Categoria: Recensioni

  • The Odyssey di Christopher Nolan: la recensione

    The Odyssey di Christopher Nolan: la recensione

    A distanza di tre anni dal successo di Oppenheimer, Christopher Nolan torna dietro la macchina da presa per misurarsi con il mito: The Odyssey, un viaggio visivo che reinterpreta il poema epico di Omero. Con una durata di quasi tre ore e un cast eccezionale (Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Charlize Theron, Robert Pattinson, Samantha Morton e Zendaya), il film uscirà nelle sale italiane il 16 luglio, distribuito da Universal Pictures.

    The Odyssey: la trama del film

    The Odyssey segue la storia di Ulisse e del suo travagliato viaggio di ritorno in patria. Il protagonista, interpretato magistralmente da Matt Damon, è salpato da Itaca per aiutare Agamennone nella guerra contro Troia, lasciando la moglie Penelope (Anne Hathaway) come reggente al trono e un figlio in fasce, Telemaco (Tom Holland). Dopo dieci anni la guerra viene vinta grazie al celebre cavallo di Troia, un arguto stratagemma che permette di ribaltare le sorti della battaglia e di garantire l’accesso alla città da parte dell’esercito greco, altrimenti inespugnabile. L’Odissea segue il viaggio di ritorno dell’eroe a Itaca, ignaro che in sua assenza anche la tranquilla vita a palazzo si sia trasformata in una battaglia di sopravvivenza quotidiana contro i Proci, gli aspiranti pretendi al trono, guidati da Antinoo (Robert Pattinson).

    Anne Hathaway e Tom Holland in una scena di Odyssey di Christopher Nolan
    Anne Hathaway e Tom Holland a Itaca in Odyssey di Christopher Nolan

    La narrazione non lineare e la dilatazione del tempo

    La particolarità di The Odyssey è quella di seguire una narrazione non lineare: la trama è ricca di flashback e di vere e proprie storie nelle storie, portando ad una dilatazione del tempo che ricorre sovente nella filmografia di Nolan. Il poema epico è incentrato intorno alle figure di Ulisse e di Telemaco. Mentre il viaggio di ritorno del padre si trasforma in un’epopea, il figlio, ormai adulto, continua a vivere nella speranza che Ulisse sia ancora vivo. È proprio questo sentimento ad alimentare la sua resistenza contro i malvagi Proci e a fronteggiare la minaccia di una crescente crisi a Itaca che rischia di compromettere la sua figura e quella di sua madre: la devota moglie di Ulisse subisce pressioni quotidiane affinché sposi un pretendente che reputi degno rinunciando all’improbabile idea che suo marito possa fare ritorno. 

    Robert Pattinson In Odyssey di Christopher Nolan
    Robert Pattinson è Antinoo in Odyssey di Christopher Nolan

    The Odyssey: La sacralità dell’ospite e la rinascita spirituale

    Gli intrecci della trama si sviluppano con fluidità e naturalezza intorno ad un tema molto caro alla civiltà greca: la sacralità dell’ospite. Tutta la società rispettava la Legge di Zeus, secondo la quale gli Dei potevano mimetizzarsi come forestieri per mettere alla prova gli anfitrioni. La violazione di tale codice era considerata un atto empio e disonorevole che porta all’esilio ed è il motivo per cui i Proci sono una costante spina nel fianco per Penelope e Telemaco

    Inoltre anche il tema del viaggio assume valori che vanno oltre il significato classico: nel poema di Omero il ritorno a casa simboleggia anche una rinascita spirituale costellata di sfide per essere considerato degno della ricompensa. Nella celebre sequenza del canto delle sirene, Ulisse non cede alle vane promesse sui sogni ma prova una forte disperazione nel realizzare quanto la guerra di Troia gli abbia sottratto a livello umano. 

    Il cast in una scena del film
    Center L to R: Jimmy Gonzales is Cepheus, Matt Damon is Odysseus and Himesh Patel is Eurylochus in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

    The odyssey: le battaglie in formato Imax

    In The Odyssey, Christopher Nolan lascia ampio spazio anche alle sequenze di azioni e alle battaglie: lo scontro con il ciclope Polifemo offre momenti di tensione e spaesamento dovuti all’immensità della creatura, che seppur dotata di un solo occhio si dimostra un avversario ostico; l’incontro con i giganti Lestrigoni offre fasi d’impatto grazie alle schermaglie corali e alla resa visiva del formato IMAX con cui è stato girato il film. 

    Le fasi finali della guerra di Troia vengono invece ricostruite attraverso diversi flashback che aggiungono di volta in volta dettagli crudi sulla brutalità della natura umana e sul sentimento di rabbia logorante, amplificato dopo dieci anni di stallo. 

    La caduta di Troia in Odyssey di Christopher Nolan
    La caduta di Troia in Odyssey di Christopher Nolan

    Il ruolo della donne: Penelope, calipso e Atena

    Nel film il ruolo della donna svolge un’importanza cruciale: Penelope è una moglie devota che si rifiuta di abbracciare l’idea che suo marito sia morto. In sua assenza cresce con sani e giusti valori il figlio Telemaco e ingannando i Proci con il celebre stratagemma della tela che disfa in segreto durante la notte.

    Calipso (Charlize Theron) e Atena (Zendaya) sono invece le guide di Ulisse: la prima sebbene in principio tenda a soggiogarlo con i fiori di Loto per alleviare la sofferenza della sua mente, lo aiuta ad affrontare i dolorosi ricordi che il protagonista ha deciso di dimenticare; la seconda invece appare nelle sue visioni come proiezione della sua mente, guidandolo nei momenti chiave o quando necessita maggiormente di aiuto, sostenendolo nella sua rinascita spirituale e preparandolo all’agognato ritorno a casa. 

    Matt Damon e Zendaya in una scena del film
    Matt Damon is Odysseus and Zendaya is Athena in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

    Conclusioni: un viaggio epico incredibile

    Christopher Nolan con The Odyssey firma un blockbuster autoriale in cui l’epica prende vita grazie ad una resa visiva mozzafiato. Ulisse non è solo il generale più intelligente di Agamennone, ma è un uomo spezzato dalla guerra e gravato dal peso della sua stessa intelligenza. La vittoria percepita come giusta si trasforma in un lunghissimo periodo di transizione nel quale emergono le ferite del suo animo: la lontananza da casa, dalla famiglia e dalla sua terra. La morte e la distruzione a cui ha assistito lo hanno segnato profondamente, mostrandogli la crudeltà di un mondo in balia del volere degli dei dove gli esseri umani sembrano marionette nelle loro mani. Ulisse  prima di tornare a vivere deve abbracciare i suoi fallimenti come uomo e accettare sè stesso.  In questo epico racconto Nolan ci ricorda come il viaggio più difficile sia quello dentro noi stessi. 

    The Odyssey

    2026

    Christopher Nolan

    172 min

    Epico, Avventura, Azione

    USA / UK

    Syncopy Inc.; Universal Pictures

    Universal Pictures

    Matt Damon, Anne Hathaway, Tom Holland, Robert Pattinson, Charlize Theron, Zendaya

    2026

  • Minions & Monsters: la recensione del film

    Minions & Monsters: la recensione del film

    Il film Minions & Monsters è distribuito da Universal Pictures a partire dal 1 luglio. Il regista Pierre Coffin torna a dirigere i simpatici esseri gialli in un’avventura alla conquista di Hollywood in un tripudio di omaggi e risate. Riusciranno gli adorabili Minions a realizzare il loro film sui mostri? Scoprilo nella recensione. 

    Minions & Monsters: alla conquista di Hollywood

    La trama di Minions & Monsters si focalizza sulla conquista di Hollywood da parte dei Minions ed è introdotta con un lungo flashback dalla voce fuori campo di una guida degli Studios della Universal: dopo vari tentativi di trovare un capo cattivissimo da servire, i simpatici protagonisti approdano a Los Angeles, dove vengono ingaggiati dal regista Max (doppiato in italiano da Maccio Capatonda) per fare film d’azione. Con l’arrivo della sonorizzazione i minions entrano in crisi, perché il minionese, un mix di lingue con cui si esprimono, non è di facile comprensione. Ridotti al lastrico e senza un lavoro, tre impavidi Minions (James, Henry ed Ed) decidono di produrre un loro film con mostri terribili. Il loro piano avrà successo? 

    Illumination’s MINIONS & MONSTERS, directed by Pierre Coffin.

    il potere della diversità e il viaggio dell’eroe

    Il film enfatizza il potere della diversità: James non è un Minion come gli altri. Il suo unico scopo non è vagabondare per la terra alla ricerca del capo più cattivo da servire ma si diverte a disegnare storie e mostri sul suo taccuino. Il suo comportamento lo porta spesso ad isolarsi dagli altri compagni d’avventura e ad esprimere in ogni modo il suo estro artistico. In seguito ad una disavventura conosce Henry, con cui stringe subito un sodalizio duraturo. Il protagonista non si omologa alle attitudini degli altri minions, ma sceglie di sviluppare le insolite capacità artistiche e di essere un pioniere per la sua specie nell’industria dell’intrattenimento, compiendo il viaggio dell’eroe: da figura emarginata a punto di riferimento per il gruppo. 

    A proposito di diversità il film include anche un carismatico alieno di nome Dort (Jesse Eisenberg), i cui piani malvagi, e la seguente fedeltà dei minions, saranno messi a dura prova dall’amore. 

    Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Minions & Monsters: la doppia anima del film

    Pierre Coffin dirige un film con una doppia anima: da un lato quella capace di dialogare con i bambini grazie alle varie gag con i minions che risultano sempre divertenti e buffe. Dall’altro quella dotata dell’effetto nostalgia capace di parlare con gli adulti. Minions & Monsters è infatti ricchissimo di citazioni e riferimenti cinematografici che costellano le varie sequenze del film: da George Lucas a Keanu Reeves in Matrix, la fuga di E.T. in bicicletta, il contrasto delle scene in bianco e nero rispetto all’uso del colore fino all’accompagnamento musicale del pianoforte per le sequenze che richiamano la sonorizzazione del cinema muto. Minions & Monsters è un omaggio alla storia del cinema e ad una Hollywood che non esiste più. Le scelte stilistiche del regista seguono gli sviluppi della narrazione, creando un parallelismo interessante. 

    James, Ed, Henry and Goomi in Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Il giudizio finale

    Minions & Monsters è veramente un esplosione di emozioni e di brio, che tra mostri evocati tramite rituali oscuri, invasioni aliene e la richiesta di diritto di voto alle donne è capace di intrattenere per tutta la sua durata di circa 90 minuti. Questa nuova deriva del franchise espande ulteriormente l’universo arricchendolo di personaggi nuovi ed indimenticabili donando al tempo stesso nuova linfa vitale ai minions. James, Henry ed Ed sono protagonisti riusciti che grazie alla loro determinazione e alla collaborazione reciproca sono capaci di vivere e portare a termine le esperienze che hanno sempre sognato. 

    Illumination’s Minions & Monsters, directed by Pierre Coffin.

    Minions & Monsters

    2026

    Pierre Coffin

    90 min.

    Animazione

    USA

    Universal Pictures; Illumination Entertainment

    Universal Pictures

    Pierre Coffin; Christoph Waltz; Allison Janney; Jesse Eisenberg; Trey Parker; Zoey Deutch

    2026

  • Ricchi…da morire: recensione del film con Glen Powell

    Ricchi…da morire: recensione del film con Glen Powell

    Ricchi…da morire- Delitti in famiglia è il nuovo film di John Patton Ford con Glen Powell, Margaret Qualley ed Ed Harris. La dark comedy, disponibile al cinema distribuita da Lucky Red, è incentrata su una spietata lotta per l’eredità.

    La trama: un’immensa eredità

    Becket Redfellow (Glen Powell) è un reietto cresciuto lontano dalla sua dinastia miliardaria che lo ha rinnegato alla nascita. Nonostante le notevoli difficoltà economiche la mamma fa di tutto per crescerlo al meglio delle proprie possibilità, insegnandogli a suonare il pianoforte, a tirare con l’arco e altre attività e hobby che si addicono alla classe agiata. In un momento drammatico delle loro vite il figlio le promette di non arrendersi mai nella vita fino a quando non otterrà ciò che gli spetta di diritto. Determinato a riprendersi l’eredità, elabora un piano per eliminare uno a uno i parenti che lo separano dall’immensa eredità; tuttavia i suoi intenti omicidi sono incoraggiati e ostacolati al tempo stesso da Julia Steinway (Margaret Qualley), la donna di cui il protagonista è innamorato fin dalla sua infanzia. 

    Una scena da Ricchi…da morire -Delitti in Famiglia

    Ricchi…da morire: Il riscatto sociale e la vacuità del denaro

    Ricchi…da morire affronta il tema del riscatto sociale dal punto di vista di Becket. La perentoria decisione del capofamiglia Whitelaw Redfellow (Ed Harris) di esiliare la madre perché ha disonorato la famiglia rimanendo incinta, senza rispettare la sua decisione di mettere al mondo il figlio, lo condanna ad una vita umile e piena di rinunce. Vedere la vita spensierata e costellata di abbondanza delle persone ricche causa potenti sensazioni di frustrazione nel protagonista, costretto a svolgere piccole mansioni per potersi mantenere. Tuttavia, quando inizia a conoscere i membri della sua famiglia, si accorge di quanto siano vuote le loro vite pieni di eccessi, dove i soldi servono a mascherare mancanze di affetto, amicizie e solitudine. 

    Margaret Qualley interpreta Julia Steinway nella dark comedy Ricchi da morire
    Margaret Qualley in Ricchi…da morire -Delitti in famiglia

    Ruth e Julia: due facce dell’ambizione femminile

    L’opera di John Patton Ford offre un’interessante analisi anche delle figure femminili che circondano la vita del protagonista. Becket rimane affascinato da Ruth (Jessica Henwick), la fidanzata di suo cugino. I due sviluppano una relazione, perché la donna gli ricorda la semplicità della sua vita e di come per essere felici non serva la ricchezza. Il senso di intesa tra di loro è però ostacolato dal perenne senso di insoddisfazione che prova Becket nell’essere escluso dalla propria famiglia d’origine e dalla promessa che aveva fatto anni prima alla madre. L’altra figura negativa è invece Julia, che sprona il protagonista ad eliminare “la concorrenza” in modo da ottenere tutta l’eredità. L’amore della sua infanzia è però una figura cinica e manipolatrice, capace di far leva sul lato più oscuro del suo carattere.

    Entrambe le donne sono legate alla presenza o all’assenza di denaro, dimostrando il lato ambiguo che le contraddistingue e non contribuendo alla felicità di Becket, lasciandolo in questo modo nella solitudine affettiva che ha caratterizzato tutta la sua vita. 

    Glen Powell in una scena di Ricchi...da morire- Delitti in Famiglia

    Ricchi…da morire: I soldi comprano la felicità?

    Ricchi…da morire è un film avvincente e con un ottimo ritmo narrativo. La dark comedy evidenzia i lati oscuri della ricchezza e dell’arrivismo e serve come monito per ricordare che i soldi certamente aiutano ma non comprano la felicità, che sta nella semplicità. Quanto si è disposti a sacrificare per raggiungere i propri obiettivi? Il prezzo da pagare ne vale davvero la pena?  

    Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche la recensione di Fuze.

  • Recensione ‘Ladies First’: il film Netflix sul cambio dei ruoli

    Recensione ‘Ladies First’: il film Netflix sul cambio dei ruoli

    Cosa manca ad un uomo che apparentemente ha tutto? Scoprilo nella recensione di Ladies First della regista inglese Thea Sharrock, disponibile su Netflix a partire dal 22 maggio. Ispirato liberamente al film francese Non sono un uomo facile di Èléonore Pourriat, Ladies First affronta le dinamiche sociali che intercorrono tra uomini e donne, sia nella sfera pubblica che in quella privata. 

    Di cosa parla Ladies First? La trama del film

    Damien ( Sacha Baron Cohen) è un uomo affermato: lavora in una prestigiosa agenzia pubblicitaria, la Atlas, è ricco e tratta le donne come un piacere usa e getta. Tra i suoi colleghi, prevalentemente maschi, vige un forte senso di cameratismo e affiatamento. La sua quotidianità è apparentemente perfetta, almeno fino a quando la Guinness minaccia di recidere il contratto perché nella Atlas non c’è nemmeno una donna dirigente. Alex Fox (Rosamund Pike) è la donna giusta al momento giusto; dopo vent’anni in agenzia pensa di aver finalmente meritato una promozione, solo per poi scoprire che è solo una questione d’immagine e la sua opinione non conta. La resa dei conti quando Damien, a causa di un imprevisto, si ritrova in una dimensione alternativa.

    Il ribaltamento degli stereotipi e dei ruoli di genere

    Ladies First gioca con i ruoli di genere, mostrando un mondo dominato da figure femminili: nelle dimensione speculare in cui viene proiettato il protagonista le donne sono importanti Ceo o componenti di consigli aziendali. Un cambiamento radicale che Damien non può accettare. Gli stereotipi sono completamente ribaltati: gli uomini si occupano della cucina, delle pulizie e di tutti quelle mansioni che di norma sono associate al genere femminile. Anche la madre del protagonista, da sempre dolce, affettuosa e premurosa, diventa una burbera bevitrice di birra che guarda le partite sul divano, acuendo il senso di spaesamento di Damien. 

    È interessante notare come in questa linea storica alternativa il genere femminile incarni i lati che più sono associati alla mascolinità: determinazione e carriera lavorativa sono le parole d’ordine e i maschi sono considerati inadatti a svolgere incarichi rilevanti e sono relegati a ruoli come assistente o maggiordomo. Ulteriore fattore destabilizzante è vedere uomini impegnati in attività come la depilazione, lo shopping di abiti e lingerie e la cura di sé al fine di attirare l’attenzione delle donne di potere per poterle sedurre e cercare l’avanzamento di carriera. 

    Una società matriarcale

    La regista Thea Sharrock riesce nel suo intento di far riflettere lo spettatore proprio perché non inverte solo l’ordinario ma anche i codici estetici. Nel farlo viene proposta una società matriarcale che è una copia carbone di quella patriarcale, con tutti i suoi limiti e difetti: non è un mondo migliore o un alternativa più saggia, sebbene sia funzionale a trasmettere il messaggio del film. 

    Damien deve mettere da parte il suo orgoglio e sottomettersi a questo sistema. Il suo spirito di adattamento e il suo desiderio di fare carriera saranno messi a dura prova da Alex, la sua controparte cinica e affascinante, che incarna i valori di una mascolinità tossica. 

    Ladies First recensione: perché vederlo su Netflix

    Ladies First è una commedia dal sapore agrodolce, che diverte e allo stesso interroga lo spettatore sullo stato della società e su quali direzioni si possano intraprendere per la ricerca delle pari opportunità nel tentativo di portare uguaglianza tra i sessi e nei benefici che ne possono derivare. 

    Se ami le commedie che fanno riflettere leggi anche la recensione di Creature Luminose .

  • Recensione ‘In the Grey’: il nuovo film action di Guy Ritchie

    Recensione ‘In the Grey’: il nuovo film action di Guy Ritchie

    In the Grey

    2025

    Guy Ritchie

    118 min

    Azione, Guerra

    USA / UK

    Miramax, Ritchie Balthazar

    01 Distribuition

    Jake Gyllenhaal, Henry Cavill, Eiza González

    2025

    Qual è il confine tra giusto e sbagliato? Scoprilo nella recensione di In the Grey, diretto da Guy Ritchie e distribuito da 01 Distribution. Il regista inglese firma un film ad alto tasso di adrenalina, in cui l’azione scorre a fiumi e il recupero crediti diventa una professione affascinante. 

    In the Grey: il team di Rachel

    Rachel Wild (Eiza González) è una donna affascinante e misteriosa il cui lavoro consiste nel recuperare ingenti somme di denaro. Per farlo si avvale della collaborazione di Bronco (Jake Gyllenhaal) e Sid (Henry Cavill), due sicari specializzati rispettivamente in combattimento il primo, in corruzione il secondo. Mentre una parte del team di Rachel si occupa degli aspetti legali e burocratici, Sid e Bronco operano nella zona grigia, cercando di arrivare dove la legge non può. 

    Rachel dà la caccia a Manny Salazar, interpretato da Carlos Bardem, colpevole di aver sottratto un miliardo di dollari a un’agenzia. L’antagonista di turno ha, come ogni cattivo che si rispetti, il controllo di un’isola e delle forze di polizia, oltre a una piccola milizia privata che garantisce la sua sicurezza. Salazar appare come un cattivo riuscito, che con i suoi capricci da miliardario è capace di risultare fastidioso e antipatico allo spettatore. 

    la pianificazione dell’azione

    La maggior parte del film è dedicata ai preparativi che il team di Rachel deve  organizzare per la sicurezza della protagonista, anche soprannominata mamma, durante l’incontro faccia a faccia con Salazar. Potendo contare solo su se stessi in territorio ostile, Sid e Bronco preparano varie strategie di esfiltrazione per poter essere pronti a ogni eventuale scenario. È interessante notare come Ritchie si soffermi su questi momenti, descrivendo ogni azione che avviene a schermo con la voce narrante della protagonista, e mostrando uno spaccato sul lavoro dietro le quinte delle persone che si occupano di queste operazioni. Azioni, strategie, percorsi e mezzi di trasporto sono organizzati con una precisione assoluta, perché ogni minimo errore può essere fatale. 

    In the Grey: un buddy movie adrenalinico

    In the Grey è un film che si concentra sulla zona grigia del mondo “sporco” delle operazioni non ufficiali. Gli schieramenti sono evidenti e c’è una netta dicotomia tra giusto e sbagliato. In questo contesto, il “recupero crediti” non va inteso nel senso classico del termine, ma come il lavoro di specialisti assoldati per riottenere fondi rubati. In ogni caso, In the Grey è un film d’azione che intrattiene grazie all’alto tasso d’adrenalina e a un montaggio serrato; la sua durata scorre piacevole grazie alla complicità del duo Sid/Bronco, che con la loro alchimia e il loro rapporto da buddy movie catalizzano l’attenzione e fungono da “motori” del film. 

  • Creature Luminose: recensione del film Netflix con Sally Field

    Creature Luminose: recensione del film Netflix con Sally Field

    Può un polpo favorire il cambiamento della vita di una persona? Se prendiamo come esempio la creatura marina protagonista di Creature Luminose la risposta è sicuramente affermativa. Disponibile in streaming su Netflix, il film tratto dal romanzo Remarkably Bright Creatures narra del legame che si sviluppa tra il buffo e saggio animale, Marcellus, e Tova, la signora delle pulizie dell’acquario, interpretata da Sally Field. Entrambi sono accomunati dalla passione per il silenzio e per la notte, cosa che li porta a sviluppare un rispetto reciproco inusuale. A completare il trio è la figura di Cameron, Lewis Pullman, un giovane dal passato ingarbugliato in cerca di risposte da parte di una mancata figura paterna. 

    REMARKABLY BRIGHT CREATURES. Marcellus and Sally Field as Tova in Remarkably Bright Creatures. Cr. Courtesy of Netflix © 2026.

    Un incontro tra anime solitarie

    Ambientato in una piccola cittadina americana in cui lo scorrere del tempo riflette la noiosa monotonia della vita dei pesci nell’acquario, i due protagonisti sono accomunati, a detta di Marcellus, da un passato doloroso, le cui cicatrici influenzano la loro vita e i loro modi di agire. La donna infatti soffre per la perdita del marito a causa di una malattia e del figlio, scomparso durante un’uscita in barca. Cameron invece è alla ricerca della sua dimensione: a causa dei problemi di droga della madre single, non ha mai avuto una famiglia, ed è stato trasferito da parenti e amici, impedendogli di sviluppare un senso di appartenenza ad un luogo che possa chiamare casa. 

    In una comunità dominata dai gossip, i momenti di lavoro nell’acquario portano avanti la narrazione, in cui i tentativi di Marcellus di evadere dalla sua vasca contribuiscono a cementare il legame tra i due protagonisti, come da volere del polpo. L’animale infatti funge da architetto del destino, intuendo come il guarire le ferite di uno avrà un effetto terapeutico anche sull’altro. La ricerca del padre di Cameron e di uno scopo per vivere per Tova avvengono in maniera speculare, offrendo uno spaccato sui tormenti interiori e su quanto sia difficile a volte proseguire sul sentiero della vita.

    REMARKABLY BRIGHT CREATURES. (L to R) Lewis Pullman as Cameron and Sally Field as Tova in Remarkably Bright Creatures. Cr. Courtesy of Netflix © 2026.

    Creature Luminose: lutto, appartenenza e seconde possibilità

    Creature luminose è un film intimo che indaga temi importanti come il senso di appartenenza, il lutto, l’amicizia e la famiglia. Marcellus, doppiato da Alfred Molina, sebbene compaia poco a schermo, orchestra la guarigione interiore di due persone che lui considera luminose, capaci di spiccare nella massa di visitatori dell’acquario. 

    Sebbene non dotato di parole, grazie alla sua intelligenza si adopera per portare conforto nelle loro esistenze, consapevole di non avere più tanto tempo a disposizione. Nel film Creature Luminose, diretto da Olivia Newman, i protagonisti trovano un luogo da poter chiamare casa grazie ad un polpo filosofo, che con la sua voce narrante sembra cullare lo spettatore come le onde fanno con la fauna marina. 

  • ‘Noi due sconosciuti’: recensione del film di Janicke Askevold sulla procreazione assistita

    ‘Noi due sconosciuti’: recensione del film di Janicke Askevold sulla procreazione assistita

    Che significato ha la famiglia? Noi due sconosciuti, presentato in anteprima al Festival di Locarno, è in uscita al cinema distribuito da Teodora Film, ed esplora il tema della procreazione assistita. Edith, interpretata da Lisa Loven Kongsli, è una madre single che lavora come giornalista. La sua precedente relazione si è conclusa senza la possibilità di avere un figlio, cosi decide di prendere in mano la situazione ricorrendo all’inseminazione artificiale. Durante il percorso conosce un’altra donna Marie, Nasrin Khusrawi, con la quale instaura un rapporto d’amicizia e di aiuto reciproco. 

    cosa significa essere una famiglia “normale”

    Noi due sconosciuti racconta “le nuove forme” di famiglia dal punto di vista femminile: la protagonista divide il suo tempo tra l’attività lavorativa, il tentativo di essere un buon genitore e le difficoltà familiari quotidiane. La madre di Edith è ai primi stadi dello sviluppo della demenza senile e non è più in grado di aiutare la figlia a prendersi cura del nipote. Esausta dal rispondere alle stesse domande dei compagni di scuola di suo figlio Sigurd, del tipo “Dov’è tuo padre?” “Perché vieni sempre tu a prenderlo?”, Edith inizia ad ascoltare le registrazioni del donatore di cui ha usufruito. Quando Marie le comunica di aver scoperto la sua identità, la tentazione è irresistibile: deve conoscerlo. 

    Scena del film Noi due sconosciuti con Lisa Loven Kongli

    Tra pretesti e timidezza, la protagonista incontra finalmente Niels, Herbert Nordrum, scoprendo una figura interessante e allo stesso tempo enigmatica. Dapprima imbarazzata dal fatto che l’uomo abbia una famiglia, Edith non può fare a meno di evitare la sua frequentazione per scoprire il più possibile sul passato del padre di suo figlio e approfondire la sua conoscenza. L’evoluzione del loro rapporto passa da silenzi imbarazzati a momenti di intimità, in cui emerge la voglia e il desiderio di entrambi di un po’ di tenerezza. La loro relazione riflette le scelte di Edith, che sebbene spinta dalla curiosità e dalla necessità di sapere che Niels sia una brava persona, mette sempre Sigurd al primo posto tra le sue priorità.

    L’estetica del cinema nordico

    Noi due sconosciuti mostra un lato forse a noi sconosciuto della monogenitorialità. I paesi nordici sono più avanguardisti in materia rispetto a noi, tuttavia è interessante notare come lo stereotipo della famiglia classica sia presente ovunque e che la scelta di Edith sia vista come coraggiosa. Anche nella sua cerchia di amici, prevalentemente donne, non mancano battute ironiche o dubbi in merito alla sua decisione. 

    La protagonista deve affrontare questi dilemmi sapendo di dover dimostrare  che Sigurd è come gli altri bambini e che anche lui può essere felice e sicuro come accadrebbe in qualunque altra famiglia considerata “normale”. La regista Janicke Askevold mostra il prezzo delle scelte alternative ma anche la soddisfazione che genera l’indipendenza di inseguire i propri sogni. Un plauso anche alla fotografia di Torjus Thesen, che mette in risalto gli splendidi paesaggi e con i primi piani crea e cattura un’atmosfera unica e profonda. 

  • Il diavolo veste Prada 2: recensione del sequel tra moda e digitale

    Il diavolo veste Prada 2: recensione del sequel tra moda e digitale

    A distanza di vent’anni dal primo capitolo, Il diavolo veste Prada 2 arriva al cinema prodotto da 20th Century Studios e distribuito da Walt Disney. Come si sono evoluti i personaggi in questo lasso di tempo? 

    La vita di Andy Sachs, Anne Hathaway, riflette le contraddizioni della società attuale: giornalista di successo, viene licenziata improvvisamente insieme a tutti i suoi colleghi durante una premiazione. Nella società attuale sembra non esserci più spazio per le figure dei giornalisti, spesso le prime ad essere bersaglio di tagli e revisioni di budget aziendali. “Costretta” ad accettare un nuovo impiego per il magazine Runway, la protagonista ritorna alle dipendenze della temibile Miranda Priestly, interpretata da Meryl Streep.

    dalla carta al digitale: la nuova sfida di Runway

    Direttrice della rivista Runway, è allo stesso tempo temuta e venerata dalle persone che lavorano con lei. L’interpretazione della Streep è nuovamente magistrale: eleganza e perfezionismo vanno di pari passo con il suo carattere esigente, rendendola una figura magnetica. Al suo fianco c’è l’onnipresente Nigel, Stanley Tucci, direttore artistico di Runway e fidato braccio destro di Miranda. Emily Blunt, impersona Emiliy, la ex collega di Andy nel primo film, che in questo film lavora alla maison Dior di New York.

    Il film evidenzia le difficoltà del lavoro nel settore della moda: un mondo spietato senza orari in cui contano integrità e immagine. Il declino e la quasi totale scomparsa del cartaceo in favore del digitale ha modificato radicalmente le abitudini e i metodi di lavoro degli addetti al settore. Ciò che fino a vent’anni fa chiedeva mesi di pianificazione e preparazione ora deve essere pronto in giorni o addirittura in poche ore. I social media e gli algoritmi dettano i tempi e tutti i contenuti devono essere scrollabili e attirare click, spesso a scapito della qualità. 

    Il diavolo veste Prada 2: da New York a Milano

    Il diavolo veste Prada 2 è un film più dinamico rispetto al primo, complice una trama avvincente e il cambio di location. Il film è infatti ambientato tra gli imponenti grattacieli di Manhattan e la città di Milano, iconica location della moda. Nel seguito la ricerca spasmodica del libro di Harry Potter non ancora pubblicato è sostituta dal cercare di ottenere un’intervista dalla donna più ricca del mondo, Lucy Liu, vista come un vero e proprio Sacro Graal capace di attirare pubblico e salvare l’immagine di Runway. Il diavolo veste Prada 2 si interroga anche sulle nuove generazioni: il nuovo proprietario della rivista è più interessato a venderla piuttosto che a preservarne il valore o mantenere integra l’eredità familiare continuando la tradizione. 

    Tra ironia, battute pungenti e glamour il film scorre piacevole, ricordando l’importanza delle alleanze in ambito lavorativo e che non è mai troppo tardi per recuperare e dare valore alle amicizie. 

  • ‘Il delitto del terzo piano’: l’influenza di Alfred Hitchcock

    ‘Il delitto del terzo piano’: l’influenza di Alfred Hitchcock

    Il delitto del terzo piano è un film francese diretto da Rémi Benzaçon, distribuito in Italia da Notorious Pictures. Gilles Lelouche e Laetitia Casta sono i protagonisti di questa commedia che omaggia il regista Alfred Hitchcock. Dal 16 aprile al cinema. 

    François, interpretato da Gilles Lelouche, trascorre le sue giornate in pigiama sognando ad occhi aperti le nuove rocambolesche avventure del suo alter ego su carta: il marchese De la Rose. Il protagonista è uno scrittore di romanzi gialli a cui manca quel pizzico di complicità e situazioni piccanti che rispecchiano la sua vita di coppia. Il rapporto con l’amata Colette, Laetitia Casta, è in crisi da tempo. La donna è un’affermata docente di cinema all’università della Sorbonne caratterizzata da una devozione per Alfred Hitchcock: i suoi corsi di cinema sono interamente centrati intorno alla sua figura e a quanto abbia influenzato la storia del cinema. Quando un nuovo vicino si trasferisce nel palazzo come dirimpettaio, gli elementi della trama sono completi e si alza il sipario di questo simpatico adattamento moderno de La Finestra sul Cortile

    un adattamento riuscito

    L’improvvisa sparizione della moglie di Yann, il vicino, in seguito ad un litigio tra i due scatena la fantasia di Colette, che nella sua mente rivive un’esperienza già vissuta più volte guardando i film del maestro della suspense. Nonostante i continui borbottii del marito la protagonista convince François ad investigare su Yann, i cui comportamenti diventano sempre più sospetti man mano che si accorge si essere osservato. Tra occhiali con telecamera, gadget ispirati a 007 e biscotti della fortuna, le indagini portano ad un avvicinamento della coppia, che ritrova i sentimenti di sintonia e complicità che sembravano svaniti. La passione per il crimine emerge preponderante e ognuno dei due protagonisti apporta il suo contributo nel lavoro da detective improvvisati. 

    È interessante notare come in particolare i mondi di François sembrano collidere: la storia del marchese e della sua lotta contro le malvagie macchinazioni del conte vanno di pari passo con le indagini della vita reale. Anche i suoi rapporti con l’assistente, e l’inevitabile storia d’amore, evolvono in simbiosi con la primavera dei sensi del suo rapporto di coppia. 

    Un plauso anche alla riuscitissima sequenza finale, in cui gli avvenimenti a schermo vanno di pari passo con la voce narrante di Hitchcock, che racconta come si genera la suspense e perché lui viene considerato il maestro. 

    Il delitto del terzo piano è un adattamento che fa riflettere sull’importanza dei sentimenti e di come gli artisti sono influenzati dal loro vissuto. Le storie sono un riflesso della vita e le scintille sono quanto mai necessarie per ricordare di non dare mai per scontato nulla, soprattutto i sentimenti. 

  • ‘L’ultima missione: Project Hail Mary’ l’odissea spaziale di Ryan Gosling

    ‘L’ultima missione: Project Hail Mary’ l’odissea spaziale di Ryan Gosling

    Siete pronti per un viaggio nello spazio? Il dottor Grace, protagonista de L’ultima missione: Project Hail Mary, sicuramente no. Prodotto da Amazon MGM Studios e distribuito da Sony Pictures, il film è disponibile al cinema. 

    Ryland Grace, interpretato da un bravissimo Ryan Gosling, si sveglia in un’astronave, smarrito e senza avere memoria del motivo della sua presenza  in quel luogo. I suoi due compagni di viaggio sono morti per cause sconosciute e una verità ben peggiore incombe su di lui: è solo. Tra momenti di euforia e disperazione, il protagonista inizia a ricordare la sua vita attraverso dei flashback. Un tranquillo insegnante di una scuola media con un dottorato in biologia molecolare si trova improvvisamente catapultato in una disperata missione per cercare di salvare la vita sulla terra. La scoperta della linea Petrova e degli esseri che la abitano, in seguito chiamati astrofagi, porta ad una sconvolgente rivelazione: il sole è in pericolo e con esso la speranza di sopravvivenza sulla Terra. 

    Project Hail Mary: il valore dell’amicizia

    Strappato alla sua monotona routine quotidiana, il dottor Grace si sente fuori posto: non crede in sé stesso e soprattutto non pensa di essere un uomo coraggioso, adatto ad una missione di questo genere. Tuttavia il destino, o l’universo in questo caso, ha altri piani per lui; quando tutto sembra essere perduto, il protagonista trova un aiuto insperato in Rocky, un alieno eridiano con cui riesce a stringere un’amicizia. Il protagonista scoprirà così che gli astrofagi non minacciano solo la vita sulla Terra ma anche quella di altri pianeti. 

    Ryan Gosling stars as Ryland Grace in PROJECT HAIL MARY, from Amazon MGM Studios.

    Photo credit: Jonathan Olley

    I registi Phil Lord e Christopher Miller ricreano perfettamente le atmosfere spaziali e il disperato viaggio verso l’unico pianeta non minacciato dagli astrofagi. Paura, ansia, speranza e risate si alternano costantemente per tutta la durata del film: Ryan Gosling riesce a reggere con la sua interpretazione il “peso” del film e a rendere unico il suo personaggio. Grace è una figura con cui si riesce ad empatizzare e a cui si vorrebbe dare una mano per riuscire a svolgere un compito all’apparenza impossibile. Per chi saresti disposto a morire è l’unica domanda a cui il protagonista non riesce a trovare una risposta. Senza parenti e amici, trova la sua dimensione quando pensa che tutto sia perduto.Servirà la compagnia di un tenero alieno a ricordargli i valori che gli esseri umani dovrebbero incarnare.

    L’ultima missione: Project Hail Mary è un film che fa riflettere, emoziona e diverte al tempo stesso. È uno specchio della società moderna, immersa nella solitudine, e ci ricorda di quanto siano fondamentali la comunicazione e l’ amicizia. Qualsiasi problema, per quanto sembri insormontabile, si può risolvere insieme.