Categoria: Cinema

  • The Odyssey di Christopher Nolan: la recensione

    The Odyssey di Christopher Nolan: la recensione

    A distanza di tre anni dal successo di Oppenheimer, Christopher Nolan torna dietro la macchina da presa per misurarsi con il mito: The Odyssey, un viaggio visivo che reinterpreta il poema epico di Omero. Con una durata di quasi tre ore e un cast eccezionale (Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Charlize Theron, Robert Pattinson, Samantha Morton e Zendaya), il film uscirà nelle sale italiane il 16 luglio, distribuito da Universal Pictures.

    The Odyssey: la trama del film

    The Odyssey segue la storia di Ulisse e del suo travagliato viaggio di ritorno in patria. Il protagonista, interpretato magistralmente da Matt Damon, è salpato da Itaca per aiutare Agamennone nella guerra contro Troia, lasciando la moglie Penelope (Anne Hathaway) come reggente al trono e un figlio in fasce, Telemaco (Tom Holland). Dopo dieci anni la guerra viene vinta grazie al celebre cavallo di Troia, un arguto stratagemma che permette di ribaltare le sorti della battaglia e di garantire l’accesso alla città da parte dell’esercito greco, altrimenti inespugnabile. L’Odissea segue il viaggio di ritorno dell’eroe a Itaca, ignaro che in sua assenza anche la tranquilla vita a palazzo si sia trasformata in una battaglia di sopravvivenza quotidiana contro i Proci, gli aspiranti pretendi al trono, guidati da Antinoo (Robert Pattinson).

    Anne Hathaway e Tom Holland in una scena di Odyssey di Christopher Nolan
    Anne Hathaway e Tom Holland a Itaca in Odyssey di Christopher Nolan

    La narrazione non lineare e la dilatazione del tempo

    La particolarità di The Odyssey è quella di seguire una narrazione non lineare: la trama è ricca di flashback e di vere e proprie storie nelle storie, portando ad una dilatazione del tempo che ricorre sovente nella filmografia di Nolan. Il poema epico è incentrato intorno alle figure di Ulisse e di Telemaco. Mentre il viaggio di ritorno del padre si trasforma in un’epopea, il figlio, ormai adulto, continua a vivere nella speranza che Ulisse sia ancora vivo. È proprio questo sentimento ad alimentare la sua resistenza contro i malvagi Proci e a fronteggiare la minaccia di una crescente crisi a Itaca che rischia di compromettere la sua figura e quella di sua madre: la devota moglie di Ulisse subisce pressioni quotidiane affinché sposi un pretendente che reputi degno rinunciando all’improbabile idea che suo marito possa fare ritorno. 

    Robert Pattinson In Odyssey di Christopher Nolan
    Robert Pattinson è Antinoo in Odyssey di Christopher Nolan

    The Odyssey: La sacralità dell’ospite e la rinascita spirituale

    Gli intrecci della trama si sviluppano con fluidità e naturalezza intorno ad un tema molto caro alla civiltà greca: la sacralità dell’ospite. Tutta la società rispettava la Legge di Zeus, secondo la quale gli Dei potevano mimetizzarsi come forestieri per mettere alla prova gli anfitrioni. La violazione di tale codice era considerata un atto empio e disonorevole che porta all’esilio ed è il motivo per cui i Proci sono una costante spina nel fianco per Penelope e Telemaco

    Inoltre anche il tema del viaggio assume valori che vanno oltre il significato classico: nel poema di Omero il ritorno a casa simboleggia anche una rinascita spirituale costellata di sfide per essere considerato degno della ricompensa. Nella celebre sequenza del canto delle sirene, Ulisse non cede alle vane promesse sui sogni ma prova una forte disperazione nel realizzare quanto la guerra di Troia gli abbia sottratto a livello umano. 

    Il cast in una scena del film
    Center L to R: Jimmy Gonzales is Cepheus, Matt Damon is Odysseus and Himesh Patel is Eurylochus in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

    The odyssey: le battaglie in formato Imax

    In The Odyssey, Christopher Nolan lascia ampio spazio anche alle sequenze di azioni e alle battaglie: lo scontro con il ciclope Polifemo offre momenti di tensione e spaesamento dovuti all’immensità della creatura, che seppur dotata di un solo occhio si dimostra un avversario ostico; l’incontro con i giganti Lestrigoni offre fasi d’impatto grazie alle schermaglie corali e alla resa visiva del formato IMAX con cui è stato girato il film. 

    Le fasi finali della guerra di Troia vengono invece ricostruite attraverso diversi flashback che aggiungono di volta in volta dettagli crudi sulla brutalità della natura umana e sul sentimento di rabbia logorante, amplificato dopo dieci anni di stallo. 

    La caduta di Troia in Odyssey di Christopher Nolan
    La caduta di Troia in Odyssey di Christopher Nolan

    Il ruolo della donne: Penelope, calipso e Atena

    Nel film il ruolo della donna svolge un’importanza cruciale: Penelope è una moglie devota che si rifiuta di abbracciare l’idea che suo marito sia morto. In sua assenza cresce con sani e giusti valori il figlio Telemaco e ingannando i Proci con il celebre stratagemma della tela che disfa in segreto durante la notte.

    Calipso (Charlize Theron) e Atena (Zendaya) sono invece le guide di Ulisse: la prima sebbene in principio tenda a soggiogarlo con i fiori di Loto per alleviare la sofferenza della sua mente, lo aiuta ad affrontare i dolorosi ricordi che il protagonista ha deciso di dimenticare; la seconda invece appare nelle sue visioni come proiezione della sua mente, guidandolo nei momenti chiave o quando necessita maggiormente di aiuto, sostenendolo nella sua rinascita spirituale e preparandolo all’agognato ritorno a casa. 

    Matt Damon e Zendaya in una scena del film
    Matt Damon is Odysseus and Zendaya is Athena in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

    Conclusioni: un viaggio epico incredibile

    Christopher Nolan con The Odyssey firma un blockbuster autoriale in cui l’epica prende vita grazie ad una resa visiva mozzafiato. Ulisse non è solo il generale più intelligente di Agamennone, ma è un uomo spezzato dalla guerra e gravato dal peso della sua stessa intelligenza. La vittoria percepita come giusta si trasforma in un lunghissimo periodo di transizione nel quale emergono le ferite del suo animo: la lontananza da casa, dalla famiglia e dalla sua terra. La morte e la distruzione a cui ha assistito lo hanno segnato profondamente, mostrandogli la crudeltà di un mondo in balia del volere degli dei dove gli esseri umani sembrano marionette nelle loro mani. Ulisse  prima di tornare a vivere deve abbracciare i suoi fallimenti come uomo e accettare sè stesso.  In questo epico racconto Nolan ci ricorda come il viaggio più difficile sia quello dentro noi stessi. 

    The Odyssey

    2026

    Christopher Nolan

    172 min

    Epico, Avventura, Azione

    USA / UK

    Syncopy Inc.; Universal Pictures

    Universal Pictures

    Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Charlize Theron, Zendaya

    2026

  • Gran Paradiso Film Festival 2026: Programma e Ospiti

    Gran Paradiso Film Festival 2026: Programma e Ospiti

    Gran Paradiso Film Festival 2026: Natura, Cinema e Grandi Spunti di Riflessione

    Il cinema naturalistico non è mai stato una semplice finestra documentaristica sul mondo, e la nuova edizione del Gran Paradiso Film Festival sembra volerlo dimostrare con una forza straordinaria. Dal 27 luglio al 9 agosto 2026, lo splendido scenario del versante valdostano del Gran Paradiso tornerà a trasformarsi in un enorme laboratorio culturale a cielo aperto con una programmazione che intreccia cinema naturalistico, incontri, arte, memoria, scienza, turismo culturale e partecipazione del pubblico. Organizzato da Fondation Grand Paradis sotto l’ispirata guida artistica di Luisa Vuillermoz, l’evento spegne quest’anno 29 candeline, confermandosi come il terzo festival di cinematografia wildlife più longevo del pianeta.

    Scena del documentario Whispers in the Woods

    Il Tema: Oltre il Semplice Documentario

    Il filo conduttore scelto per il Gran Paradiso Film Festival 2026 è tanto affascinante quanto cruciale: “Dominio e coesistenza“. Non si tratta di una banale celebrazione della bellezza paesaggistica, ma di un viaggio nel cuore delle dinamiche relazionali della natura – preda e predatore, cooperazione e scontro, libertà e controllo – che inevitabilmente finisce per interrogare lo spettatore sul nostro modo di abitare la Terra e cosa significa rispetto del territorio. I numeri, del resto, parlano di un festival in salute e dalla chiara vocazione internazionale: ben 102 eventi complessivi, 80 proiezioni e una selezione durissima che ha visto l’iscrizione di 244 pellicole, con 14 prime nazionali e 3 assolute diffuse tra svariate località della Valle d’Aosta (come Cogne, Introd, Valsavarenche e Villeneuve) e 168 ore di streaming online e 3 mostre. 

    I Grandi Nomi: Dai César agli Oscar

    Per gli appassionati di cinema, il programma dei lungometraggi è semplicemente imperdibile. L’apertura a Cogne è affidata a Le Chant des Forêts del celebre fotografo e regista Vincent Munier, reduce dal trionfo ai César 2026 come Miglior Documentario e dalla Genziana d’oro a Trento. Un’opera visiva magnetica basata sulla pazienza e sull’arte dell’appostamento tra le foreste alsaziane.

    Altrettanto atteso è Pangolin: Kulu’s Journey di Pippa Ehrlich, già premio Oscar per My Octopus Teacher. La regista sudafricana sarà presente a Cogne il primo agosto per raccontare il delicato percorso di un cucciolo di pangolino sottratto al bracconaggio: una storia di cura e rinselvatichimento che esplora con delicatezza ed emozione il legame profondo tra uomo e animale. Ad arricchire la selezione ci saranno altri sguardi unici, dai conflitti uomo-orso di Pericolosamente vicini di Andreas Pichler fino a viaggi straordinari alla scoperta di giaguari, tartarughe e micro-ecosistemi.

    Scena del documentario Pangolin Kulu's Journey proiettato al festival

    Cultura Diffusa e Spazio al Pensiero

    Il festival non si ferma allo schermo. C’è grande attesa per la sezione De Rerum Natura, che trasforma il festival in una vera e propria piazza di pensiero pubblico. Tra gli ospiti di spicco spiccano l’economista Carlo Cottarelli, le grandi figure istituzionali Giuliano Amato e Marta Cartabia, la fisica Fabiola Gianotti (già direttrice del CERN) e lo zoologo Luigi Boitani, che affronterà lo spinoso tema della coesistenza con i grandi predatori, fondamentale proprio per le comunità alpine.

    Non mancherà lo spazio per i talenti locali con il progetto Cordata 4061, incentrato sull’alta quota vista da quindici giovani alpinisti valdostani accompagnati da guide del territorio che hanno vissuto l’esperienza tra bivacchi, creste e ghiacciai del Gran Paradiso trasformandola in tre cortometraggi intensi, e il cortometraggio Prima dell’Aurora di Chiara Zoja, dedicato alla memoria della partigiana Lola. Completano il quadro tre mostre d’arte diffuse sul territorio come quella di Barbara Tutino che presenterà il Cantico della Creature nelle Cappella di Ponte della Tina.

    Gran Paradiso film festival 2026: Come partecipare e votare

    Il pubblico avrà un ruolo attivo: la storica Giuria del Pubblico assegnerà infatti lo Stambecco d’Oro, mentre la sezione GPFF Online consentirà la visione e il voto in streaming dal 2 al 7 agosto. Un appuntamento imperdibile che unisce grande cinema, impegno civile e amore per l’ambiente. Tutti gli eventi sono gratuiti e aperti a tutti su prenotazione tramite i siti www.gpff.it e www.grand-paradis.it e l’app Visit Gran Paradiso. 

  • Minions & Monsters: la recensione del film

    Minions & Monsters: la recensione del film

    Il film Minions & Monsters è distribuito da Universal Pictures a partire dal 1 luglio. Il regista Pierre Coffin torna a dirigere i simpatici esseri gialli in un’avventura alla conquista di Hollywood in un tripudio di omaggi e risate. Riusciranno gli adorabili Minions a realizzare il loro film sui mostri? Scoprilo nella recensione. 

    Minions & Monsters: alla conquista di Hollywood

    La trama di Minions & Monsters si focalizza sulla conquista di Hollywood da parte dei Minions ed è introdotta con un lungo flashback dalla voce fuori campo di una guida degli Studios della Universal: dopo vari tentativi di trovare un capo cattivissimo da servire, i simpatici protagonisti approdano a Los Angeles, dove vengono ingaggiati dal regista Max (doppiato in italiano da Maccio Capatonda) per fare film d’azione. Con l’arrivo della sonorizzazione i minions entrano in crisi, perché il minionese, un mix di lingue con cui si esprimono, non è di facile comprensione. Ridotti al lastrico e senza un lavoro, tre impavidi Minions (James, Henry ed Ed) decidono di produrre un loro film con mostri terribili. Il loro piano avrà successo? 

    Illumination’s MINIONS & MONSTERS, directed by Pierre Coffin.

    il potere della diversità e il viaggio dell’eroe

    Il film enfatizza il potere della diversità: James non è un Minion come gli altri. Il suo unico scopo non è vagabondare per la terra alla ricerca del capo più cattivo da servire ma si diverte a disegnare storie e mostri sul suo taccuino. Il suo comportamento lo porta spesso ad isolarsi dagli altri compagni d’avventura e ad esprimere in ogni modo il suo estro artistico. In seguito ad una disavventura conosce Henry, con cui stringe subito un sodalizio duraturo. Il protagonista non si omologa alle attitudini degli altri minions, ma sceglie di sviluppare le insolite capacità artistiche e di essere un pioniere per la sua specie nell’industria dell’intrattenimento, compiendo il viaggio dell’eroe: da figura emarginata a punto di riferimento per il gruppo. 

    A proposito di diversità il film include anche un carismatico alieno di nome Dort (Jesse Eisenberg), i cui piani malvagi, e la seguente fedeltà dei minions, saranno messi a dura prova dall’amore. 

    Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Minions & Monsters: la doppia anima del film

    Pierre Coffin dirige un film con una doppia anima: da un lato quella capace di dialogare con i bambini grazie alle varie gag con i minions che risultano sempre divertenti e buffe. Dall’altro quella dotata dell’effetto nostalgia capace di parlare con gli adulti. Minions & Monsters è infatti ricchissimo di citazioni e riferimenti cinematografici che costellano le varie sequenze del film: da George Lucas a Keanu Reeves in Matrix, la fuga di E.T. in bicicletta, il contrasto delle scene in bianco e nero rispetto all’uso del colore fino all’accompagnamento musicale del pianoforte per le sequenze che richiamano la sonorizzazione del cinema muto. Minions & Monsters è un omaggio alla storia del cinema e ad una Hollywood che non esiste più. Le scelte stilistiche del regista seguono gli sviluppi della narrazione, creando un parallelismo interessante. 

    James, Ed, Henry and Goomi in Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Il giudizio finale

    Minions & Monsters è veramente un esplosione di emozioni e di brio, che tra mostri evocati tramite rituali oscuri, invasioni aliene e la richiesta di diritto di voto alle donne è capace di intrattenere per tutta la sua durata di circa 90 minuti. Questa nuova deriva del franchise espande ulteriormente l’universo arricchendolo di personaggi nuovi ed indimenticabili donando al tempo stesso nuova linfa vitale ai minions. James, Henry ed Ed sono protagonisti riusciti che grazie alla loro determinazione e alla collaborazione reciproca sono capaci di vivere e portare a termine le esperienze che hanno sempre sognato. 

    Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Minions & Monsters

    2026

    Pierre Coffin

    90 min.

    Animazione

    USA

    Universal Pictures; Illumination Entertainment

    Universal Pictures

    Pierre Coffin; Christoph Waltz; Allison Janney; Jesse Eisenberg; Trey Parker; Zoey Deutch

    2026

  • Ricchi…da morire: recensione del film con Glen Powell

    Ricchi…da morire: recensione del film con Glen Powell

    Ricchi…da morire- Delitti in famiglia è il nuovo film di John Patton Ford con Glen Powell, Margaret Qualley ed Ed Harris. La dark comedy, disponibile al cinema distribuita da Lucky Red, è incentrata su una spietata lotta per l’eredità.

    La trama: un’immensa eredità

    Becket Redfellow (Glen Powell) è un reietto cresciuto lontano dalla sua dinastia miliardaria che lo ha rinnegato alla nascita. Nonostante le notevoli difficoltà economiche la mamma fa di tutto per crescerlo al meglio delle proprie possibilità, insegnandogli a suonare il pianoforte, a tirare con l’arco e altre attività e hobby che si addicono alla classe agiata. In un momento drammatico delle loro vite il figlio le promette di non arrendersi mai nella vita fino a quando non otterrà ciò che gli spetta di diritto. Determinato a riprendersi l’eredità, elabora un piano per eliminare uno a uno i parenti che lo separano dall’immensa eredità; tuttavia i suoi intenti omicidi sono incoraggiati e ostacolati al tempo stesso da Julia Steinway (Margaret Qualley), la donna di cui il protagonista è innamorato fin dalla sua infanzia. 

    Una scena da Ricchi…da morire -Delitti in Famiglia

    Ricchi…da morire: Il riscatto sociale e la vacuità del denaro

    Ricchi…da morire affronta il tema del riscatto sociale dal punto di vista di Becket. La perentoria decisione del capofamiglia Whitelaw Redfellow (Ed Harris) di esiliare la madre perché ha disonorato la famiglia rimanendo incinta, senza rispettare la sua decisione di mettere al mondo il figlio, lo condanna ad una vita umile e piena di rinunce. Vedere la vita spensierata e costellata di abbondanza delle persone ricche causa potenti sensazioni di frustrazione nel protagonista, costretto a svolgere piccole mansioni per potersi mantenere. Tuttavia, quando inizia a conoscere i membri della sua famiglia, si accorge di quanto siano vuote le loro vite pieni di eccessi, dove i soldi servono a mascherare mancanze di affetto, amicizie e solitudine. 

    Margaret Qualley interpreta Julia Steinway nella dark comedy Ricchi da morire
    Margaret Qualley in Ricchi…da morire -Delitti in famiglia

    Ruth e Julia: due facce dell’ambizione femminile

    L’opera di John Patton Ford offre un’interessante analisi anche delle figure femminili che circondano la vita del protagonista. Becket rimane affascinato da Ruth (Jessica Henwick), la fidanzata di suo cugino. I due sviluppano una relazione, perché la donna gli ricorda la semplicità della sua vita e di come per essere felici non serva la ricchezza. Il senso di intesa tra di loro è però ostacolato dal perenne senso di insoddisfazione che prova Becket nell’essere escluso dalla propria famiglia d’origine e dalla promessa che aveva fatto anni prima alla madre. L’altra figura negativa è invece Julia, che sprona il protagonista ad eliminare “la concorrenza” in modo da ottenere tutta l’eredità. L’amore della sua infanzia è però una figura cinica e manipolatrice, capace di far leva sul lato più oscuro del suo carattere.

    Entrambe le donne sono legate alla presenza o all’assenza di denaro, dimostrando il lato ambiguo che le contraddistingue e non contribuendo alla felicità di Becket, lasciandolo in questo modo nella solitudine affettiva che ha caratterizzato tutta la sua vita. 

    Glen Powell in una scena di Ricchi...da morire- Delitti in Famiglia

    Ricchi…da morire: I soldi comprano la felicità?

    Ricchi…da morire è un film avvincente e con un ottimo ritmo narrativo. La dark comedy evidenzia i lati oscuri della ricchezza e dell’arrivismo e serve come monito per ricordare che i soldi certamente aiutano ma non comprano la felicità, che sta nella semplicità. Quanto si è disposti a sacrificare per raggiungere i propri obiettivi? Il prezzo da pagare ne vale davvero la pena?  

    Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche la recensione di Fuze.

  • ‘Fuze-Conto alla rovescia’ recensione: un Heist movie esplosivo

    ‘Fuze-Conto alla rovescia’ recensione: un Heist movie esplosivo

    Fuze-Conto alla rovescia è finalmente disponibile distribuito da 01 Distribution. Dal regista di Hell or High Water, David Mackenzie, arriva un film ad alta tensione con Aaron Taylor-Johnson, Theo James e Sam Worthington. In questa recensione di Fuze – Conto alla rovescia analizzeremo perché questo thriller d’azione è uno dei titoli più interessanti della stagione.

    Il cuore di Londra sprofonda nel caos dopo il ritrovamento di una bomba inesplosa della Seconda Guerra mondiale in un cantiere. Mentre la città viene evacuata e le strade si trasformano in un campo di battaglia, una spietata banda di criminali sfrutta il panico per orchestrare un colpo spettacolare ad altissimo rischio.

    Fuze è un action/thriller capace di catturare l’attenzione per tutta la sua durata. Il regista gestisce in modo eccellente il doppio piano narrativo del film: da un lato il panico e la frustrazione dei cittadini nel dover evacuare le proprie case e il quartiere in attesa che la bomba venga disinnescata. Dall’altro una banda di rapinatori pronti a sfruttare il momento per compiere un’audace rapina in banca. D’altronde quando ricapita l’opportunità di avere un quartiere deserto e completamente privo di allarmi funzionanti?

    Un ritmo serrato tra rapina e suspense

    Il ritmo serrato del film alterna il punto di vista delle forze dell’ordine a quello dei rapinatori: se il primo è dominato dall’ansia scaturita dal disinnescare l’ordigno e salvaguardare le vite dei cittadini, le sezioni dei preparativi del furto in banca sono pura suspense. Ogni dettaglio conta e il timore di essere scoperti aumenta incessantemente. Fuze-Conto alla rovescia è un film capace di spostare con fluidità e naturalezza il fulcro della narrazione: se la prima parte del film si concentra sulla rapina e sulla bomba, la seconda si focalizza sulla natura umana e sull’avidità che attanaglia gli uomini quando sono in gioco grosse somme di denaro. Il film procede spedito nei circa novanta minuti della sua durata e tra segreti e inganni non lascia spazio alla noia. 

    Il cast di Fuze-Conto alla rovescia

    Theo James è il vero protagonista di Fuze; la sua interpretazione di Karalis poggia sul suo fascino e il suo essere arrogante. Al contrario X (Sam Worthington) è spietato e calcolatore, un rapinatore dal sangue freddo che non si fa scrupoli. Aaron Taylor Johnson interpreta invece il maggiore Will Tranter, un cecchino con un trascorso problematico in Afghanistan che sembra avere molto a cuore i membri della sua squadra. 

    Fuze-Conto alla rovescia è una vera e propria miccia, capace di infiammare lo schermo e di dar vita ad un action esplosivo dove nulla è come sembra grazie ai continui colpi di scena. Un heist movie intrigante ed adrenalinico che arricchisce il genere di un nuovo ed interessante capitolo. 

  • Recensione ‘Disclosure Day’: il nuovo film di Steven Spielberg

    Recensione ‘Disclosure Day’: il nuovo film di Steven Spielberg

    La recensione di Disclosure Day, l’ultimo film di Steven Spielberg, finalmente disponibile al cinema distribuito da Universal Pictures. Il regista americano torna non solo al genere che lo ha reso famoso nella storia del cinema, ma affronta anche uno dei temi a lui più cari: il rapporto con l’ignoto. Riuscirà il giorno della rivelazione a far luce su alcune delle domande che da decenni attanagliano l’opinione pubblica? 

    Emily Blunt, Joshua O’Connor e Colin Firth sono i protagonisti di questo film sugli U.F.O. e offrono un’interpretazione molto profonda. Joshua interpreta Daniel Kellner, un esperto di cybersicurezza che trafuga dati protetti da una potente azienda privata diretta da Noah Scanlon (Colin Firth). Margaret Fairchild, Emily Blunt, è invece una meteorologa della rete televisiva di Kansas City che durante una diretta viene “posseduta” da un’entità aliena. A completare il cast è Hugo, Colman Domingo, una figura chiave nel proteggere Daniel e Margaret da Noah.

    Emily Blunt nel film Disclosure Day di Steven Spielberg

    Disclosure Day: la trama e la paura dell’ignoto secondo Spielberg

    L’intera trama del film ruota attorno al concetto della paura dell’ignoto. Come potrebbe reagire l’umanità sapendo di non essere sola? Daniel e Margaret sono determinati a svelare questa verità a tutto il mondo, mentre Noah è disposto a tutto pur di proteggere questo segreto che dura ormai da oltre settant’anni. Verità, menzogna, fede e disinformazione sono strettamente legate in Disclosure Day, che alterna inseguimenti dal ritmo serrato a fasi di transizione in cui si approfondisce il punto di vista dei protagonisti. 

    L’alternanza del ritmo garantisce dei momenti di “respiro” per lo spettatore, che ha il tempo di filtrare quanto avviene a schermo. Il film è lontano dalla favola di E.T. e oltre che su sugli U.F.O. si interroga sull’umanità. In un epoca storica dominata da guerre ed egoismo, gli esseri umani hanno abbandonato da tempo il valore e l’importanza dell’empatia. 

    La stessa fidanzata di Daniel, Jane (Eve Hewson) esprime più perplessità che desiderio di conoscenza nell’apprendere i motivi etici per i quali il suo fidanzato abbia “tradito” l’azienda per cui lavorava. Il suo passato da novizia prima di abbandonare il convento non le permette di abbracciare la verità rivelata; non perché abbia perso la fede in Dio o in un essere superiore, ma perché ha smarrito la fiducia negli esseri umani. 

    Colin Firth in DISCLOSURE DAY, directed by Steven Spielberg.

    il significato del film

    In Disclosure Day Spielberg ritorna anche al tema dell’infanzia, il punto zero da cui si origina tutto e che ha reso Daniel e Margaret gli ambasciatori di verità che sono oggi. La filosofia del film, frutto della collaborazione del regista con lo sceneggiatore David Koepp e con il compositore John Williams, non mostra gli alieni come conquistatori come ne La Guerra dei Mondi, ma come rivelatori di una verità sopita vista come un dono da condividere. Quello che ne faremo, dipenderà esclusivamente da noi. 

  • Michel Gondry: intervista alla Scuola Holden e premio Stella della Mole

    Michel Gondry: intervista alla Scuola Holden e premio Stella della Mole

    La visione del regista Premio Oscar Michel Gondry ha incontrato la magia della Scuola Holden di Torino. Tra le figure più originali del cinema contemporaneo, Michel Gondry ha condiviso la propria visione artistica con la Scuola Holden quale laboratorio di narrazioni e creatività, che nell’ultima settimana si è trasformato in un set cinematografico a cielo aperto, ricreando 14 ambientazioni temporanee per offrire a studenti e cittadini la possibilità di partecipare al laboratorio pratico L’Usine de Films Amateurs.

    A Torino più di 600 persone provenienti da tutta Italia hanno sperimentato in prima persona la creazione di un film, avendo tre ore per scrivere, girare, montare e proiettare un cortometraggio. Il regista Premio Oscar è stato protagonista di una Masterclass condotta in dialogo con il direttore del Museo del Cinema Carlo Chatrian. In questa straordinaria cornice istituzionale , a Michel Gondry è stato consegnato il prestigioso premio Stella della Mole, un riconoscimento tributatogli dal Museo Nazionale del Cinema per celebrare il suo eccezionale contributo all’arte visiva contemporanea.

    L’intervista si è rivelata un viaggio attraverso le opere che hanno plasmato la visione del regista. 

    LA FRAMMENTAZIONE DELLA MEMORIA IN ‘SE MI LASCI TI CANCELLO’

    Nel film Se mi lasci ti cancello la scenografia si fa portatrice degli stati psicologici dei personaggi. Come è riuscito a tradurre visivamente la natura frammentaria dei ricordi e dei sogni senza perdere il filo della narrazione emotiva?

    Questa è una domanda davvero interessante, grazie. La verità è che la sfida è stata titanica. L’approccio iniziale suggerito sulla carta da Charlie Kaufman prevedeva che la conclusione di ogni singolo ricordo all’interno della mente del protagonista coincidesse con una sorta di svuotamento totale, una dissolvenza quasi teatrale. Tuttavia, non appena abbiamo iniziato a girare, mi sono reso conto che questo espediente rischiava di spingere gli attori verso una recitazione eccessivamente impostata, artificiosa e fredda.

    Io cercavo l’esatto opposto: per me era vitale preservare la massima intensità emotiva. Insieme alla troupe abbiamo quindi architettato degli escamotage visivi e sonori alternativi, capaci di suggerire lo svanire del ricordo in modo molto più intimo e viscerale. In primo luogo, abbiamo usato il design sonoro immersivo: manipolavamo e abbassavamo progressivamente il volume della voce del protagonista fino a farla sfumare nel silenzio assoluto, restituendo lo smarrimento psicologico.

    Poi, abbiamo cercato la contaminazione surreale degli spazi: per connettere la realtà fisica con la dimensione psichica del ricordo, abbiamo ricreato l’effetto della pioggia esterna facendola cadere direttamente all’interno della stanza, fondendo i due mondi. Infine, ho applicato il cortocircuito controllato della recitazione: ho chiesto a Jim Carrey e Kate Winslet di scambiarsi all’improvviso le battute scritte sul copione o di fingere deliberatamente di non ricordare le parole dell’altro. Questo ha introdotto sul set un’esitazione autentica, una fragilità reale che ha restituito l’instabilità tipica dei processi della memoria senza spezzare la tensione sentimentale.

    L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA DEMOCRATIZZAZIONE LOW-BUDGET

    Pensa che l’intelligenza artificiale possa mettere a repentaglio la creatività e la spontaneità dell’immaginazione cinematografica?

    È indubbio che l’intelligenza artificiale andrà a sostituire diversi posti di lavoro, ed è un rischio assolutamente reale con cui la società dovrà fare i conti. Tuttavia, se proviamo a ribaltare la prospettiva artistica, c’è un risvolto inaspettatamente positivo che definirei la vera democratizzazione del fare cinema. Pensiamo a quelle piccolissime produzioni indipendenti che lavorano con budget ridottissimi; se un giovane regista ha l’esigenza espressiva di inserire una grande esplosione nel proprio film, di dare una tonalità cromatica diversa al cielo o di spostare virtualmente un elemento dall’inquadratura, ma non possiede i fondi per farlo fisicamente sul set, l’IA si trasforma in uno strumento accessibile e straordinario per realizzare la propria visione senza barriere economiche.

    La mia vera preoccupazione non risiede nel mezzo tecnologico in sé, ma nelle sue conseguenze sociali: temo il modo in cui i detentori del potere aziendale useranno l’IA nei confronti dei lavoratori, aumentando la precarietà. È questo scenario di prevaricazione che mi spaventa maggiormente.

    LA CRITICA D’ARTE E LA GERARCHIA CULTURALE

    Molti autori scelgono di superare i confini tradizionali dello schermo curando mostre d’arte. Ha mai valutato di mettere la sua visione al servizio di spazi espositivi in modo permanente?

    In passato ho accettato di curare un’esposizione in Giappone, ma nutro un rapporto complesso con quel circuito. Esiste una gerarchia culturale invisibile ma spietata agli occhi dei media e della critica specialistica: la pubblicità occupa il gradino più basso, subito sopra troviamo il videoclip, poi il lungometraggio e, infine, al vertice, l’arte moderna.

    Se un artista si muove dal basso verso l’alto — partendo dall’arte contemporanea per approdare al cinema — la stampa lo accoglie con ovazioni. Se invece compi il percorso inverso, muovendoti dal cinema d’autore verso le gallerie d’arte, la critica tende a massacrarti senza appello. Quando ho presentato la mia prima installazione in una galleria d’arte, i media mi hanno letteralmente ridotto a pezzettini. Per questa ragione, al momento, preferisco mantenere una netta distanza dalle istituzioni museali.

    L’ESTETICA DELL’ALGORITMO E IL NUOVO FILM HORROR

    Sta già sperimentando o integrando l’uso dell’intelligenza artificiale nei suoi lavori correnti?  Quali sono i progetti su cui si sta concentrando in questo momento?

    No, non ho ancora avuto l’occasione concreta di utilizzarla direttamente nelle mie produzioni. Dal mio punto di vista, il pericolo estetico più grande legato all’IA risiede nella rapidissima obsolescenza del risultato visivo che ne deriva. Ci si stanca con estrema facilità delle immagini standardizzate generate da un algoritmo. È una dinamica che mi ricorda da vicino quanto accaduto con i sintetizzatori musicali negli anni ’80. La tecnologia continuerà a evolversi, ma le immagini sintetiche rischiano di invecchiare con precoce rapidità. Per quanto riguarda il mio futuro imminente, tra circa due settimane inizierò ufficialmente a girare il mio prossimo lungometraggio. Si intitolerà Le Petit Peur (Piccole Paure) e, per la prima volta nella mia carriera, mi misurerò direttamente con le regole e i codici del genere horror.

    La presenza di Michel Gondry a Torino, sostenuta dal Museo Nazionale del Cinema e dalla Scuola Holden con la collaborazione di Alliance Française e SNCF, lascia una lezione preziosa a chiunque voglia fare comunicazione visiva: il grande cinema non dipende dalla perfezione tecnologica, ma dalla forza primitiva delle idee, dall’onestità delle emozioni umane e dal coraggio di saper giocare con le proprie imperfezioni.

  • Creature Luminose: recensione del film Netflix con Sally Field

    Creature Luminose: recensione del film Netflix con Sally Field

    Può un polpo favorire il cambiamento della vita di una persona? Se prendiamo come esempio la creatura marina protagonista di Creature Luminose la risposta è sicuramente affermativa. Disponibile in streaming su Netflix, il film tratto dal romanzo Remarkably Bright Creatures narra del legame che si sviluppa tra il buffo e saggio animale, Marcellus, e Tova, la signora delle pulizie dell’acquario, interpretata da Sally Field. Entrambi sono accomunati dalla passione per il silenzio e per la notte, cosa che li porta a sviluppare un rispetto reciproco inusuale. A completare il trio è la figura di Cameron, Lewis Pullman, un giovane dal passato ingarbugliato in cerca di risposte da parte di una mancata figura paterna. 

    REMARKABLY BRIGHT CREATURES. Marcellus and Sally Field as Tova in Remarkably Bright Creatures. Cr. Courtesy of Netflix © 2026.

    Un incontro tra anime solitarie

    Ambientato in una piccola cittadina americana in cui lo scorrere del tempo riflette la noiosa monotonia della vita dei pesci nell’acquario, i due protagonisti sono accomunati, a detta di Marcellus, da un passato doloroso, le cui cicatrici influenzano la loro vita e i loro modi di agire. La donna infatti soffre per la perdita del marito a causa di una malattia e del figlio, scomparso durante un’uscita in barca. Cameron invece è alla ricerca della sua dimensione: a causa dei problemi di droga della madre single, non ha mai avuto una famiglia, ed è stato trasferito da parenti e amici, impedendogli di sviluppare un senso di appartenenza ad un luogo che possa chiamare casa. 

    In una comunità dominata dai gossip, i momenti di lavoro nell’acquario portano avanti la narrazione, in cui i tentativi di Marcellus di evadere dalla sua vasca contribuiscono a cementare il legame tra i due protagonisti, come da volere del polpo. L’animale infatti funge da architetto del destino, intuendo come il guarire le ferite di uno avrà un effetto terapeutico anche sull’altro. La ricerca del padre di Cameron e di uno scopo per vivere per Tova avvengono in maniera speculare, offrendo uno spaccato sui tormenti interiori e su quanto sia difficile a volte proseguire sul sentiero della vita.

    REMARKABLY BRIGHT CREATURES. (L to R) Lewis Pullman as Cameron and Sally Field as Tova in Remarkably Bright Creatures. Cr. Courtesy of Netflix © 2026.

    Creature Luminose: lutto, appartenenza e seconde possibilità

    Creature luminose è un film intimo che indaga temi importanti come il senso di appartenenza, il lutto, l’amicizia e la famiglia. Marcellus, doppiato da Alfred Molina, sebbene compaia poco a schermo, orchestra la guarigione interiore di due persone che lui considera luminose, capaci di spiccare nella massa di visitatori dell’acquario. 

    Sebbene non dotato di parole, grazie alla sua intelligenza si adopera per portare conforto nelle loro esistenze, consapevole di non avere più tanto tempo a disposizione. Nel film Creature Luminose, diretto da Olivia Newman, i protagonisti trovano un luogo da poter chiamare casa grazie ad un polpo filosofo, che con la sua voce narrante sembra cullare lo spettatore come le onde fanno con la fauna marina. 

  • Disclosure Day Steven Spielberg: 7 film cult da rivedere

    Disclosure Day Steven Spielberg: 7 film cult da rivedere

    L’11 giugno uscirà in Italia Disclosure Day, il nuovo film diretto da Steven Spielberg distribuito da Universal Pictures. Il regista americano decide di tornare al genere di fantascienza sugli UFO che lo ha reso celebre nella storia del cinema. Per ingannare l’attesa ecco una lista di sette film che parlano dei temi cari al regista: la solitudine, il rapporto con l’ignoto, le relazioni padre-figlio, il senso di meraviglia e stupore e il cinema come mezzo di guarigione dell’anima per ricucire i traumi familiari e cercare una riconciliazione. 

    E.T. l’extraterrestre: un’amicizia spaziale

    E.T. racconta il magico incontro tra il giovane Elliott (Henry Thomas) e un gentile alieno smarrito sulla Terra. Più che una semplice avventura sci-fi, il film è una potente metafora dell’amicizia universale e dell’empatia che supera i confini della specie.

    Attraverso la meraviglia degli occhi dei bambini, Spielberg esplora i temi della solitudine, della rottura dell’innocenza e del dolore del distacco. Il legame tra i due diventa un rifugio contro l’incomprensione del mondo adulto e delle istituzioni. Una piccola curiosità: il concetto di E.T. è basato su un amico immaginario del regista dopo che i suoi genitori si sono separati. 

    Jurassic Park: l’illusione del controllo

    Il miliardario John Hammond (Richard Attenborough) realizza il sogno di riportare in vita i dinosauri grazie alla clonazione genetica. Tuttavia, durante un’anteprima nel parco, un guasto al sistema di sicurezza scatena il caos, trasformando la meraviglia in una lotta per la sopravvivenza.

    Il film esplora la manipolazione e l’illusione del controllo umano sulla natura. Oltre allo spettacolo visivo, emergono i temi dell’etica scientifica e della responsabilità tecnologica. Spielberg trasforma un’avventura sci-fi in una riflessione sulla fragilità del potere dell’uomo di fronte alla forza indomabile dell’evoluzione e a quanto sia sciocco pensare che l’essere umano possa controllare a suo piacimento la natura. 

    Prova a prendermi: l’ingegno per ricucire una famiglia spezzata

    Nel film Prova a prendermi, il giovane Frank Abagnale Jr. (Leonardo di Caprio) diventa uno dei truffatori più brillanti della storia, assumendo false identità come pilota, medico e avvocato per sfuggire alla realtà del divorzio dei genitori. Inseguito instancabilmente dall’agente dell’FBI Carl Hanratty (Tom Hanks), Frank accumula ricchezze, ma resta profondamente solo.

    Il film esplora i temi dell’identità e della ricerca del padre, mostrando come le truffe di Frank siano un tentativo di ricostruire la propria famiglia distrutta recuperando il denaro che il fisco ha sottratto alla sua famiglia. Prova a prendermi si sofferma anche sul contrasto tra la genialità individuale e l’autorità, trasformando la caccia all’uomo in una profonda riflessione sulla solitudine e sul bisogno di appartenenza. 

    La guerra dei Mondi: il terrore dell’ignoto

    In La guerra dei mondi, Ray Ferrier (Tom Cruise) è un padre assente che si ritrova a proteggere i figli durante una devastante invasione aliena. Mentre i colossali Tripodi sterminano l’umanità, la trama segue la loro disperata fuga verso la salvezza.

    Il film trasforma il classico di Wells in una metafora del terrore post-11 settembre, esplorando la vulnerabilità di una società tecnologicamente avanzata di fronte all’ignoto. I temi centrali sono la sopravvivenza istintiva, la fragilità dei legami familiari e la resilienza umana. Spielberg sottolinea come la vera forza non risieda nelle armi, ma nella biologia e nella capacità dell’uomo di restare unito nel caos.

    Colin Firth in DISCLOSURE DAY, directed by Steven Spielberg.

    The Post: la libertà di stampa contro il potere

    In The Post, Kay Graham (Meryl Streep), prima editrice donna del Washington Post, e il direttore Ben Bradlee (Tom Hanks) affrontano una scelta epocale: pubblicare i Pentagon Papers, documenti segreti che svelano decenni di menzogne governative sulla guerra del Vietnam. Sfidando le minacce legali di Nixon, i due rischiano la carriera per la divulgare la verità.

    Il film celebra la libertà di stampa e il ruolo vitale del giornalismo come contrappeso al potere politico. I temi centrali includono il coraggio civile e l’emancipazione femminile, con la Graham che rivendica la propria voce in un mondo maschilista, dimostrando che il dovere verso i cittadini precede il profitto.

    Ready Player One: alienazione digitale e connessioni umane

    In Ready Player One, il giovane Wade Watts (Tye Sheridan) fugge da un futuro distopico rifugiandosi in OASIS, un universo virtuale dove chiunque può essere ciò che desidera. La trama segue la caccia al “tesoro” lasciato dal creatore del sistema, James Halliday (Mark Rylance), per salvarlo dal controllo di una multinazionale cinica che persegue il profitto a qualsiasi costo. Riuscirà il protagonista a trasformasi nell’eroe dei videogiochi?

    Il film esplora il tema dell’alienazione digitale e il contrasto tra l’illusione virtuale e la concretezza della realtà. Spielberg riflette sulla nostalgia culturale e sul potere dell’immaginazione, facendo riflettere al tempo stesso su un punto fondamentale: per quanto affascinante sia il gioco, il protagonista deve “ritornare” nel mondo reale per salvare ciò che ama e sviluppare le amicizie reali. 

    The fable mans: il cinema come guarigione dell’anima

    In The Fabelmans, Spielberg mette a nudo la propria infanzia attraverso il giovane Sammy Fabelman (Gabriel LaBelle), che scopre il potere salvifico del cinema mentre la sua famiglia si sgretola. La macchina da presa diventa per lui uno strumento per decifrare la realtà e un rifugio dal dolore per il divorzio dei genitori e dalle difficoltà quotidiane. Nella dimensione del cinema il protagonista aggiusta e rimodella la realtà, mostrando come esso sia un mezzo per riportare ordine nel caos dell’esistenza umana.

    Il film esplora il conflitto tra arte e vita familiare, analizzando il peso del talento come “una maledizione e una benedizione”. I temi centrali sono la scoperta della verità attraverso l’obiettivo, l’identità e il sacrificio personale necessario per inseguire una passione. 

    Cosa aspettarsi da Steven Spielberg in Disclosure Day

    Steven Spielberg è un regista poliedrico che nella sua carriera ha esplorato diversi generi, cercando di offrire il senso di stupore, meraviglia e senso di appartenenza. Disclosure Day parla di come un’entità aliena riveli al mondo l’esistenza di esseri extra-terrestri e di come i governi intervengano per impedire che tali conoscenze siano divulgate. Nell’attesa di Disclosure Day, non resta che vedere il trailer contando i giorni che ci separano dall’uscita….

  • Dossier 137: la recensione del film con Léa Drucker

    Dossier 137: la recensione del film con Léa Drucker

    Presentato in anteprima all’edizione 2025 del Festival del Cinema di Cannes, Dossier 137 è disponibile al cinema, distribuito da Teodora Film

    Protagonista del film è Stephanie, interpretata magnificamente da Léa Drucker, un’ispettrice dell’IGPN (organismo disciplinare che vigila sulla polizia francese) con l’importante incarico di indagare i presunti abusi commessi dalla polizia.

    Il dossier 137

    L’intero film ruota al caso 137, avvenuto durante le manifestazioni dei Gilet Gialli del 2018, in cui un ragazzo di nome Guillaume è stato gravemente ferito da un proiettile di gomma. Durante le indagini la protagonista non deve affrontare solo la sfiducia dei cittadini ma anche il risentimento dei colleghi che diventa sempre più feroce. L’IGPN è malvista dai poliziotti perché giudica il loro operato, sebbene le sospensioni siano piuttosto bonarie. Coloro che vengono accusati dell’uso eccessivo della forza sono sospesi dal lavoro per un periodo variabile, ma non subiscono ulteriori processi o pene. Léa Drucker, con la sua interpretazione, offre la speranza di poter ottenere la tanto agognata giustizia grazie alla sua dedizione e alla perseveranza del suo operato. 

    Questo caso tocca Stephanie anche dal punto di vista personale: il ragazzo colpito non è più stato in grado di condurre una vita normale. La spensieratezza della sua giovinezza è stata interrotta prima del tempo e la mamma ha denunciato l’incidente sperando di poter individuare i colpevoli e ottenere una qualche forma di giustizia. Quando la protagonista incontra la famiglia, ancora scossa e turbata per l’accaduto, non può fare a meno di pensare a suo figlio. Se fosse successo a lui? Anche la sua famiglia è complessa: dopo il divorzio è infatti la sola ad occuparsi del figlio, che si vergogna profondamente della professione della madre. Una frase in particolare riecheggia nella sua mente: Tutti temono i poliziotti. Come si è potuti passare da garanti dell’ordine a forza temuta?

    Il lento lavoro della giustizia

    Dominik Moll, regista del film, sceglie di rappresentare un paese le cui divisioni sociali si possono ritrovare anche nelle forse dell’ordine. Dossier 137 mette in evidenza il lavoro silenzioso e quasi invisibile dei membri dell’IGPN, che devono conciliare il loro operato tra i sentimenti di sfiducia e disillusione dei cittadini da un lato e tra omertà e cameratismo dall’altro. Dominik Moll utilizza anche del materiale di “found footage” per raffigurare il clima di tensione che si respirava in Francia nel 2018. 

    Dossier 137 è un film complesso, che non giudica ma rappresenta a schermo le difficoltà, i compromessi e le scelte compiute dai protagonisti. Bene e male scompaiono in favore di una zona grigia, che ingloba inevitabilmente la protagonista e fa riflettere sullo stato attuale della società.