella sua rinascita spirituale e preparandolo all’agognato ritorno a casa. 

    Matt Damon e Zendaya in una scena del film
    Matt Damon is Odysseus and Zendaya is Athena in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

    Conclusioni: un viaggio epico incredibile

    Christopher Nolan con The Odyssey firma un blockbuster autoriale in cui l’epica prende vita grazie ad una resa visiva mozzafiato. Ulisse non è solo il generale più intelligente di Agamennone, ma è un uomo spezzato dalla guerra e gravato dal peso della sua stessa intelligenza. La vittoria percepita come giusta si trasforma in un lunghissimo periodo di transizione nel quale emergono le ferite del suo animo: la lontananza da casa, dalla famiglia e dalla sua terra. La morte e la distruzione a cui ha assistito lo hanno segnato profondamente, mostrandogli la crudeltà di un mondo in balia del volere degli dei dove gli esseri umani sembrano marionette nelle loro mani. Ulisse  prima di tornare a vivere deve abbracciare i suoi fallimenti come uomo e accettare sè stesso.  In questo epico racconto Nolan ci ricorda come il viaggio più difficile sia quello dentro noi stessi. 

    The Odyssey

    2026

    Christopher Nolan

    172 min

    Epico, Avventura, Azione

    USA / UK

    Syncopy Inc.; Universal Pictures

    Universal Pictures

    Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Charlize Theron, Zendaya

    2026

  • Gran Paradiso Film Festival 2026: Programma e Ospiti

    Gran Paradiso Film Festival 2026: Programma e Ospiti

    Gran Paradiso Film Festival 2026: Natura, Cinema e Grandi Spunti di Riflessione

    Il cinema naturalistico non è mai stato una semplice finestra documentaristica sul mondo, e la nuova edizione del Gran Paradiso Film Festival sembra volerlo dimostrare con una forza straordinaria. Dal 27 luglio al 9 agosto 2026, lo splendido scenario del versante valdostano del Gran Paradiso tornerà a trasformarsi in un enorme laboratorio culturale a cielo aperto con una programmazione che intreccia cinema naturalistico, incontri, arte, memoria, scienza, turismo culturale e partecipazione del pubblico. Organizzato da Fondation Grand Paradis sotto l’ispirata guida artistica di Luisa Vuillermoz, l’evento spegne quest’anno 29 candeline, confermandosi come il terzo festival di cinematografia wildlife più longevo del pianeta.

    Scena del documentario Whispers in the Woods

    Il Tema: Oltre il Semplice Documentario

    Il filo conduttore scelto per il Gran Paradiso Film Festival 2026 è tanto affascinante quanto cruciale: “Dominio e coesistenza“. Non si tratta di una banale celebrazione della bellezza paesaggistica, ma di un viaggio nel cuore delle dinamiche relazionali della natura – preda e predatore, cooperazione e scontro, libertà e controllo – che inevitabilmente finisce per interrogare lo spettatore sul nostro modo di abitare la Terra e cosa significa rispetto del territorio. I numeri, del resto, parlano di un festival in salute e dalla chiara vocazione internazionale: ben 102 eventi complessivi, 80 proiezioni e una selezione durissima che ha visto l’iscrizione di 244 pellicole, con 14 prime nazionali e 3 assolute diffuse tra svariate località della Valle d’Aosta (come Cogne, Introd, Valsavarenche e Villeneuve) e 168 ore di streaming online e 3 mostre. 

    I Grandi Nomi: Dai César agli Oscar

    Per gli appassionati di cinema, il programma dei lungometraggi è semplicemente imperdibile. L’apertura a Cogne è affidata a Le Chant des Forêts del celebre fotografo e regista Vincent Munier, reduce dal trionfo ai César 2026 come Miglior Documentario e dalla Genziana d’oro a Trento. Un’opera visiva magnetica basata sulla pazienza e sull’arte dell’appostamento tra le foreste alsaziane.

    Altrettanto atteso è Pangolin: Kulu’s Journey di Pippa Ehrlich, già premio Oscar per My Octopus Teacher. La regista sudafricana sarà presente a Cogne il primo agosto per raccontare il delicato percorso di un cucciolo di pangolino sottratto al bracconaggio: una storia di cura e rinselvatichimento che esplora con delicatezza ed emozione il legame profondo tra uomo e animale. Ad arricchire la selezione ci saranno altri sguardi unici, dai conflitti uomo-orso di Pericolosamente vicini di Andreas Pichler fino a viaggi straordinari alla scoperta di giaguari, tartarughe e micro-ecosistemi.

    Scena del documentario Pangolin Kulu's Journey proiettato al festival

    Cultura Diffusa e Spazio al Pensiero

    Il festival non si ferma allo schermo. C’è grande attesa per la sezione De Rerum Natura, che trasforma il festival in una vera e propria piazza di pensiero pubblico. Tra gli ospiti di spicco spiccano l’economista Carlo Cottarelli, le grandi figure istituzionali Giuliano Amato e Marta Cartabia, la fisica Fabiola Gianotti (già direttrice del CERN) e lo zoologo Luigi Boitani, che affronterà lo spinoso tema della coesistenza con i grandi predatori, fondamentale proprio per le comunità alpine.

    Non mancherà lo spazio per i talenti locali con il progetto Cordata 4061, incentrato sull’alta quota vista da quindici giovani alpinisti valdostani accompagnati da guide del territorio che hanno vissuto l’esperienza tra bivacchi, creste e ghiacciai del Gran Paradiso trasformandola in tre cortometraggi intensi, e il cortometraggio Prima dell’Aurora di Chiara Zoja, dedicato alla memoria della partigiana Lola. Completano il quadro tre mostre d’arte diffuse sul territorio come quella di Barbara Tutino che presenterà il Cantico della Creature nelle Cappella di Ponte della Tina.

    Gran Paradiso film festival 2026: Come partecipare e votare

    Il pubblico avrà un ruolo attivo: la storica Giuria del Pubblico assegnerà infatti lo Stambecco d’Oro, mentre la sezione GPFF Online consentirà la visione e il voto in streaming dal 2 al 7 agosto. Un appuntamento imperdibile che unisce grande cinema, impegno civile e amore per l’ambiente. Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti a tutti su prenotazione tramite i siti www.gpff.it e www.grand-paradis.it e l’app Visit Gran Paradiso. 

  • Minions & Monsters: la recensione del film

    Minions & Monsters: la recensione del film

    Il film Minions & Monsters è distribuito da Universal Pictures a partire dal 1 luglio. Il regista Pierre Coffin torna a dirigere i simpatici esseri gialli in un’avventura alla conquista di Hollywood in un tripudio di omaggi e risate. Riusciranno gli adorabili Minions a realizzare il loro film sui mostri? Scoprilo nella recensione. 

    Minions & Monsters: alla conquista di Hollywood

    La trama di Minions & Monsters si focalizza sulla conquista di Hollywood da parte dei Minions ed è introdotta con un lungo flashback dalla voce fuori campo di una guida degli Studios della Universal: dopo vari tentativi di trovare un capo cattivissimo da servire, i simpatici protagonisti approdano a Los Angeles, dove vengono ingaggiati dal regista Max (doppiato in italiano da Maccio Capatonda) per fare film d’azione. Con l’arrivo della sonorizzazione i minions entrano in crisi, perché il minionese, un mix di lingue con cui si esprimono, non è di facile comprensione. Ridotti al lastrico e senza un lavoro, tre impavidi Minions (James, Henry ed Ed) decidono di produrre un loro film con mostri terribili. Il loro piano avrà successo? 

    Illumination’s MINIONS & MONSTERS, directed by Pierre Coffin.

    il potere della diversità e il viaggio dell’eroe

    Il film enfatizza il potere della diversità: James non è un Minion come gli altri. Il suo unico scopo non è vagabondare per la terra alla ricerca del capo più cattivo da servire ma si diverte a disegnare storie e mostri sul suo taccuino. Il suo comportamento lo porta spesso ad isolarsi dagli altri compagni d’avventura e ad esprimere in ogni modo il suo estro artistico. In seguito ad una disavventura conosce Henry, con cui stringe subito un sodalizio duraturo. Il protagonista non si omologa alle attitudini degli altri minions, ma sceglie di sviluppare le insolite capacità artistiche e di essere un pioniere per la sua specie nell’industria dell’intrattenimento, compiendo il viaggio dell’eroe: da figura emarginata a punto di riferimento per il gruppo. 

    A proposito di diversità il film include anche un carismatico alieno di nome Dort (Jesse Eisenberg), i cui piani malvagi, e la seguente fedeltà dei minions, saranno messi a dura prova dall’amore. 

    Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Minions & Monsters: la doppia anima del film

    Pierre Coffin dirige un film con una doppia anima: da un lato quella capace di dialogare con i bambini grazie alle varie gag con i minions che risultano sempre divertenti e buffe. Dall’altro quella dotata dell’effetto nostalgia capace di parlare con gli adulti. Minions & Monsters è infatti ricchissimo di citazioni e riferimenti cinematografici che costellano le varie sequenze del film: da George Lucas a Keanu Reeves in Matrix, la fuga di E.T. in bicicletta, il contrasto delle scene in bianco e nero rispetto all’uso del colore fino all’accompagnamento musicale del pianoforte per le sequenze che richiamano la sonorizzazione del cinema muto. Minions & Monsters è un omaggio alla storia del cinema e ad una Hollywood che non esiste più. Le scelte stilistiche del regista seguono gli sviluppi della narrazione, creando un parallelismo interessante. 

    James, Ed, Henry and Goomi in Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Il giudizio finale

    Minions & Monsters è veramente un esplosione di emozioni e di brio, che tra mostri evocati tramite rituali oscuri, invasioni aliene e la richiesta di diritto di voto alle donne è capace di intrattenere per tutta la sua durata di circa 90 minuti. Questa nuova deriva del franchise espande ulteriormente l’universo arricchendolo di personaggi nuovi ed indimenticabili donando al tempo stesso nuova linfa vitale ai minions. James, Henry ed Ed sono protagonisti riusciti che grazie alla loro determinazione e alla collaborazione reciproca sono capaci di vivere e portare a termine le esperienze che hanno sempre sognato. 

    Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Minions & Monsters

    2026

    Pierre Coffin

    90 min.

    Animazione

    USA

    Universal Pictures; Illumination Entertainment

    Universal Pictures

    Pierre Coffin; Christoph Waltz; Allison Janney; Jesse Eisenberg; Trey Parker; Zoey Deutch

    2026

  • Ricchi…da morire: recensione del film con Glen Powell

    Ricchi…da morire: recensione del film con Glen Powell

    Ricchi…da morire- Delitti in famiglia è il nuovo film di John Patton Ford con Glen Powell, Margaret Qualley ed Ed Harris. La dark comedy, disponibile al cinema distribuita da Lucky Red, è incentrata su una spietata lotta per l’eredità.

    La trama: un’immensa eredità

    Becket Redfellow (Glen Powell) è un reietto cresciuto lontano dalla sua dinastia miliardaria che lo ha rinnegato alla nascita. Nonostante le notevoli difficoltà economiche la mamma fa di tutto per crescerlo al meglio delle proprie possibilità, insegnandogli a suonare il pianoforte, a tirare con l’arco e altre attività e hobby che si addicono alla classe agiata. In un momento drammatico delle loro vite il figlio le promette di non arrendersi mai nella vita fino a quando non otterrà ciò che gli spetta di diritto. Determinato a riprendersi l’eredità, elabora un piano per eliminare uno a uno i parenti che lo separano dall’immensa eredità; tuttavia i suoi intenti omicidi sono incoraggiati e ostacolati al tempo stesso da Julia Steinway (Margaret Qualley), la donna di cui il protagonista è innamorato fin dalla sua infanzia. 

    Una scena da Ricchi…da morire -Delitti in Famiglia

    Ricchi…da morire: Il riscatto sociale e la vacuità del denaro

    Ricchi…da morire affronta il tema del riscatto sociale dal punto di vista di Becket. La perentoria decisione del capofamiglia Whitelaw Redfellow (Ed Harris) di esiliare la madre perché ha disonorato la famiglia rimanendo incinta, senza rispettare la sua decisione di mettere al mondo il figlio, lo condanna ad una vita umile e piena di rinunce. Vedere la vita spensierata e costellata di abbondanza delle persone ricche causa potenti sensazioni di frustrazione nel protagonista, costretto a svolgere piccole mansioni per potersi mantenere. Tuttavia, quando inizia a conoscere i membri della sua famiglia, si accorge di quanto siano vuote le loro vite pieni di eccessi, dove i soldi servono a mascherare mancanze di affetto, amicizie e solitudine. 

    Margaret Qualley interpreta Julia Steinway nella dark comedy Ricchi da morire
    Margaret Qualley in Ricchi…da morire -Delitti in famiglia

    Ruth e Julia: due facce dell’ambizione femminile

    L’opera di John Patton Ford offre un’interessante analisi anche delle figure femminili che circondano la vita del protagonista. Becket rimane affascinato da Ruth (Jessica Henwick), la fidanzata di suo cugino. I due sviluppano una relazione, perché la donna gli ricorda la semplicità della sua vita e di come per essere felici non serva la ricchezza. Il senso di intesa tra di loro è però ostacolato dal perenne senso di insoddisfazione che prova Becket nell’essere escluso dalla propria famiglia d’origine e dalla promessa che aveva fatto anni prima alla madre. L’altra figura negativa è invece Julia, che sprona il protagonista ad eliminare “la concorrenza” in modo da ottenere tutta l’eredità. L’amore della sua infanzia è però una figura cinica e manipolatrice, capace di far leva sul lato più oscuro del suo carattere.

    Entrambe le donne sono legate alla presenza o all’assenza di denaro, dimostrando il lato ambiguo che le contraddistingue e non contribuendo alla felicità di Becket, lasciandolo in questo modo nella solitudine affettiva che ha caratterizzato tutta la sua vita. 

    Glen Powell in una scena di Ricchi...da morire- Delitti in Famiglia

    Ricchi…da morire: I soldi comprano la felicità?

    Ricchi…da morire è un film avvincente e con un ottimo ritmo narrativo. La dark comedy evidenzia i lati oscuri della ricchezza e dell’arrivismo e serve come monito per ricordare che i soldi certamente aiutano ma non comprano la felicità, che sta nella semplicità. Quanto si è disposti a sacrificare per raggiungere i propri obiettivi? Il prezzo da pagare ne vale davvero la pena?  

    Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche la recensione di Fuze.

  • ‘Fuze-Conto alla rovescia’ recensione: un Heist movie esplosivo

    ‘Fuze-Conto alla rovescia’ recensione: un Heist movie esplosivo

    Fuze-Conto alla rovescia è finalmente disponibile distribuito da 01 Distribution. Dal regista di Hell or High Water, David Mackenzie, arriva un film ad alta tensione con Aaron Taylor-Johnson, Theo James e Sam Worthington. In questa recensione di Fuze – Conto alla rovescia analizzeremo perché questo thriller d’azione è uno dei titoli più interessanti della stagione.

    Il cuore di Londra sprofonda nel caos dopo il ritrovamento di una bomba inesplosa della Seconda Guerra mondiale in un cantiere. Mentre la città viene evacuata e le strade si trasformano in un campo di battaglia, una spietata banda di criminali sfrutta il panico per orchestrare un colpo spettacolare ad altissimo rischio.

    Fuze è un action/thriller capace di catturare l’attenzione per tutta la sua durata. Il regista gestisce in modo eccellente il doppio piano narrativo del film: da un lato il panico e la frustrazione dei cittadini nel dover evacuare le proprie case e il quartiere in attesa che la bomba venga disinnescata. Dall’altro una banda di rapinatori pronti a sfruttare il momento per compiere un’audace rapina in banca. D’altronde quando ricapita l’opportunità di avere un quartiere deserto e completamente privo di allarmi funzionanti?

    Un ritmo serrato tra rapina e suspense

    Il ritmo serrato del film alterna il punto di vista delle forze dell’ordine a quello dei rapinatori: se il primo è dominato dall’ansia scaturita dal disinnescare l’ordigno e salvaguardare le vite dei cittadini, le sezioni dei preparativi del furto in banca sono pura suspense. Ogni dettaglio conta e il timore di essere scoperti aumenta incessantemente. Fuze-Conto alla rovescia è un film capace di spostare con fluidità e naturalezza il fulcro della narrazione: se la prima parte del film si concentra sulla rapina e sulla bomba, la seconda si focalizza sulla natura umana e sull’avidità che attanaglia gli uomini quando sono in gioco grosse somme di denaro. Il film procede spedito nei circa novanta minuti della sua durata e tra segreti e inganni non lascia spazio alla noia. 

    Il cast di Fuze-Conto alla rovescia

    Theo James è il vero protagonista di Fuze; la sua interpretazione di Karalis poggia sul suo fascino e il suo essere arrogante. Al contrario X (Sam Worthington) è spietato e calcolatore, un rapinatore dal sangue freddo che non si fa scrupoli. Aaron Taylor Johnson interpreta invece il maggiore Will Tranter, un cecchino con un trascorso problematico in Afghanistan che sembra avere molto a cuore i membri della sua squadra. 

    Fuze-Conto alla rovescia è una vera e propria miccia, capace di infiammare lo schermo e di dar vita ad un action esplosivo dove nulla è come sembra grazie ai continui colpi di scena. Un heist movie intrigante ed adrenalinico che arricchisce il genere di un nuovo ed interessante capitolo. 

  • Recensione ‘Disclosure Day’: il nuovo film di Steven Spielberg

    Recensione ‘Disclosure Day’: il nuovo film di Steven Spielberg

    La recensione di Disclosure Day, l’ultimo film di Steven Spielberg, finalmente disponibile al cinema distribuito da Universal Pictures. Il regista americano torna non solo al genere che lo ha reso famoso nella storia del cinema, ma affronta anche uno dei temi a lui più cari: il rapporto con l’ignoto. Riuscirà il giorno della rivelazione a far luce su alcune delle domande che da decenni attanagliano l’opinione pubblica? 

    Emily Blunt, Joshua O’Connor e Colin Firth sono i protagonisti di questo film sugli U.F.O. e offrono un’interpretazione molto profonda. Joshua interpreta Daniel Kellner, un esperto di cybersicurezza che trafuga dati protetti da una potente azienda privata diretta da Noah Scanlon (Colin Firth). Margaret Fairchild, Emily Blunt, è invece una meteorologa della rete televisiva di Kansas City che durante una diretta viene “posseduta” da un’entità aliena. A completare il cast è Hugo, Colman Domingo, una figura chiave nel proteggere Daniel e Margaret da Noah.

    Emily Blunt nel film Disclosure Day di Steven Spielberg

    Disclosure Day: la trama e la paura dell’ignoto secondo Spielberg

    L’intera trama del film ruota attorno al concetto della paura dell’ignoto. Come potrebbe reagire l’umanità sapendo di non essere sola? Daniel e Margaret sono determinati a svelare questa verità a tutto il mondo, mentre Noah è disposto a tutto pur di proteggere questo segreto che dura ormai da oltre settant’anni. Verità, menzogna, fede e disinformazione sono strettamente legate in Disclosure Day, che alterna inseguimenti dal ritmo serrato a fasi di transizione in cui si approfondisce il punto di vista dei protagonisti. 

    L’alternanza del ritmo garantisce dei momenti di “respiro” per lo spettatore, che ha il tempo di filtrare quanto avviene a schermo. Il film è lontano dalla favola di E.T. e oltre che su sugli U.F.O. si interroga sull’umanità. In un epoca storica dominata da guerre ed egoismo, gli esseri umani hanno abbandonato da tempo il valore e l’importanza dell’empatia. 

    La stessa fidanzata di Daniel, Jane (Eve Hewson) esprime più perplessità che desiderio di conoscenza nell’apprendere i motivi etici per i quali il suo fidanzato abbia “tradito” l’azienda per cui lavorava. Il suo passato da novizia prima di abbandonare il convento non le permette di abbracciare la verità rivelata; non perché abbia perso la fede in Dio o in un essere superiore, ma perché ha smarrito la fiducia negli esseri umani. 

    Colin Firth in DISCLOSURE DAY, directed by Steven Spielberg.

    il significato del film

    In Disclosure Day Spielberg ritorna anche al tema dell’infanzia, il punto zero da cui si origina tutto e che ha reso Daniel e Margaret gli ambasciatori di verità che sono oggi. La filosofia del film, frutto della collaborazione del regista con lo sceneggiatore David Koepp e con il compositore John Williams, non mostra gli alieni come conquistatori come ne La Guerra dei Mondi, ma come rivelatori di una verità sopita vista come un dono da condividere. Quello che ne faremo, dipenderà esclusivamente da noi. 

  • CinemAmbiente 2026: tutti i vincitori e i film premiati della 29°Edizione

    CinemAmbiente 2026: tutti i vincitori e i film premiati della 29°Edizione

    Si è conclusa l’edizione 2026 del Festival Cinema Ambiente, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che da quasi trent’anni mappa le evoluzioni del documentario ecologico mondiale. I film presentati a Torino provenienti da tutto il mondo hanno dimostrato come il cinema militante contemporaneo preferisca abbandonare i freddi dati statistici per puntare tutto su una travolgente e profonda esperienza umana. Di seguito la lista dei premi CinemAmbiente 2026.

    CinemAmbiente 2026 premi: Premio miglior documentario

    Il prestigioso Premio Asja per il miglior documentario della sezione internazionale (del valore di € 5.000) è stato assegnato dalla giuria — composta come Jason Box, Gabriele Crescente, Lena Herzog, Kohei Saito e Cristina Piccino — allo straordinario Nuisance Bear di Jack Weisman e Gabriela Osio Vanden (co-produzione USA/Canada/Regno Unito).  Un’opera capace di mostrare l’ambiguo modo in cui l’uomo amministra il mondo e la natura. Visivamente ammaliante, il film danza costantemente nei contrasti, muovendosi tra il divertente, il tragico e il paradossale, senza mai rinunciare all’empatia profonda nel narrare il dramma dell’estinzione animale e dei nativi.

    Il festival ha visto anche il trionfo del toccante “Rua do Pescador, nº 6” di Bárbara Paz (Brasile). L’opera si è aggiudicata sia la Menzione speciale della giuria internazionale, sia il Premio IREN del pubblico (di € 1.500). La giuria ha voluto sottolineare come le storie personali nella battaglia per la sopravvivenza di una comunità così resiliente passino attraverso l’intensità stessa con cui l’autrice racconta una tragedia della sua terra. Merito di riprese immersive ma semplici, capaci di restituire dignità e bellezza agli sfollati, esaltando il fattore umano proprio nel suo momento più drammatico; una forza emotiva che ha inevitabilmente fatto breccia anche nel cuore degli spettatori in sala.

    Cortometraggi: La Sintesi Poetica della Crisi

    Il formato breve si conferma il terreno ideale per la sperimentazione visiva e la sintesi concettuale. Il Premio SMAT per il miglior cortometraggio della sezione internazionale (di € 1.500) è stato assegnato dai giurati Flavio Armone, Elisa Palazzi e Mathilde Thoreau a “A Voyage of Eulogies” di Jean-Pierre Pillay (Singapore 2026). L’opera è stata celebrata per la sua rara capacità di fondere con grande sensibilità  generi cinematografici diversi, affrontando il tema ambientale non attraverso numeri e tabelle, ma immergendo lo spettatore nelle sue dirette conseguenze emotive. Attraverso la memoria, l’assenza e le emozioni, il film rende percepibile il collasso ecologico, riuscendo nella difficile impresa di trasformare una questione globale complessa in un’esperienza intimamente umana che continua a risuonare a lungo dopo la visione.

    Nello stesso concorso, una meritata Menzione speciale è andata a “Amma, Do Giraffes Cry?” di Kartikeya Saxena(Repubblica Ceca), un lavoro che colpisce immediatamente per la straordinaria bellezza della fotografia e per l’indiscutibile qualità della regia. Lo sguardo del regista sugli animali si distingue per sensibilità, rappresentandoli come esseri viventi dotati di emozioni proprie e di una precisa dimensione esistenziale. Un quadro formale eccellente arricchito da una voce narrante e da un accurato lavoro sul paesaggio sonoro che, insieme, riescono a emozionare nel profondo.

    Made in Italy: Storie di Prossimità e Memoria Pasoliniana

    La sezione dedicata alle produzioni nazionali ha mostrato una vitalità sorprendente. Il Riconoscimento speciale “Gaetano Capizzi” per il miglior film della sezione Made in Italy (assegnato da Giulia Carluccio, Andrea Paco Mariani e Beppe Rovera) è andato a “Torneranno i lupi” di Bianca Vallino. Il comitato ha evidenziato come il cinema documentario trovi una delle sue espressioni più autentiche proprio nel racconto di storie di prossimità, capaci di attraversare la sfera intima, familiare e generazionale per aprirsi a una dimensione collettiva. Trasformare la propria biografia e il proprio vissuto in una narrazione universale che parli a tutti è una sfida complessa, ma l’autrice l’ha affrontata con delicatezza ed emozione, tessendo il filo rosso che unisce tre generazioni di donne legate al proprio territorio e alla propria comunità.

    La Menzione speciale della sezione è stata invece assegnata a “Tevere corsaro” di Pietro Balla e Monica Repetto, un’opera applaudita per la sua capacità netta, precisa e coraggiosa di coniugare la questione ambientale a quella sociale. Seguendo il solco — sia geografico che dell’immaginario — del grande maestro Pier Paolo Pasolini, il film fonde in modo drammatico la tutela dell’ambiente e la tutela dei diritti individuali e collettivi, dando vita a narrazioni di comunità utili a comprendere il nostro presente e a combattere ogni forma di ingiustizia.

    CinemAmbiente 2026: Premio Casacomune

    Il legame tra ecosistemi e l’anima profonda delle comunità è stato al centro del Premio Casacomune, assegnato a “Ma Prière à la mer – La mia preghiera al mare” di Davide Marino. Il film ha conquistato la giuria per aver saputo raccontare con forza poetica una delle grandi emergenze del nostro tempo, ovvero la perdita di biodiversità marina che minaccia le coste dell’Oceano Atlantico. Attraverso lo sguardo del protagonista Alassane, la ferita ecologica si trasforma in una profonda riflessione spirituale sul rapporto tra l’uomo e il mare, inteso nella cultura Lebu come presenza viva e sacra. Un’opera rara, capace di convertire la denuncia in preghiera e la nostalgia in speranza, invitandoci a riscoprire l’ascolto e la meraviglia verso la natura.

    CinemAmbiente 2026 premi: Premio Ambiente e società

    Spostandoci sul versante dei diritti, il Premio Ambiente e Società, istituito con la Cooperativa Sociale Arcobaleno e assegnato direttamente dai suoi lavoratori, è andato a “Silver” di Natalia Koniarz (Polonia/Norvegia/Finlandia). Le immagini del film racchiudono significati profondi che vanno oltre ciò che si vede, portando alla luce ciò che nella nostra quotidianità resta invisibile. Lo sguardo immobile, imperscrutabile e apparentemente rassegnato del bambino protagonista trasmette una sottile tristezza, dietro la quale si intuisce però il forte desiderio di comprendere e forse di cambiare il proprio destino.

    Nella stessa categoria, riceve una Menzione speciale il giornalismo d’inchiesta di “I nemici del popolo” di Andrea Marinelli, apprezzato per la sua nitida capacità di farci comprendere come le grandi multinazionali mettano in pericolo lo stato di diritto tanto dall’altra parte del mondo quanto sotto casa nostra.

    CinemAmbiente 2026 Premi: Slow Food e Piemonte Parchi

    Infine, l’attenzione alle risorse della Terra ha guidato la giuria di Slow Food Italia (Barbara Nappini, Serena Milano, Roberto Burdese e Piero Sardo) nell’assegnare il Premio Slow Food all’incantevole cortometraggio “Labouyi Bannann (Banana Soup)” di Geena Gasser (Svizzera). Un’opera in cui le banane danzano, recitano e si fanno scenografia per raccontare coralmente i paradossi del consumismo. Partendo dal mito della dea Timbehes, la magnifica biodiversità di questo frutto dà vita a un lavoro vivace che denuncia l’insostenibilità dell’agricoltura industriale intensiva. Splendide immagini, musica ricercata e un’originalità narrativa restituiscono in soli sette minuti un quadro critico senza mai rinunciare a una gioiosa ironia.

    Nuisance Bear porta a casa anche il Premio Piemonte Parchi, assegnato dal personale delle Aree protette e dalla rivista omonima per aver saputo raccontare in maniera innovativa l’importanza della biodiversità vista in un’ottica di coesistenza tra specie all’interno dei cambiamenti climatici in atto. Un trionfo che permetterà ai registi di vedere piantati ben 100 alberi nella Foresta condivisa del Po piemontese, siglando con un’azione concreta il messaggio del film.

  • Michel Gondry: intervista alla Scuola Holden e premio Stella della Mole

    Michel Gondry: intervista alla Scuola Holden e premio Stella della Mole

    La visione del regista Premio Oscar Michel Gondry ha incontrato la magia della Scuola Holden di Torino. Tra le figure più originali del cinema contemporaneo, Michel Gondry ha condiviso la propria visione artistica con la Scuola Holden quale laboratorio di narrazioni e creatività, che nell’ultima settimana si è trasformato in un set cinematografico a cielo aperto, ricreando 14 ambientazioni temporanee per offrire a studenti e cittadini la possibilità di partecipare al laboratorio pratico L’Usine de Films Amateurs.

    A Torino più di 600 persone provenienti da tutta Italia hanno sperimentato in prima persona la creazione di un film, avendo tre ore per scrivere, girare, montare e proiettare un cortometraggio. Il regista Premio Oscar è stato protagonista di una Masterclass condotta in dialogo con il direttore del Museo del Cinema Carlo Chatrian. In questa straordinaria cornice istituzionale , a Michel Gondry è stato consegnato il prestigioso premio Stella della Mole, un riconoscimento tributatogli dal Museo Nazionale del Cinema per celebrare il suo eccezionale contributo all’arte visiva contemporanea.

    L’intervista si è rivelata un viaggio attraverso le opere che hanno plasmato la visione del regista. 

    LA FRAMMENTAZIONE DELLA MEMORIA IN ‘SE MI LASCI TI CANCELLO’

    Nel film Se mi lasci ti cancello la scenografia si fa portatrice degli stati psicologici dei personaggi. Come è riuscito a tradurre visivamente la natura frammentaria dei ricordi e dei sogni senza perdere il filo della narrazione emotiva?

    Questa è una domanda davvero interessante, grazie. La verità è che la sfida è stata titanica. L’approccio iniziale suggerito sulla carta da Charlie Kaufman prevedeva che la conclusione di ogni singolo ricordo all’interno della mente del protagonista coincidesse con una sorta di svuotamento totale, una dissolvenza quasi teatrale. Tuttavia, non appena abbiamo iniziato a girare, mi sono reso conto che questo espediente rischiava di spingere gli attori verso una recitazione eccessivamente impostata, artificiosa e fredda.

    Io cercavo l’esatto opposto: per me era vitale preservare la massima intensità emotiva. Insieme alla troupe abbiamo quindi architettato degli escamotage visivi e sonori alternativi, capaci di suggerire lo svanire del ricordo in modo molto più intimo e viscerale. In primo luogo, abbiamo usato il design sonoro immersivo: manipolavamo e abbassavamo progressivamente il volume della voce del protagonista fino a farla sfumare nel silenzio assoluto, restituendo lo smarrimento psicologico.

    Poi, abbiamo cercato la contaminazione surreale degli spazi: per connettere la realtà fisica con la dimensione psichica del ricordo, abbiamo ricreato l’effetto della pioggia esterna facendola cadere direttamente all’interno della stanza, fondendo i due mondi. Infine, ho applicato il cortocircuito controllato della recitazione: ho chiesto a Jim Carrey e Kate Winslet di scambiarsi all’improvviso le battute scritte sul copione o di fingere deliberatamente di non ricordare le parole dell’altro. Questo ha introdotto sul set un’esitazione autentica, una fragilità reale che ha restituito l’instabilità tipica dei processi della memoria senza spezzare la tensione sentimentale.

    L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA DEMOCRATIZZAZIONE LOW-BUDGET

    Pensa che l’intelligenza artificiale possa mettere a repentaglio la creatività e la spontaneità dell’immaginazione cinematografica?

    È indubbio che l’intelligenza artificiale andrà a sostituire diversi posti di lavoro, ed è un rischio assolutamente reale con cui la società dovrà fare i conti. Tuttavia, se proviamo a ribaltare la prospettiva artistica, c’è un risvolto inaspettatamente positivo che definirei la vera democratizzazione del fare cinema. Pensiamo a quelle piccolissime produzioni indipendenti che lavorano con budget ridottissimi; se un giovane regista ha l’esigenza espressiva di inserire una grande esplosione nel proprio film, di dare una tonalità cromatica diversa al cielo o di spostare virtualmente un elemento dall’inquadratura, ma non possiede i fondi per farlo fisicamente sul set, l’IA si trasforma in uno strumento accessibile e straordinario per realizzare la propria visione senza barriere economiche.

    La mia vera preoccupazione non risiede nel mezzo tecnologico in sé, ma nelle sue conseguenze sociali: temo il modo in cui i detentori del potere aziendale useranno l’IA nei confronti dei lavoratori, aumentando la precarietà. È questo scenario di prevaricazione che mi spaventa maggiormente.

    LA CRITICA D’ARTE E LA GERARCHIA CULTURALE

    Molti autori scelgono di superare i confini tradizionali dello schermo curando mostre d’arte. Ha mai valutato di mettere la sua visione al servizio di spazi espositivi in modo permanente?

    In passato ho accettato di curare un’esposizione in Giappone, ma nutro un rapporto complesso con quel circuito. Esiste una gerarchia culturale invisibile ma spietata agli occhi dei media e della critica specialistica: la pubblicità occupa il gradino più basso, subito sopra troviamo il videoclip, poi il lungometraggio e, infine, al vertice, l’arte moderna.

    Se un artista si muove dal basso verso l’alto — partendo dall’arte contemporanea per approdare al cinema — la stampa lo accoglie con ovazioni. Se invece compi il percorso inverso, muovendoti dal cinema d’autore verso le gallerie d’arte, la critica tende a massacrarti senza appello. Quando ho presentato la mia prima installazione in una galleria d’arte, i media mi hanno letteralmente ridotto a pezzettini. Per questa ragione, al momento, preferisco mantenere una netta distanza dalle istituzioni museali.

    L’ESTETICA DELL’ALGORITMO E IL NUOVO FILM HORROR

    Sta già sperimentando o integrando l’uso dell’intelligenza artificiale nei suoi lavori correnti?  Quali sono i progetti su cui si sta concentrando in questo momento?

    No, non ho ancora avuto l’occasione concreta di utilizzarla direttamente nelle mie produzioni. Dal mio punto di vista, il pericolo estetico più grande legato all’IA risiede nella rapidissima obsolescenza del risultato visivo che ne deriva. Ci si stanca con estrema facilità delle immagini standardizzate generate da un algoritmo. È una dinamica che mi ricorda da vicino quanto accaduto con i sintetizzatori musicali negli anni ’80. La tecnologia continuerà a evolversi, ma le immagini sintetiche rischiano di invecchiare con precoce rapidità. Per quanto riguarda il mio futuro imminente, tra circa due settimane inizierò ufficialmente a girare il mio prossimo lungometraggio. Si intitolerà Le Petit Peur (Piccole Paure) e, per la prima volta nella mia carriera, mi misurerò direttamente con le regole e i codici del genere horror.

    La presenza di Michel Gondry a Torino, sostenuta dal Museo Nazionale del Cinema e dalla Scuola Holden con la collaborazione di Alliance Française e SNCF, lascia una lezione preziosa a chiunque voglia fare comunicazione visiva: il grande cinema non dipende dalla perfezione tecnologica, ma dalla forza primitiva delle idee, dall’onestità delle emozioni umane e dal coraggio di saper giocare con le proprie imperfezioni.